Roisin Murphy - Roisin Special
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Recensione: Róisín Murphy – Róisín Machine

Róisín Machine: con un’operazione nostalgia Róisín Murphy si presenta al meglio delle sue possibilità.

Róisín Murphy – Róisín Machine

Skint/BMG – 2020

Strana carriera quella di Róisín Murphy. Debutta con i Moloko, un duo formato con il compagno di allora Mark Brydon, ormai un quarto di secolo fa. Con un genere che spazia tra elettronica e trip hop, tutto a tinte tenui, raggiunge una discreta visibilità senza fare il botto. Stessa cosa accade quando nel 2005 debutta come solista con l’album Ruby Blue a cui seguono altri tre dischi (fra questi Hairless Toys) che, a dire il vero, non hanno “disturbato” ma nemmeno lasciato un segno degno di nota. La cifra stilistica dell’artista irlandese si scosta un po’ da quella degli esordi con Brydon rimanendo sempre nell’ambito del pop “art”, con qualche incursione più sperimentale e una strizzata d’occhio alla dancefloor.  Un tratto che ha sempre distinto Róisín Murphy dalle colleghe è quello di non aver mai ceduto al mainstream più furbo, preferendo seguire percorsi personali e a tratti stravaganti.

Róisín Murphy 2020: un album coraggioso

Quest’anno abbiamo visto nascere progetti che spostano indietro le lancette del tempo, tornando ai fasti della disco music delle origini con risultati ottimi: Dua Lipa docet. Róisín Murphy spinge ulteriormente sull’acceleratore di un’automobile d’epoca lasciando spazio, più che alle melodie, alle atmosfere vintage di una musica che ha dominato un’epoca: la fine degli anni ’70. Anni in cui Patrick Cowley, Giorgio Moroder e Nile Rodgers sfornavano dischi dando voce a nomi che sono ormai nella storia. E quindi tra Donna Summer, Chic o Sylvester, ecco che Róisín Murphy quarant’anni dopo, senza battere ciglio, mette in piedi un apparato raffinato e puntuale composto da brani che trasudano glitter, luci stroboscopiche e melodie sintetiche con grande eleganza e maestria.

Le canzoni di Róisín Machine

Basta l’open track, Simulation, per capire dove stiamo andando a parare. La mirror ball inizia a girare su un brano di oltre otto minuti in cui il clima house duetta alla perfezione con una robusta verve elettronica. Róisín Murphy sembra padroneggiare un genere come se ne fosse l’inventore. Si passa, in sequenza mixata, a Kingdom Of Home dove un crescendo di percussioni e basso sono sufficienti a evocare l’atmosfera migliore per un club anni’80.

Dieci brani dunque, forse prevedibili, ma costruiti alla perfezione che faranno la felicità degli amanti di un genere che resiste. Rivisitata e attualizzata, la dance continua ad avere i suoi seguaci e Róisín Murphy oggi, alle soglie dei 50, si rivela una “dancing queen” con tutte le carte in regola. Da segnalare Jealousy, posta a conclusione dell’album. Disco! Che più disco di così non si può, Jealousy, è un’istigazione che costringerà a ballare anche i più scettici! Róisín Machine non è un capolavoro, ma è talmente spudorato e temerario che merita un’adeguata attenzione.

Róisín Murphy – Róisín Machine
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Mauro Carosio

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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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