Recensione: Lavinia Blackwall – Muggington Lane End
Autoproduzione – 2020

Recensione: Lavinia Blackwall – Muggington Lane End

Lavinia Blackwall dai Trembling Bells a Muggington Lane End.

Non esiste giustizia nel mondo e così è anche nel mondo della musica dove il successo e il riconoscimento non sempre, ma potremmo dire raramente, coincidono con la qualità e la bellezza della proposta. È il caso dei Trembling Bells gruppo folk scozzese che in una manciata di splendidi dischi si è dimostrato degno epigono del folk rock di band come Fairport Convention e Pentangle.

Recensione: Lavinia Blackwall – Muggington Lane End

Autoproduzione – 2020

Una certa notorietà l’hanno ottenuta con The Bonnie Bells of Oxford in collaborazione con Bonnie “Prince” Billy.  Due anni fa Lavinia Blackwall ha lasciato la band per iniziare una carriera solista che adesso si materializza con il suo primo album  Muggington Lane End, prodotto da Marco Rea, anche partner nella vita della Blackwall, che ha anche suonato la chitarra e ha trovato il giusto equilibrio fra la vena psico-folk e quella cantautorale, due ispirazioni che riescono a convivere magnificamente insieme.

Le influenze folk

È la voce melodiosa e incantevole della Blackwall che spicca subito nella prima traccia Nothing Is Wasted, e il paragone più volte proposto con Sandy Denny non è affatto esagerato, le felici armonie bucoliche dell’arrangiamento trovano spessore e complessità nella capacità della cantante di dare sempre una leggera e dolce nota di malinconia, del resto il testo parla della necessità di avere amicizie mentre il mio sorriso si va esaurendo. Decisamente più in linea col folk rock della sua precedente band Troublemakers, brano altrettanto riuscito e che cattura immediatamente per la sua freschezza e la spigliatezza.

Ivy Ladder, sostenuta da un bel violino, è una densa oscura ballata con ancora una volta, ma sarà così per tutto l’album, la voce della Blackwall di una commovente purezza e brillantezza, pur se tratteggiata da una certa cupezza. Rammentiamo anche le celestiali atmosfere bucoliche alimentate dal flauto e dalla voce cristallina come l’acqua di un ruscello della Blckwall in Waiting for Tomorrow e l’emozione profonda che suscita  Hold On to Your Love, brano  dall’arrangiamento essenziale, piano e violino, sul quale la voce della Blackwall disegna melodie intrise di nostalgia e malinconia e di sublime bellezza. Ma è tutto l’album  una sequela di brani bellissimi, affascinanti, sempre in bilico fra la gioia che sprigiona da una musica che vibra del folk bucolico tradizionale e una vena intimista tendente a una certa malinconia e che trova espressione  sia nelle tonalità in chiaroscuro del canto sia nei testi.

Muggington Lane End: prova solista riuscita per Lavinia Blackwall

I versi sono molto personali e il frutto della tendenza all’introspezione dell’autrice, le sensazioni e i sentimenti evocati non sono mai netti, ma hanno un fondo di incertezza e ambiguità, suggeriscono e colpiscono proprio per questa loro caratteristica, che è poi la stessa che ci pone ogni giorno la vita. Un verso come «I miei occhi sono spalancati / non riesco a vedere nulla» esemplifica le caratteristiche della scrittura della Blackwall, evidenziandone la loro forza evocativa e suggestiva. Nella vita Lavinia fa la maestra elementare, a dimostrazione di come anche la miglior arte non sempre garantisce indipendenza economica, e però ci regala canzoni come perle di luminosa bellezza, sta a noi andare raccoglierle ed ascoltarle.

Lavinia Blackwall – Muggington Lane End
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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