Anna Von Hausswolff a Villa Bombrini per la chiusura del Lilith Festival.
È questo un periodo di cambiamento per Anna Von Hausswolf. Lo aveva detto l’album Iconoclasts di fine 2025 e lo conferma il live set estivo che l’8 agosto porta la musicista svedese a Genova come ultimo evento del meritorio e autorevole Lilith Festival.
Stabilito che sono parsi poco comprensibili i 20 minuti iniziali di musica registrata (tipo Tangerine Dream periodo Ricochet), tutta l’ora e mezza del concerto ‘vero’ ha confermato l’impressione di un momento di passaggio fra le antiche apocalissi e la più recente svolta quasi pop. Momento di passaggio vissuto comunque con ampia sicurezza dei propri mezzi data soprattutto da un’emissione vocale potente e duttile che consente ad Anna Michaela Ebba Electra di cantare tranquillamente sdraiata oppure seduta sulle ginocchia in un angolo nascosto agli spettatori.
Il pubblico di Anna Von Hausswolff
A questo punto occorre una piccola digressione proprio sul pubblico che affolla lo spazio accanto alla magnifica Villa Bombrini (e a una comunità di rospi che porta avanti un parallelo concerto drone folk). Ci sono attempati metallari, darkoni e progster che forse vorrebbero continuare ad ascoltare la Von Hausswolff oscura del programmatico Singing From The Grave, ma non mancano i – e soprattutto le – venti-trentenni a cui non interessano tanto le questioni di genere (sonoro) quanto piuttosto l’impatto, l’indiscutibile tiro e la sfrontatezza di un’artista che pare uscita da un concerto degli Screaming Trees fine anni ’80. Ed è accompagnata da una band non troppo attenta all’immagine che ha il suo fulcro nella duttile sassofonista Lisen Rylander.
Un concerto fra passato e presente
Tutta l’esibizione vive dunque di sensazioni talora contrastanti talora a incastro. Chi scrive trova i vecchi classici tipo Ugly And Vengeful tanto efficaci quanto un po’ enfatici e preferisce le novità con più melodia come The Whole Woman, emozionante e cantata alla Stevie Nicks (è un complimento), oppure la quasi meditativa e coinvolgente Aging Young Women. Sono proprio i momenti in cui Von Hausswolff mette da parte l’oscurità ‘programmatica’ in favore dell’abbandono a suonare più coinvolgenti. Un bel segnale in chiave futura, anche se i nostalgici del vichinghismo duro e puro non saranno d’accordo.
Il bis Struggle With The Beast s’incarica di tirare le file di questa dialettica alla resa dei conti proficua fra vecchio e nuovo e dice che siamo comunque davanti a una musicista che, come poche altre nella scena contemporanea, sa costruire ponti fra mondi diversi. Una cosa importante e non solo in ambito musicale.
La foto di copertina è di Marina Mazzoli.
