Canzoni dal Decameron di Giovanni Boccaccio
Flora Contoli (Roma, Auditorium Parco della Musica, 2 dicembre 2016)

Rock e letteratura: Canzoni dal Decameron di Giovanni Boccaccio

Intervista a David Riondino e Maurizio Fiorilla.

S’intitola “Bocca baciata non perde ventura anzi rinnova come fa la luna”. È il progetto di un album musicale voluto dall’attore David Riondino e dal filologo Maurizio Fiorilla di mettere in musica le novelle e comporre canzoni suggerite da ciascuna delle dieci giornate narrate nel Decameron di Giovanni Boccaccio. Riondino, come sappiamo, è anche musicista e regista mentre Fiorilla insegna Filologia della Letteratura Italiana presso l’Università Tre di Roma e, oltre ad essere uno specialista di Boccaccio (curatore di due edizioni del Decameron), sa destreggiarsi molto bene con il basso elettrico.

Il vero protagonista delle storie è l’inventiva femminile, gli stratagemmi a cui esse ricorrono per farsi rispettare e rendere più lieta la vita. Lo dimostra il personaggio di Madonna Filippa nella sesta giornata. Accusata di tradimento dal marito ella non nega la propria colpa bensì rende evidente nel suo discorso di difesa, davanti a tutto il tribunale di Prato, l’ingiustizia di una legge che punisce soltanto le donne fedifraghe e non gli uomini che si comportano nella medesima maniera. Il suo coraggio viene premiato e lei non subisce la condanna al rogo, tornandosene anzi felicemente a casa.

Canzoni dal Decameron di Giovanni Boccaccio

Certaldo, Palazzo Pretorio, 16 settembre 2016

La vicenda di Tancredi e Ghismonda, della giornata quarta, non gode purtroppo dello stesso lieto fine. I due amanti di Salerno vanno incontro alla morte a causa della scelleratezza e gelosia del padre di lei. Lo sfondo delle novelle è comunque tragico, dato che i commensali si sono rifugiati nella campagna di Fiesole per scampare alla terribile peste che sta dilagando nella città di Firenze. Si scambiano aneddoti per passare il tempo, ma il dramma è dietro l’angolo come testimonia la descrizione del contagio che si trova nella canzone La Peste: un brano straordinario e in assoluto il mio preferito che non esito ad accostare a certe atmosfere dei Pink Floyd, gli manca soltanto qualche voltaggio elettrico in più. Per rendere giustizia all’operazione condotta da Riondino e Fiorilla tuttavia, il paragone più azzeccato può essere quello con la rivisitazione fatta a suo tempo da Fabrizio De André dei vangeli apocrifi nella Buona Novella e di Spoon River.

In una serata dello scorso luglio ho avuto la fortuna di assistere allo spettacolo di David Riondino e Maurizio Fiorilla, che hanno raccontato e cantato le novelle di Boccaccio. In quell’occasione Roma diede il meglio di sé, soffiava un piacevole venticello da ponente, il cielo era stellato e Villa Celimontana faceva da contorno: lo scenario migliore per godersi l’opera di Boccaccio trasposta in musica in maniera così affascinante. Insieme a Eleonora Cardellini alla voce, Paolo Antinori alla chitarra, Massimiliano Chiapperi alle percussioni, sul palco con loro anche Teresa Valanesti, attrice che ha letto alcuni brani dal Decameron, e Dario Pisano (professore, studioso e abile divulgatore della letteratura italiana), che ha introdotto e raccontato due novelle della serata.

David, Maurizio, se non sbaglio la vostra avventura insieme comincia da un programma radiofonico. Potete raccontarci come è nato il progetto?

MAURIZIO FIORILLA. Nel 2013, anno del settimo centenario dalla nascita di Giovanni Boccaccio, sono stato contattato da Monica D’Onofrio e Monica Nonno, autrici e registe di diverse trasmissioni culturali e musicali su radio3, che mi proposero di scrivere e condurre un programma interamente dedicato al Decameron; mi chiesero di pensare un format che non puntasse solo a raccontare e spiegare la bellezza e la profondità culturale del libro, ma che proponesse anche momenti e chiavi di lettura capaci di far dialogare il capolavoro di Boccaccio con il mondo contemporaneo e farlo apprezzare a nuove generazioni di lettori. Sono nate così le 13 puntate di “Umana cosa”, cui sono intervenuti studiosi, scrittori, attori, giornalisti e musicisti. Per ognuna delle puntate David Riondino ha composto e interpretato una o più ballate musicali sulle novelle boccacciane. Ne scriveva una a settimana, la registrava (con mezzi di fortuna) e, da qualunque parte del mondo si trovasse, ce la inviava.

 

Durante la realizzazione del programma radiofonico in quei quattro mesi è nata la nostra amicizia. La collaborazione con lui è proseguita, e insieme abbiamo pensato e realizzato diversi spettacoli sul libro di Boccaccio. Oltre a Villa Celimontana, abbiamo portato il nostro Decameron anche all’Auditorium e al Palladium di Roma, in diversi altri teatri, nelle aule magne di università italiane e straniere, e persino a Certaldo, borgo medievale in cui è nato e morto Boccaccio, nell’antichissimo Palazzo Pretorio!

DAVID RIONDINO. Confermo tutto. Aggiungendo che nel corso della trasmissione si è scoperto che Fiorilla oltre a essere un titolato filologo era anche un ottimo bassista. Quindi abbiamo valorizzato la figura sociale del filologo-bassista, alquanto inedita (in genere suonano il trombone) e ridefinito il ruolo sociale degli accademici, aprendo alla categoria altri confini. Ed ecco Fiorilla in scena, brillantissimo ed efficace, col suo basso Fender, insieme ai Professors: professionisti di vari rami che si dedicano anche alla musica.

In quest’epoca ahimè di Coronavirus, non vi sembra che le pagine scritte da Boccaccio sulla peste risultino quasi profetiche?  

MAURIZIO FIORILLA. La peste che colpì Firenze nel 1348, con cui si apre il Decameron, fu un fatto reale (non letterario) e, come il nuovo Coronavirus partito dalla Cina, si diffuse rapidamente su un territorio molto ampio (anche se allora viaggiava a piedi e non in aereo). Fu portata da dodici navi genovesi, provenienti dall’Oriente, attraccate al porto Messina nel 1347, in pochi mesi attraversò tutta l’Europa fino ad arrivare a San Pietroburgo. Oltre alla morte fisica (morirono 3/5 della popolazione fiorentina), portò un disfacimento morale (che Boccaccio lamenta e combatte coi suoi cento racconti): la paura del contagio e della morte distrussero infatti le regole della convivenza civile e leggi naturali. Ciò che interessa di più a Boccaccio è proprio il disordine che la peste aveva generato nella “società civile” di allora. Come in un grande romanzo come Cecità di José Saramago, dove pure una grande epidemia (che non si capisce da dove arrivi e come si trasmetta) fa precipitare gli uomini in un caos in cui l’istinto di sopravvivenza prevale sulla pietà, la violenza sulla ragione. Non c’è dubbio che, anche se su scala diversa, questa nuova epidemia sta generando apprensione e paura collettiva… speriamo che i progressi della scienza e la maggiore organizzazione mondiale ci aiutino! La letteratura temo purtroppo oggi non basterebbe per riequilibrare il caos….

DAVID RIONDINO. I dieci ragazzi non fuggono da Firenze: si allontanano per sperimentare, in un breve lasso di tempo sottratto alla presenza della morte, una piccola comunità ideale, a suo modo perfetta. Con una rotazione nel comando, che unisca il diletto dell’ascolto della novella alla definizione di una filosofia della vita, di un vasto progetto di orientamento delle proprie inclinazioni e vocazioni, dei sentimenti, delle filosofie, in una società effimera ma molto programmatica. Potremmo quasi dire che i quindici giorni dei dieci giovani e il loro modo di articolare i saperi nel racconto, con gli statuti e le leggi che si danno, anticipino un’idea di quel che potrebbe essere uno stato, una grande comunità, e perché no, addirittura l’Europa. Il Decameron è un trattato di psicologia, di morale, di filosofia distribuito in cento storie: e la materia di queste storie sono le nostre relazioni sentimentali, il desiderio che corre tra uomini e donne, ricchi e poveri, vecchi e giovani. E dato che eros è una potenza che attraversa i secoli, è comprensibile che ancora ci renda comprensibili e contemporanei questi ragionamenti e queste figure.

Una delle canzoni dell’album trae spunto da un articolo del Sole 24 Ore riguardante il manoscritto originale del Decameron. Ripercorre una trama che ha a che fare con la Guerra Fredda, al limite dello spionaggio. Ce la raccontereste?

MAURIZIO FIORILLA. Nei primi anni ’70 del secolo scorso Vittore Branca, professore all’università di Venezia, aveva necessità di consultare la copia del Decameron di mano di Boccaccio, l’autografo conservato alla Staastbibliohek di Berlino, per completare la sua nuova edizione dell’opera. Era stato proprio lui dieci anni prima a dimostrare che quel manoscritto era stato materialmente copiato e persino illustrato con disegni da Boccaccio. Chiese pertanto alla biblioteca tedesca di averlo presso la Biblioteca Marciana di Venezia per qualche mese. Ma il prestito fu negato. Un conservatore di lì, di nome Tilo Brandis, lo invitò però a recarsi a Berlino. Il 28 ottobre del 1973, quando le due Germanie erano ancora divise, Branca partì e, una volta giunto alla Staatsbibliothek, comprese le ragioni di quel rifiuto. Il manoscritto apparteneva originariamente alla Repubblica democratica tedesca (Germania Est) ma, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, era stato portato via da Berlino per paura dei bombardamenti ed era poi ricomparso in una biblioteca che faceva parte della Repubblica federale tedesca (Germania Ovest).

Decameron di Giovanni Boccaccio

@ Flora Contoli (Roma, Auditorium Parco della Musica, 2 dicembre 2016)

Nel 1970 l’Italia aveva accordi diplomatici con la Germania Ovest e dunque se il manoscritto fosse arrivato a Venezia, la Germania Est avrebbe potuto domandarne all’Italia, e ottenerne non senza ragione, la restituzione. Dunque questo prezioso manoscritto non poteva essere mandato in Italia per vie ufficiali. A questo punto si verifica un evento inaspettato: Tilo Brandis, comprendendo le profonde ragioni culturali e le esigenze scientifiche della richiesta di Vittore Branca, d’accordo con l’allora Direttore della Staatsbibliothek, si prende la responsabilità di affidargli in totale segreto l’autografo del Decameron (cioè il manoscritto più prezioso della letteratura europea) e, senza autorizzazione governativa, glielo lascia portare in Italia con l’impegno a restituirlo entro quattro mesi (il 28 febbraio del 1974 sarebbe poi venuto lui stesso in Italia a riprenderlo). Esposto a pericoli e a rischi ogni genere (furti, incidenti, controlli doganali in aeroporto), il volume viaggiò di nascosto nella borsa di Branca fino a Venezia, dove arrivò fortunatamente sano e salvo. La ballata di David inizia da qui. Il cantautore immagina la vita del più grande studioso di Boccaccio nei giorni in cui ebbe quel “tesoro” librario sul suo tavolo di lavoro. In quei quattro mesi per lui forse tutto si fermò e il mondo intero rimase fuori dalla sua stanza…è successo di tutto, vero David?

DAVID RIONDINO. Confermo. È l’unica canzone che non c’entra con le novelle: ma era interessante costruire in canzone una storia così eccentrica, il ritratto di un contemporaneo, l’ambiente dell’accademia, le biblioteche, il fascino dei manoscritti. Non dimentichiamoci che ho fatto per dieci anni il bibliotecario, e non ne sono ancora uscito del tutto. Quando vedo un libro lo catalogo immediatamente.

Per piacere ditemi che avete nuovi progetti simili a questo in cantiere, e che estenderete quello che avete già fatto con il Boccaccio al repertorio di altri classici come il Petrarca, l’Ariosto e non solo.

MAURIZIO FIORILLA. Sì sì, lo faremo eccome!

DAVID RIONDINO. Certo, sarebbe opportuno che le materie che si insegnano in università, il grande tesoro letterario che sta nelle biblioteche, fosse costantemente rielaborato in forme diverse, non tanto per ridurlo, quanto per avere uno strumento per farlo circolare. E in questo caso circolare nella maniera che credo sarebbe piaciuta al conterraneo Giovanni: in piccole assemblee di narratori e ascoltatori, con parole e musica: prima di tornare, alla fine del libro e della avventura, nella città appestata. Che il Corona vi scansi, permettendoci di ritrovarsi intorno alla prossima avventura.

Altri musicisti che hanno partecipato al progetto sono Mirio Cosottini (tromba), Fabio Marchei (chitarra), Raffaele Magrone (clarinetto), Paolo Saolini (pianoforte).

Qui un versione più estesa dell’intervista.

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Marco Zoppas

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan, nel maggio 2018 “Da Omero al Rock”, e nel novembre 2019 “Twinology. Letteratura e rock nei misteri di Twin Peaks”.

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