Joji - Nectar
88rising music/12tone music – 2020

Recensione: Joji – Nectar

Un progetto ambizioso per Joji: Nectar.

Joji - Nectar

88rising music/12tone music – 2020

Dopo più di un anno di attesa George Kusunoki Miller, in arte Joji, ha pubblicato Nectar. Le mie aspettative per quest’album erano abbastanza basse, principalmente perché non sono stata una grande fan del precedente BALLADS 1. Ma, sin dall’uscita del singolo Sanctuary, ho capito che il progetto aveva tutte le potenzialità per ottenere un risultato estremamente interessante. ll disco è composto da 19 canzoni e 7 videoclip connessi attraverso una trama comune. Per praticità e scelta stilistica, ho deciso di dividere questa recensione in due parti. Nella prima parte mi soffermerò sulle tracce, mentre nella seconda ho intenzione di esaminare i bizzarri video che hanno seguito l’uscita di Nectar.

Un disco alterno ma comunque pregevole

La prima cosa notevole del progetto è la sua durata; per ascoltare ogni sua canzone si impiegano infatti 55 minuti. Le 19 tracce sono una novità da parte dell’artista e, con alcune eccezioni, non sono niente male. L’album è però appesantito, secondo me, non da canzoni che avrebbero dovute esser tagliate, bensì da una generale confusione sull’atmosfera e il genere di quest’ultime. Quello che intendo è che pezzi come Ew, Reanimator (feat. Yves Tumor) e Normal People (feat. Rei Brown), e la loro estetica malinconica tipica degli esordi di Joji, “litigano”, con il resto delle canzoni presenti. Con questo non voglio criticare la scelta di includere diversi generi, poiché mi rendo conto che 19 canzoni come Afterthought sarebbero risultate difficili da digerire, ma, secondo me, questi brani sono troppo pochi e distribuiti in maniera troppo disordinata per non “fare a pugni” con il resto del materiale. L’album non fallisce però completamente nel mischiare più stili. I quattro singoli ne sono la prova: dal pop elettronico di Daylight (feat. Diplo) alle più melodiche Run e Gimme Love fino a Sanctuary, i singoli rimangono ciò in cui Joji primeggia.

 

Personalmente ho molto apprezzato questa versione più melodica di Joji che avevo invece sempre ritenuto mediocre nei suoi precedenti progetti. In Nectar, soprattutto in Gimme Love, sono presenti anche interventi orchestrali inaspettati che ricordano alcuni pezzi presenti nell’album The Sailor dell’amico, nonché collega, Rich Brian. Nonostante la sua semplicità questo singolo rientra, a mio avviso, tra le canzoni più belle mai prodotte dall’artista: il ritornello molto orecchiabile e il cambio che avviene a metà canzone sono solo parte della magia e dell’atmosfera che si crea.

Su Nectar, Joji dà il meglio in versione melodica

In generale c’è stato anche un salto di qualità in termini di produzione delle canzoni, ma questo non riesce ancora a compensare del tutto i testi che rimangono sempre piuttosto sciatti. Nonostante le lyrics non siano il forte di Joji penso però che ci sia ancora speranza: basta vedere i progressi fatti da In Tongues (il suo primo EP) ad oggi. Inoltre, il musicista nato in Giappone e naturalizzato australiano, ha già dimostrato di avere un’audace creatività testuale sotto l’alias Pink Guy nel suo primissimo album Pink Season. Si tratterebbe quindi, forse, di una paura di uscire dal mainstream (nonostante ciò possa suonare paradossale conoscendo il passato del ventottenne). L’album merita secondo me decisamente un ascolto sia da un nuovo pubblico sia, soprattutto, da chi, come me, non è rimasto convinto dalle precedenti uscite dell’artista. Ovviamente è consigliato accompagnare l’esperienza con i rispettivi videoclip, ma di questo si parlerà in separata sede.

Joji - Nectar
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Vittoria Valeri

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Finta bassista per The Bandwagon e insegnante di musica contemporanea per suo padre. Possiede vinili ma non giradischi ed è tristemente convinta che ascoltare musica degli anni 80/90 sia un tratto della personalità.

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