Last White X-Mas
Area Pirata - 2020

Recensione: Last White X-Mas

Hardcore punk 1983: Last White X-Mas.

Nella storia della musica ci sono eventi la cui importanza travalica la musica stessa, momenti che restano impressi nell’immaginario non solo di chi vi ha preso parte, ma anche di chi ad essi si è poi ispirato. Non stiamo certo parlando di Woodstock o Altamont, i numeri sono ovviamente non paragonabili, ma la kermesse musicale Last White X-Mas che si svolse a Pisa il 4 dicembre 1983 ha rappresentato per la scena punk-hardcore italiana e non solo uno straordinario punto di partenza.

Last White X-Mas

Area Pirata – 2020

Da questo momento l’hc toscano, raccolto nella sigla GDHC, acronimo di Granducato Hardcore, ha iniziato a volare, a farsi conoscere in Italia e all’estero, molte band faranno faticosi e avventurosi tour in Europa e Oltreoceano, si creerà un circuito totalmente indipendente e autogestito di etichette, fanzine, centri sociali e locali che consentiranno alle band di suonare e vendere i loro dischi, perlopiù singoli e 7 pollici rigidamente autoprodotti

Una bella presentazione ricca di ricordi

Le registrazioni di questo concerto, cui parteciparono 12 band, ma i Raw Power non sono presenti per questione di diritti, furono pubblicate in due cassette dall’americana BCT e ora rese di nuovo disponibili grazie ad Area Pirata e soprattutto al lavoro di Alessandro Sportelli che aveva registrato a suo tempo e che ora ne ha curato la rimasterizzazione con buonissimi risultati. Il concerto si svolse nella suggestiva chiesa sconsacrata di San Zeno, fino agli anni ‘90 uno dei luoghi musicali della città, ora possiamo riviverlo grazie a questo doppio cd, anche per chi come me, pur avendolo a poche centinaia di metri da casa sua, se lo lasciò sfuggire. Il cd è corredato da un ricco booklet con testimonianze e numerose foto dell’evento.

Last White X-Mas con il punk del Granducato Hardcore

Aprono le danze le trucide e brevissime fiammate dei Brontosauri, il violento e radicale hc dei fiorentini Juggernaut, pregevole la tesa X002, seguono i grossetani Stato di Polizia, uno schiaffo perentorio al perbenismo, insieme a I Refuse It! e A’ufschlag gli unici a cantare in italiano. I Putrid Fever spiccano sia per la qualità dei riff chitarristici che per una voce più vicina al punk che a quella squarciata e urlata dell’hc, notevole la loro Songs from War. Avrebbero meritato maggior fortuna i viareggini Dements, a me del tutto ignoti, che si fanno notare per l’originalità degli arrangiamenti con la presenza del sax.

Si distaccano dal genere gli Useless Boys, dalle cui ceneri sarebbero nati i Liars e i Birdmen of Alcatraz, con una psichedelia dalle forti influenze garage e  blues. Gronda rabbia e disperazione l’hc dei War Dogs. Chiude il primo cd il set degli A’ufschlag, caratterizzati dall’estrema velocità del canto del frontman che accoppiata alla brevità e al suono ruvido e immediato immaginiamo abbia contribuito a far salire la tensione e il pogare del pubblico. Ascoltate In carcere o Woytila Vattene per farvi un’idea.

Non potevano mancare Cheetah Chrome Motherfuckers e I Refuse It

Tre set nel secondo cd: i pisani Cheetah Chrome Motherfuckers, i fiorentini I Refuse It e i livornesi Traumatic.

E fin dalla prima traccia si è investiti dalla furia dell’hardcore-punk dei CCM, ma è la voce terribilmente selvaggia e sguaiata di Syd, il loro frontman, che subito salta alle orecchie, e ci si può fare un’idea di quanto devastanti dovessero essere le loro performance e del perché la band avesse avuto un generale apprezzamento, sia in Europa che negli Stati Uniti. Diciotto tracce, solo una superiore ai due minuti, testi in inglese dal forte impatto politico, una radicalità estrema senza alcuna concessione al conformismo né alcun desiderio di compiacere il pubblico.

Non meno forte l’impatto degli I Refuse It! Testi in italiano cantati con rabbia e angoscia e una strumentazione che presenta, caso davvero raro nell’hardcore, le tastiere, i testi posseggono inoltre anche una dose di violento sarcasmo, per esempio in Mira il tuo Popolo, che li rendono ancora oggi godibili e interessanti. Chiudono i Traumatic il cui hc è temperato da una ritmica vicina al rock’n’roll.

Last White X-Mas
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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