Recensione: Jehnny Beth - To Love Is To Live
Caroline - 2020

Recensione: Jehnny Beth – To Love Is To Live

E Jehnny prese il fucile: To Love Is To Live è l’esordio da solista di Jehnny Beth.

Camille Berthomier, aka Jehnny Beth, è una cantante francese, meglio nota come front woman del gruppo post punk Savages. Stiamo parlando di un’artista polivalente e inquieta che ama spaziare tra esperienze musicali variegate e non sempre di facile fruizione.

Recensione: Jehnny Beth - To Love Is To Live

Caroline – 2020

Con le Savages, una delle poche ultime riot girl band, la Beth sfodera una voce potente in grado di tener testa a chitarre rabbiose e percussioni rutilanti mentre col duo John And Jehn, la vediamo cimentarsi in un genere lo-fi completamente diverso  in cui la nostra si adatta egregiamente ad atmosfere più intimiste e sommesse. Nel 2016 apre i concerti di PJ Harvey e un anno prima, in un concerto tributo a David Bowie, si esibisce cantando Space Oddity e The Man Who Sold The World. E forse proprio da qui parte l’idea di un disco come To Love Is To Live. L’album in questione infatti nasce ascoltando proprio Blackstar di Bowie che , come ha dichiarato la stessa Beth, ha significato “un nuovo inizio ispirato da una perdita”

To Love Is To Live e le scelte di Jehnny Beth

L’album in questione è senz’altro uno dei dischi più intriganti dell’anno in corso. Jehnny Beth si cimenta in un’operazione difficile che consiste nel raccontarsi  tra generi musicali diversi tra loro con un risultato tutt’altro che immediato e non sempre di facile ascolto. Temi quali  sessualità, violenza, religione e altro vengono affrontati in undici brani che spaziano dal rock all’elettronica passando per le ballate al pianoforte e qualche episodio recitato (notevole il contributo di Cillian Murphy in A Place Above). Il caos regna sovrano in una quarantina di minuti in cui si resta spiazzati al primo ascolto e solo con gli ascolti successivi ci si addomestica lasciandosi incantare da alcune perle che non hanno nulla in comune tra loro.

 

Ed ecco quindi la Jehnny Beth che conosciamo meglio che nel brano I’m The Man, primo singolo estratto, si trasforma in un bullo metropolitano in un gioco di crossdressing dall’atmosfera punk vicina al genere Savages.

C’è anche posto per la ballata

Stesso discorso vale per Innocence in cui il punk, in questo caso, si sposa benissimo con un arrangiamento elettronico. Completamente diversa la situazione che si crea in We Will Sin Togheter Flower o Heroine, tre brani in cui l’atmosfera new wave vagamente vintage  accompagna un cantato che non fa una piega: rappresentano i momenti migliori del disco. E per non farsi mancare niente Jehnny Beth si mette alla prova con due canzoni per pianoforte e orchestra con ottimi risultati. Stiamo parlando di The Rooms, in cui una melodia crepuscolare e sfocata stempera una sorta di piacevole angoscia che pervade l’intero lavoro  e French Countryside che arriva alla fine lasciandoci ben sperare per il futuro della poliedrica artista.

Jehnny Beth - To Love Is To Live
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Mauro Carosio

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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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