27 luglio 2026: a Genova con i Subsonica per TERRE RARE ‘96 – ‘26.
I Subsonica hanno un rapporto particolare con Genova e ogni loro ritorno è sempre un appuntamento atteso e gradito. Quest’anno poi è un anniversario particolare per la band torinese. I Subsonica compiono trent’anni e per festeggiare hanno messo in piedi uno dei loro tour migliori di sempre. TERRE RARE 96 – 26 non è un concerto celebrativo, quasi solo per puristi, ma è la dimostrazione di quanto la dimensione live resti uno dei punti di forza di Samuel Romano e compagni.
Si inizia… dagli inizi
La scaletta è decisamente sontuosa. Si parte dalle origini con tre brani dal primo album omonimo del 1996, Istantanee, Onde Quadre e Radioestensioni, per proseguire con Liberi Tutti, Depre e Aurora Sogna dal celebre Microchip Emozionale (1999) ed è subito festa! “Su le mani!” Samuel continua a urlare dal palco e la platea esegue ormai a comando, riconoscendo le fasi di un consolidato rituale. Samuel è un frontman che non interpreta solo il ruolo del cantante, la sua è una presenza fisica istintiva, costruita sul movimento e sul rapporto diretto col pubblico, il punto di contatto tra la macchina sonora della band e la platea.
Verso il cuore del concerto
Si prosegue con Radio Mogadiscio, il primo estratto dall’ultimo album Terre Rare, il pubblico canta e salta anche qui! E si prosegue con altri classici del repertorio trentennale. Nuova Ossessione, Il Centro Della Fiamma e Nuvole Rapide non hanno bisogno di commenti. Sono pietre miliari che fanno parte della storia di uno dei gruppi più amati e longevi della storia del pop-rock italiano. “Oggi siamo qui per essere ciò che siamo: dei tamarri da discoteca anni ‘80”, così a un certo punto esordisce Samuel. In effetti la definizione ci sta. I Subsonica hanno un lato “tamarro” che, coniugato con parole raffinatissimi e rare capacità musicali, porta avanti un genere che non sembra sentire gli anni che passano. La forza dei testi è impressionante e disarmante nel reggere e contrastare l’usura del tempo. Non è un caso che Boosta elogi Samuel, tra il serio e il faceto, chiamandolo “Ungaretti”.
Il ruolo di Boosta
Ancora qualche brano tra i più significativi di Terre Rare: Straniero, che non poteva mancare, Ghibli, Grida ed è la volta di Discolabirinto. Ora il protagonista è Boosta e le sue tastiere basculanti con un riff che “ha fatto la storia dei Subsonica” (sempre Samuel). Boosta! Forse il tastierista più atipico di sempre. Il suo modo di stare sul palco ha una teatralità personalissima, fatta di concentrazione, gestualità e presenza. La postazione di tastiere e sintetizzatori è il centro di controllo nevralgico da cui passa una parte fondamentale della personalità sonora dei Subsonica. Per la prima volta dà quasi l’impressione di godersi lo spettacolo, di unirsi agli spettatori nella contemplazione della sua “creatura artistica”.
Il gran finale con i classici del repertorio
Si prosegue, lo show dura più di due ore, e si arriva al gran finale con Transumanesimo e i classiconi: Up Patriots To Arms, Tutti I Miei Sbagli per finire come sempre con Strade e Preso Blu che Max Casacci dedica proprio a Genova (in riferimento ai fatti del G8). La presenza dell’iconico chitarrista non ha bisogno di teatralità. Casacci c’è; nel progetto Subsonica è il portatore del messaggio sociale, politico e ambientale e nel trentennale della band il suo ruolo assume un significato particolare. I Subsonica da sempre, attraverso la musica, veicolano anche messaggi politici, nel senso più ampio del termine, trasformando i loro concerti in spazi comuni e luoghi di riflessione senza avere paura di prendere posizione. La risposta alla recente polemica su quanto gli artisti possano e debbano schierarsi è servita. Il pubblico risponde e mancano totalmente le polemiche. Dalla band ti aspetti anche questo, una sorta di manifesto politico diretto e ruvido proprio come la loro musica.
Quando le ultime note si spengono resta la sensazione di aver assistito non solo a un concerto, ma a un pezzo della nostra storia. I Subsonica ci lasciano addosso la voglia di continuare a saltare, a sognare e a sentirci parte di qualcosa. Trent’anni dopo sono ancora qui, e noi con loro, con la loro musica che ci attraversa, ci commuove e ci fa sentire infinitamente vivi.









