Lana Del Rey – Chemtrails Over the Country Club
Interscope / Polydor – 2021

Recensione: Lana Del Rey – Chemtrails Over the Country Club

Gli anni prolifici di Lana Del Rey.

È un momento straordinariamente produttivo per Lana Del Rey: nel 2019 Norman Fucking Rockwell!, nel 2020 il disco di spoken words Violet Bent Backwards Over the Grass e adesso questo Chemtrails Over the Country Club, atteso in realtà già lo scorso anno col titolo White Hot Forever. Pressoché pronto, è stato posposto per problemi legati alla pandemia (in particolare la difficoltà di produrre il vinile) e per l’indecisione sulla track list, che finisce con l’escludere almeno un brano, Dealer.

Lana Del Rey – Chemtrails Over the Country Club

Interscope / Polydor – 2021

Grande l’attesa dopo il successo di Norman Fucking Rockwell!, da molti ritenuto fra i dischi dell’anno, e che anche oggi, riascoltato, resta un classico dei nostri tempi. E questo nonostante Lana Del Rey abbia molti detrattori che non riescono a prenderla sul serio e, dopo sei dischi (sette con Chemtrails Over the Country Club) continuano a considerarla un fenomeno effimero o poco importante nel panorama pop contemporaneo.

Lana Del Rey, Jack Antonoff e Chemtrails Over the Country Club

In realtà, flirtando con molti generi differenti, dal pop anni ’70 al trip-hop, all’hip-hop, Lana Del Rey ha saputo costruirsi un’immagine e un suono riconoscibilissimi, e questo è di per sé già un pregio, in un certo senso a prescindere da come venga giudicata la sua produzione in termini di gusto soggettivo. Norman Fucking Rockwell! è nato dall’incontro fortunato con il compositore/polistrumentista/produttore Jack Antonoff, che prosegue su Chemtrails Over the Country Club. Tuttavia, pur avendo molto in comune, i due lavori hanno anche alcune differenze importanti. In generale, il nuovo disco ha, almeno in alcuni brani, arrangiamenti meno ricchi e un piglio folk più accentuato. Quelli già ascoltati, ossia la title track accompagnata dal bel video, e Let Me Love You Like a Woman, sono anche i più simili a NFR.

Fra le canzoni esce, dopo anni, Yosemite

L’album si apre con White Dress, canzone nella quale Lana canta ricordando il percorso compiuto dagli anni della gioventù fino al presente. Bisogna abituarsi al falsetto un po’ strozzato per apprezzarla, ma è un’apertura efficace: cameriera diciannovenne in un abito bianco, stretto, con i turni di notte, in un tempo in cui tutto era più semplice, ascoltava le band del momento, dai White Stripes ai Kings of Leon, e nelle estati all’aperto pensava a quale sarebbe stato il futuro.  Come White Dress, molte delle canzoni di Chemtrails Over the Country Club riprendono temi che fanno parte dell’immaginario creato da Lana Del Rey: un’America sognata, in parte mito, in parte realismo, come dicono i testi di Tulsa Jesus Freak, Wild At Heart, It’s Dark But Just A Game. I titoli sono un pezzo forte del disco, al pari della copertina che la fotografa fra alcune amiche, nell’allegria del Country Club sul quale incombe l’assurda minaccia delle scie chimiche (come mostrato nel video).

 

Con Yosemite si fa una pausa: la traccia era nota da anni, scartata nonostante la qualità da Lust for Life, realizzata con il collaboratore dell’epoca, Rick Nowels. Bellissima, è fra le prime che si fanno notare con gli ascolti iniziali del disco. I temi naturalistici si intrecciano con quelli personali e la musica soffusa compone uno sfondo nel quale sembra di ascoltare il vento delle stagioni delle quali si parla.

Lana Del Rey chiude Chemtrails Over the Country Club con l’omaggio a Joni Mitchell

Nella seconda parte un paio di momenti prendono meno, ma nell’insieme questo è un disco che al pari di NFR richiede molti ascolti, meglio se con una buona qualità audio per apprezzare gli arrangiamenti di Antonoff e la perfezione della registrazione di Laura Sisk. Chiude il disco la cover di I’m Free di Joni Mitchell, con la partecipazione di Weyes Blood e Zella Day, quasi annunciata dalla precedente Dance Till We Die nella quale Lana rende omaggio a Joni.

 

Nel complesso un lavoro dotato di minore continuità rispetto a Norman Fucking Rockwell!, ma ha senso il confronto? Perché non mettere Chemtrails Over the Country Club a paragone con i suoi dischi precedenti? A quel punto potremmo dire che Lana del Rey ha ormai messo a punto un canone di grande valore, e che quest’ultima prova ne è una conferma. Ascoltato per poco meno di una settimana, mi pare già fra i dischi dell’anno: vedremo come sarà conviverci nei prossimi mesi.

Lana Del Rey – Chemtrails Over the Country Club
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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