Recensione: John Grant – Boy From Michigan

In Boy From Michigan John Grant racconta se stesso e il mondo.

John Grant - Boy From Michigan
Bella Union – 2021

Qualcuno ha scritto che il John Grant di Boy From Michigan è riuscito a fondere Harry Nilsson e Vangelis. Molti hanno scritto che ha anche saputo fondere il personale con il politico, come si diceva tanti anni fa.  Entrambe le affermazioni sono  vere, persino troppo vere. Proviamo ora a spiegare il significato di questo “troppo”.

Boy From Michigan: il disco della maturità per John Grant?

In questo quinto disco solista l’ex Czars porta in effetti a definitivo compimento il lavoro di giustapposizione fra melodia   ed elettronica iniziato nel 2015 con Grey Tickles, Black Pressure. Alcuni esiti sono eccellenti, in particolare la minacciosa Rusty Bull o la dolente, trasognata  Mike & Julie.  Altrove però le cose convincono meno, tipo il banale e vecchio senza essere vintage ritornello con vocoder di Best in Me o la ritmica spezzata con voce trattatissima di Your Portfolio, vecchia ma non vintage pure questa. In entrambi i casi si può parlare di poco convincenti esercizi di electro-stile. Poi ci sono i momenti belli ma un po’ troppo dilatati, come The Only Baby che impiega quattro minuti (su otto) per far esplodere la sua rabbia sociale. Nel complesso si può dire che Grant scrive bene, ma tende a essere troppo prolisso, sia all’interno dei singoli pezzi sia nella strutturazione degli album. Qui arriviamo a 75 minuti e la fatica alla fine si sente. Peccato perché la conclusiva Billy è la ballata midtempo (forse la miglior specialità di casa Grant) più intensa dell’album e si rischia di trascurarla.

I testi di John Grant

Quanto alla questione del rapporto personale-politico è indiscutibile che, per la prima volta, le classiche liriche introflesse e tormentate si trovino a viaggiare accanto a invettive piuttosto nitide destinate ai poteri forti, sia politici che simbolici. E così l’autobiografica title-track diventa un invito alla prudenza per  chi non è attrezzato ad affrontare  un mondo in apparenza accogliente: “Sii cauto quando esci allo scoperto/ Ti mangeranno vivo se non stai attento/ Usano regole differenti/ Il Sogno Americano non è per i deboli / E per i cuori fragili”. The Only Baby mostra come il disco sia stato molto influenzato dagli ultimi (si spera) sussulti del trumpismo, anche se in realtà riassume secoli di colonialismo non solo statunitense ma occidentale: “Mostreremo a quei selvaggi chi conduce le danze/ Daremo loro quell’educazione  che senza di noi/ Non potrebbero avere”.

 

Il problema è un po’ quello della predica ai convertiti e di un tono troppo didattico anche nella grottesca Your Portfolio: “Il tuo portafoglio azionario/ Ha già ucciso e ucciderà ancora/ Non vedo l’ora di sentirlo strusciarsi contro la mia pelle”. Molto più emozionanti sono i passaggi dove l’esperienza privata diventa piccolo e utile manuale di gestione della vita. E’ il caso del toro metallico di The Rusty Bull, così temibile agli occhi di John bambino e che oggi, per quanto arrugginito, illustra come certi mostri siano sempre presenti. Ancora meglio un altro pezzo dallo spunto autobiografico, Mike & Julie, che diventa un incoraggiamento a non nascondere i propri sentimenti anche se ci fanno paura.

Alla fine cosa pensare di Boy From Michigan?

Dunque il “troppo” di cui si diceva all’inizio sta in questa impossibilità da parte di John Grant a essere  misurato sia nella musica sia nelle parole (e sia nella vita). Ma si potrebbe ribattere che un Grant misurato sarebbe un artista diverso e non necessariamente migliore. Chissà se il sesto album riuscirà a dirimere la questione. Probabilmente no.

John Grant - Boy From Michigan
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Di Antonio Vivaldi

Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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