Recensione: Hayley Williams – Petals for Armorw0
Atlantic - 2020

Recensione: Hayley Williams – Petals for Armor

Dai Paramore alla carriera solista: Hayley Williams – Petals for Armor.

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Atlantic – 2020

Non ha certo bisogno di troppe presentazioni la trentunenne Hayley Williams. Una militanza pluridecennale con i Paramore costellata di riconoscimenti e successi lasciava presagire un proseguimento della propria esperienza musicale in seno alla band madre. Hayley, invece, aveva in serbo progetti molto più ambiziosi che – complici eventi personali dolorosi, fra cui un divorzio, nonchè difficoltà imposte al gruppo da repentini abbandoni e rimescolamenti – si sono materializzati con la pubblicazione di un disco solista, straordinario, a inizio maggio. Quindici brani, quasi un’ora di musica, per un lavoro estremamente personale, nel quale trovano spazio, allo stesso tempo, testi profondi e poetici, sonorità r’n’b, art pop, funk e dance.

Un disco che comincia bene…

A partire da Simmer, traccia apripista, nonchè primo singolo estratto, pubblicato lo scorso gennaio, che ci accoglie con atmosfere ipnotiche sottolineate da folgoranti giri di basso assicurati dal collega Joey Howard dei Paramore, mentre sullo sfondo la voce cristallina di Hayley ci racconta di improvvisi e incontrollabili momenti di ansia e angoscia, e di quanto siano difficili da gestire le esplosioni di rabbia. “Rage, is it in our veins?/ Feel it in my face when / When I least expect it”. Splendida la successiva Leave It Alone, dal sapore vagamente autobiografico. Il testo affronta con inconsueta grazia l’annosa e sempre rischiosa questione del lutto e del suo superamento mentre il ritmo, anche in questo caso, è scandito dal basso di Howard, che dell’album, oltre a essere coautore è anche produttore.

…e continua meglio

La sequenza composta da Cinnamon e Creepin’ è anche uno dei momenti migliori dell’album. Entrambi i brani assolvono a una sorta di funzione terapeutica – la scrittura musicale come àncora di salvezza – e la coniugano con una inattesa varietà stilistica. Un andamento sincopato interrotto da repentine variazioni di ritmo fa da sfondo alla parte cantata di Cinnamon, una sorta di ode alla propria casa e alla vita domestica. “I’m not lonely / I am free” canta risolutamente Hayley, che in Creepin’ sfodera invece folgoranti cadenze dance.

 

Il meglio deve, tuttavia, ancora arrivare. Introdotta da basso e chitarra, Sudden Desire mescola sonorità r’n’b con venature artrock fino ad esplodere nel ritornello centrale. Ed era inevitabile che sfumasse nella ritmata e luminosa, a dispetto del titolo e dell’intro parlata (Alright, it took me three days to send you this, but/ Uh, sorry, I was in a depression /But I’m tryin to come out of it now) Dead Horse.

Qualche collaborazione di pregio per Hayley Williams su Petals for Armor

Fra I brani che seguono, impossibile non segnalare Roses/Lotus/Violet/Iris, che puo’ vantare la prestigiosa collaborazione di Phoebe Bridges, Julien Baker e Lucy Dacus. La metafora botanica dipinge un pregnante ritratto di donne pronte all’emancipazione. “And I will not compare / Other beauty to mine / And I will not become / A thorn in my own side /And I will not return /To where I once was /Well, I can break through the earth /Come out soft and wild”.

Chiudono il disco Watch Me While I Bloom e Crystal Clear. Il primo transita da un inizio quasi bjorkiano a una parte centrale soul/funk per ritornare sul finale a un andamento artrock in una continua variazione di stili e ritmi.  Crystal Clear è il perfetto suggello di un disco che è soprattutto la storia di una rinascita e di un’evoluzione. “Crystal clear / I won’t give in to the fear” canta Hayley.  E noi con lei possiamo dire che la sfida è stata vinta.

Hayley Williams – Petals for Armor
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Mariangela Macocco

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Milanese trapiantata a Parigi, fra filosofia e diritto, le mie giornate sono scandite dalla musica. Amo la Francia, il mare e il jazz. I miei gruppo preferiti ? I Beatles, i Radiohead, gli Interpol e gli Strokes.

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