Faust’O – J’accuse amore mioCompagnia Generale del Disco - 2019

Nel 1980 esce Faust’O – J’accuse…Amore mio.

Faust’O – J’accuse amore mio
Compagnia Generale del Disco – 2019

Dunque si parla di new wave italiana, anzi, si deve. Potevo farla facile e andarmi a pescare le bands o i solisti che dal 1977 avevano già iniziato a divulgare sul suolo del bel paese suoni “altri” che provenivano da Albione o da New York, ma, visto che son poco propenso al compromesso, mi assesto sulla narrazione di chi, nel 1980, al suo terzo lavoro, si poteva ben definire come un pioniere decisamente oltranzista della cosiddetta nuova onda. Apro una parentesi, qualcuno ricorda l’orrendo logo “punk” appiccicato sulle copertine dei dischi, tipo il secondo degli Ultravox!, che stampavano in Italia? Chiusa la parentesi.

Fausto Rossi, da Suicidio a J’accuse…Amore mio

Faust’ O, al secolo Fausto Rossi, aveva già esordito due anni prima con Suicidio, raccolta seminale di influenze letterarie/artistico/musicali che già dalla bowiana copertina aveva insinuato nelle orecchie più accorte la speranza che anche dalle nostre parti ci fosse un’alternativa al cantautorato impegnato e che quindi, in un periodo storico contraddistinto da lotte politico sociali feroci,  che promuoveva a piè sospinto la militanza anche in campo artistico, un eretico parlasse invece di tematiche più vicine alle poetiche di Lou Reed e, attenzione, degli Sparks con una neolingua affilata e fuori da ogni schema.

 

Con il secondo lavoro, Poco Zucchero, programmatico sin dal titolo, il cesello sonoro andava a definire meglio paesaggi decadenti e personaggi bordeline. Quel disco conteneva inoltre la prima hit, l’onomatopeica Oh! Oh! Oh! che, per vie assolutamente misteriose, finì addirittura coverizzata da un Massimo Boldi pre panettoni…

E’ invece con J’Accuse…Amore Mio che Faust’O entra a pieno diritto nel gotha di quella che definiamo quindi new wave italiana e lo fa spostando il suo asse estetico, in maniera provocatoriamente narcisistica e pure un po’ egocentrica, sui suoni nuovi che circolavano nell’aria.

La musica italiana circa 1980

Altra parentesi: la stampa musicale italiana, in quel periodo, era costituita ancora dal settimanale Ciao 2001 agli sgoccioli di una più che degna carriera. Da Popster sulla via di diventare Rockstar e da poco altro che tenesse conto di cosa stava succedendo nel mondo. Fatto salvo l’avvento di una fanzine assurta poi ad un ruolo fondamentale nella diffusione delle nuove tendenze, ovvero Rockerilla per la quale ebbi pure l’onore di scribacchiare per qualche annetto…

Faust’O – J’accuse amore mio

C’è da dire che, in generale, per la nostra stampa, ci si divideva tra chi intravedeva gli ultimi bagliori del crepuscolo prog come un disastro e chi, invece, scopriva nei suoni post punk la speranza di un gioioso rinascimento musicale, fatto salvo che il presente ci ha confermato che i corsi e ricorsi storici son trasversali anche nella musica…

Un disco che spiazza tutti:  Faust’O – J’accuse…Amore mio

Se collochiamo quindi J’Accuse…Amore Mio in quel contesto ci troviamo di fronte dieci canzoni che spiazzarono i più che ancora non comprendevano che le cose stavano cambiando e pure velocemente.

L’iniziale title track era adagiata su un noise urbano e un recitato futurista, giusto poche note prima di intasare l’etere con il funk urbano di Piccole Anime dove si inizia già a comprendere che la composizione letteraria è basata su una ricercata babilonia di termini in lingue diverse. Citazionismo alto e basso, che con Reatroattività scopre il gioco e denuncia l’amore incondizionato per LA BAND di quel periodo, ossia i Talking Heads. Pare proprio di sentire, infatti, David Byrne che canta in italiano… Ed è proprio citando la band newyorkese che si apre la successiva Disaster, che oltre a citare anche Human League e Ultravox! altri numi tutelari del tempo su un refrain sintetico di marca quasi no wave, con quel sax che richiama perversioni urbane e nevrosi coatte.

Hotel Plaza al top della new wave italiana

È con Hotel Plaza però che Faust’O realizza una delle migliori canzoni della new wave italiana: suadente e mitteleuropea, debitrice nel titolo a quella On The Plaza di John Foxx di poco contemporanea, un’immagine seppiata dove, dentro le mura dell’Hotel si vedono passare Bowie e i Roxy Music, il glamour e la nostalgia del mai accaduto, sino ad un break tribale che distoglie per un attimo dalla fascinazione per poi tornare ad un’atmosfera che riappacifica di fronte ad un bicchiere di anice e Pastis.

Gli omaggi di J’accuse…Amore mio

Michael Michael (You’re Bloody Drunk) è nuovamente immersa in atmosfere blaxploitation, quasi un intermezzo tra provocazione e autocompiacimento per dirigersi verso Buon Anno, un paesaggio sincopato su un testo visionario per entrare poi nelle note assolutamente berlinesi, ergo si capisce di chi parlo, di Capricorn. Precisiamo che il Bowie fu ispirazione di una pletora di artisti anche qui in Italia ma pochissimi resero bene omaggio quanto Faust’O…

Non Mi Pettino Mai è, già dal titolo, manifesto di epoca post punk e molto prossima al plagio dei primissimo Byrne & co., specie nel break di sax. Così come Non Vendere I Nostri Sogni. È altrettanto necessario ricordare che pochissime band come i Talking Heads furono portatrici sane di un nuovo approccio al canto, alle ritmiche e alla composizione nevrotica, ben prima che Eno li mutasse, nel bene e nel male.

Il futuro elettronico di Faust’O

Conclusione affidata a Forse Anche Noi…dove l’anima beatnik di Faust’O introduce una canzone con almeno tre successioni melodiche perfettamente coniugate e dove il testo è già prodromo dei futuri sviluppi dell’artista.

A seguire, infatti, Faust’O realizzò Out Now, tiratura limitata, strumentale ed esclusivamente elettronico, un vero e proprio suicidio commerciale assolutamente coerente con quelli che però saranno poi i lavori che arriveranno in seguito ma la summa della new wave italiana era già tutta qui, e non fu poco.

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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