Recensione: Jay Electronica – A Written Testimony
Roc Nation -2020

Recensione: Jay Electronica – A Written Testimony

Il lungo percorso di Jay Electronica conduce a A Written Testimony.

La biografia di Jay Electronica dice che ha iniziato a rappare all’età di 10 anni ispirato da LL Cool J, cioè verso la metà degli anni ‘80. È cresciuto nei Magnolia Projects di New Orleans e ha frequentato il liceo parrocchiale di St. Augustine dove ha imparato a suonare molti strumenti per la locale Marching Band. Nel 1996 ha lasciato New Orleans con l’intenzione di trasferirsi a New York, ma ha fatto una sosta ad Atlanta dove ha incontrato la Nation of Islam, dalla quale non è più uscito. Tuttavia, nel 1996 pubblica un breve mixtape, Act I: Eternal Sunshine (The Pledge), costruito su samples dalla colonna sonora del film Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Vi collabora la star in the making Erykah Badu, il cui Baduizm uscirà l’anno successivo. Il mixtape ha un grande successo grazie a una formula inedita: niente batteria, atmosfere psichedeliche, rimandi religiosi. Sono previsti altri due Acts, che in realtà non escono mai.

 

Recensione: Jay Electronica – A Written Testimony

Roc Nation -2020

Jay Electronica fa qualche apparizione e qualche produzione, tutte acclamatissime. Poi si arriva al 2010 quando viene messo sotto contratto dalla Roc Nation fondata due anni prima da Jay-Z. Un disco ufficiale sembra imminente, ma per dieci anni ancora nulla. Infine e all’improvviso, annunciato con un tweet del 7 febbraio, arriva questo A Written Testimony, disco di debutto per Jay Electronica all’ancor verde, ma non più verdissima età di 43 anni.

Jay-Z fa molto più che collaborare

Jay-Z deve aver avuto pazienza e magari sfoderato una certa insistenza per costringere Jay Electronica a tirar fuori A Written Testimony, che i due pare abbiano registrato in una session durata 40 giorni. Senza nulla togliere a Jay Electronica, il ruolo giocato dal più celebre collega è enorme. Dopo una breve introduzione con la voce di Louis Farrakhan, è Jay-Z quello che ascoltiamo per primo nell’incredibile Ghost of Soulja Slim, nonché su tutti gli altri pezzi tranne uno. Ed è lui a chiudere nella bella e malinconica A.P.I.D.T.A. (acronimo per “All Praise Is Due To Allah”) nella quale ricorda quelli che non ci sono più: “I got numbers in my phone that’ll never ring again / ‘Cause Allah done called them home, so until we sing again …” (Ho numeri nel mio telefono che non squilleranno mai più / perché Dio li ha chiamati a sé, e allora finché non canteremo di nuovo insieme …).

I meriti della produzione di Jay Electronica in A Written Testimony

Questo non significa un Jay Electronica poco protagonista. Se i versi sono equamente divisi con l’altro, sua è la produzione di sei delle dieci tracce complessive. E che produzione! Come dice in The Neverending Story: “Ascolto di tutto, da una conferenza dell’onorevole ministro Louis Farrakhan a Serge Gainsbourg o Madonna o un podcast sui piranhas”, il che si sente molto bene perché i samples e le basi ritmiche sono tanto eclettiche quanto fuori dal comune. Certo, questo è un disco rap, ma dove Ezekiel’s Wheel utilizza un tappeto sonoro di leggere percussioni e un intreccio di suoni che interpolano Evensong di Robert Fripp e Brian Eno, tanto per dare un’idea. E nel trip-hop di Universal Soldier c’è posto per Here Before di Vashti Bunyan.

Gli altri ospiti

Oltre a Jay-Z, A Written Testimony ospita featurings di Travis Scott, di un quasi impercettibile James Blake e di E-Dream con il suo ottimo falsetto. Ma il disco appartiene ai due Jays, così diversi fra loro eppure così perfettamente integrati. Electronica privilegia una gravitas con frequenti richiami mistici e religiosi, e di questi tempi islamofobi il richiamo continuo alla Nation of Islam non lo renderà simpatico a tutti.

 

Ma ci sono anche le riflessioni intime, in particolare sulle sue inspiegabili assenze in tutti questi anni, come in The Blinding: “Extra, extra, it’s Mr. Headlines / Who signed every contract and missed the deadlines / 40 days, 40 nights, tryna live up to the hype / Hov hit me up like, “What, you scared of heights? /Know your sister tired of workin’, gotta do her something nice”  (Edizione straordinaria, è il signor titoli cubitali, che ha firmato tutti i contratti e mancato tutte le scadenze. 40 giorni e 40 notti per essere all’altezza dell’hype, Jay-Z mi chiama per dirmi: hai paura della vetta, non sai che tua sorella è stanca di lavorare? Fai qualcosa di carino per lei). Jay-Z, invece, continua a vivere la rinascita artistica di questi ultimi anni, mettendo a segno una rima dopo l’altra e alternando battute, riflessioni, spacconate con classe infinita.

 

Il dialogo tra i due richiama alcuni classici del rap, da Mobb Depp al Wu-Tang Clan, ma non senza le peculiarità della produzione di Jay Electronica. Ascoltate per esempio uno dei momenti centrali, Shiny Suit Theory (in circolazione già da tempo), per sentire le vibrazioni del rap dell’età dell’oro, ma con una base del tutto inedita, senza batteria e con interpolazioni perfette di Aint Got the Love (Of One Girl on My Mind) degli Ambassadors.

Jay Electronica – A Written Testimony: un disco fuori dal tempo

A Written Testimony non sente il bisogno di ricorrere ad alcun canone dell’hip-hop contemporaneo, evitando dunque produzioni orientate alla trap o al pop-rap più di moda. Allo stesso tempo, nonostante l’età dei due protagonisti, riesce a non suonare mai datato, ma anzi ha un che di atemporale e di visionario che gli fa onore. Sono soltanto 40 minuti, che potrebbero sembrare pochi dopo tanti anni di attesa, mentre invece sono la lunghezza giusta, soprattutto quando nessuno è sprecato.

Jay Electronica – A Written Testimony
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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