Neil Young - Homegrown
Reprise - 2020

Recensione: Neil Young – Homegrown

Neil Young – Homegrown: valeva la pena aspettare 46 anni?

Neil Young - Homegrown

Reprise – 2020

Dall’oscurità   delle   cantine   di   Neil   Young   esce   finalmente   l’atteso   Homegrown,   dopo   un invecchiamento record di 46 anni. L’album avrebbe dovuto seguire il successo di Harvest, ma per vari e poco chiari motivi (incluse storie di cuore) l’uscita è stata rinviata e poi cancellata fino ad oggi. Solo alcuni dei titoli in scaletta avevano visto la luce precedentemente,  in diverse uscite o in versioni alternative (si tratta, se non erro, di White Line, Love Is A Rose, Star Of Bethlehem, Little Wing e Homegrown).

La scaletta di Homegrown ricorda quella di Harvest…

Se Neil aveva dei dubbi all’epoca, lo si può comprendere, perché il disco mostra alcuni tratti poco convincenti, in particolare il tentativo di riproporre atmosfere  simili al precedente. La sequenza dal primo al quinto brano sembra infatti ricalcare quella di Harvest; brano per brano, nello stesso ordine, ognuno rimanda, più o meno, a quella tracklist (*).
Dal sesto pezzo in poi succede di tutto e  un brano totalmente parlato come Florida risulta del tutto fuori posto, ora come allora… Anche la seguente Kansas sembra incompiuta e cruda, quasi un ritaglio della ben più riuscita Ambulance Blues di  On The Beach. Non va meglio con il rock-blues di We Don’t Smoke It Anymore, che avrebbe ben figurato su Tonight’s The Night. Il disco si riprende con una versione acustica della White Line poi su  Ragged Glory,  che qui fa da trait d’union  con il  disco  della  serenità, Comes A Time. Vacancy  invece  torna a ripercorrere atmosfere harvestiane, rispecchiando un po’ le sonorità di Words (Between The Lines Of Age).

Cosa dire di questo disco?

Il finale è affidato a due titoli già conosciuti: Little Wing era  uno dei migliori brani dell’incerto Hawks And Doves, mentre Star Of Bethlehem (con Emmylou Harris  alle voci) riluceva assieme ai ritagli del valido, ma incoerente, American Stars ‘n Bars.
Insomma il mitico Homegrown, il disco dalle mille scalette e dal misterioso passato ottiene finalmente il bollino dell’ufficialità, senza alterare minimamente il corpus della discografia younghiana (sempre ricca di aggiornamenti), i cui vertici stanno da tutt’altra parte.
(*) Ecco lo slalom parallelo Harvest-Homegrown:
1.Out On The Weekend > Separate Ways
2.Harvest >Try
3.A Man Needs A Maid > Mexico
4.Heart Of Gold > Love Is A Rose
5.Are You Ready For The Country > Homegrown

Neil Young - Homegrown
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Fausto Meirana

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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