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Articolo – Le canzoni nei giorni del Coronavirus

Venti canzoni  per raccontare il Coronavirus e una situazione che mai avremmo pensato di vivere.

Siamo alle prese con una tragedia di dimensioni globali chiamata Coronavirus. Fino a pochi mesi fa ci sarebbe sembrata fantascienza catastrofista, soprattutto nel nostro Occidente sanificato e con aspettativa di vita in costante crescita. Una tragedia che, a tempo debito, la musica racconterà. Nel frattempo le venti canzoni qui proposte arrivano da epoche diverse e funzionano su due livelli. Il primo ripercorre momenti storici assimilabili a quello odierno. La peste nera medievale, la paura per l’olocausto nucleare durante la Guerra Fredda negli anni ’50-’60 del secolo scorso, i disastri delle centrali nucleari di Three Mile Island (1979 )e Chernobyl (1986), l’Aids e la sua iniziale implacabilità. Il secondo livello invece descrive sensazioni, angosce, speranze della vita chiusi in casa o lungo strade semideserte. “Andrà tutto bene”, “Ma quando finirà?”, “Non avvicinarti a meno di un metro”…

 

R.E.M. – It’s The End Of The World (As We Know It) / Ligabue – A che ora è la fine del mondo

I testi dei R.E.M. non sono celebri per la loro comprensibilità. Eppure la frase che intitola una delle loro canzoni più famose si staglia nitida come una scultura di gelo. La cover di Ligabue prede per forza il confronto e in questi può far pensare giusto a qualcosa come “A che ora è il comunicato della Protezione Civile?” Che ti gela pure quello, peraltro.

Eric Burdon & The Animals – The Black Plague

Con il suo recitato stentoreo, i cori di falsi monaci e le campane a morto, è da sempre considerata un perfetto esempio di canzone che vuol fare paura, ma fa ridere. Il Coronavirus gli regala una triste rivincita.

 

Scott Walker – The Plague

La pestilenza di Scott Walker (indiscusso maestro della visione del mondo in nero) è interiore e vissuta nel chiuso di una stanza. Una situazione che stiamo conoscendo anche noi. Esiste anche una versione di Marc Almond.

Soft Cell / Coil – Tainted Love

L’appena citato Marc Almond conobbe il suo maggior successo con questo “Amore contaminato”. Delle molte versioni successive va citata quella dei Coil, registrata quando l’Aids pareva incontenibile. Il video in cui proprio Almond interpreta l’angelo della morte in giubbotto di pelle nera è di atroce intensità.

 

David Bowie – Five Years

La terra sta morendo e all’umanità restano solo cinque anni prima dell’estinzione. La canzone è molto nota. Meno conosciuto il fatto che la parte vocale venne registrata tutta di fila e che alla fine Bowie scoppiò in lacrime da quanto aveva interiorizzato il testo. Tutto lo studio restò in commosso silenzio.

Gianni Togni – La nube tossica

Un testo ambientalista e un’incisività ritmica da fare invidia al Peter Gabriel di 4. C’era stato poco tempo prima l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl.

 

Jackson Browne – Before The Deluge

Qui si racconta del prima e del dopo il diluvio, causato da una qualche catastrofe globale. La canzone fu l’inno del movimento anti-nucleare statunitense  legato alla sigla No Nukes a cui molti musicisti aderirono dopo l’incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island. “Let the music keep our spirits high”. Sempre.

Björk – Virus

Canzone-carillon nella quale il virus che necessita di un corpo è metafora di amore incontenibile. Un’immagine che con il Coronavirus intorno fa un po’ paura.

Cramps – Fever

“Fever when you hold me tight”. La più bella delle febbri ci è oggi vietata. Ed è bene evitare quelle di qualsiasi altro tipo. Esistono centinaia di versioni del pezzo – i Cramps ci mettono un tocco di paranoia e di desiderio irrealizzabile adatto al momento che viviamo.

The The – Infected

“Curami per ammalarmi, curami per guarirmi”. Si vota per la seconda, ovviamente.

 

Mina – Città vuota

In realtà la città è piena di gente, ma a Mina sembra vuota se lui non torna. Forse ha la residenza da un’altra parte.

CCCP-Fedeli Alla Linea – Curami / Io sto bene

Zamboni e Ferretti quando erano punk-esistenzialisti ( e fantastici bisogna dire). Come molti di voi sanno, il secondo pezzo non è rassicurante come farebbe pensare il titolo. E non propone il miglior modo di gestirsi se occorre stare chiusi in casa.

The Smiths – Panic

“Panic on tre streets of London, panic on the streets of Birmingham”. Con le pensate contradditorie del governo conservatore fra poco potrebbe essere proprio così. E non occorrerà bruciare la discoteca perché sarà chiusa. Speriamo di no, comunque. L’ispirazione per la canzone fu l’annuncio radiofonico del disastro di Chernobyl subito seguito da una canzonetta pop, da cui il vituperato verso “Hang the DJ”. Il video è diretto da Derek Jarman, maestro dell’angoscia per immagini.

 

The Modern Lovers – Hospital

“Quando uscirai dall’ospedale, mi farai rientrare nella tua vita?” Non c’è davvero bisogno di aggiungere altro se non che davvero non possiamo immaginare quali saranno le conseguenze emotive di questi “strange days”, giusto per citare una celebre canzone dei Doors.

The Police – Don’t Stand So Close To Me

Non starmi così vicino, stai a un metro. Anzi, stai a casa.

Gloria Gaynor – I Will Survive

Un pezzo carico di speranza e anche un hashtag perfetto, peraltro ripreso con ironia e buone intenzioni proprio in occasione della pandemia corrente. Da ricordare la versione ‘nerd’ dei Cake.

 

Joy Division – Isolation

Isolamento, uno stato d’animo che qualcuno cerca. E che qualcun altro si ritrova costretto a vivere. Con la paura addosso. Un titolo simile è Splendid Isolation di Warren Zevon.

Michael Kiwanuka – Final Days

Pezzo del 2019 che racconta come gli “ultimi giorni” sono quelli della presunta normalità prima del Coronavirus. Davvero presciente.

Francesco Guccini – L’atomica cinese

La guerra fredda, la bomba atomica, la pioggia radioattiva, la morte che arriva dalla Cina – proprio come il Coronavirus – secondo il Guccini folk-beat. “Oltrepassa il fiume giallo, oltrepassa la muraglia e vaaaa…”

Rolling Stones – Paint It, Black

Mick Jagger vuole dipingere tutto di nero dopo la morte di un’amica. C’entra poco con il tema della contaminazione, ma non è proprio come ci sentiamo ora?

Per la segnalazione di  “La nube tossica” ringrazio Ignazio Gulotta. Per quella di “Città vuota” il ringraziamento va a Franco Zaio (che ha curato la playlist “The Days of Coronavirus” su Spotify).  

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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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