Recensione: The Dream Syndicate – The Universe Inside
ANTI- Records - 2020

Recensione: The Dream Syndicate – The Universe Inside

Steve Wynn guida i Dream Syndicate lungo nuovi percorsi.

Recensione: The Dream Syndicate – The Universe Inside

ANTI- Records – 2020

Lo confesso: stavolta Steve Wynn mi ha veramente sorpreso! Successivamente ai due dischi precedenti, che avevano segnato dopo anni la reunion dei Dream Syndicate – ovviamente in una formazione abbastanza diversa da quella primigenia – serpeggiava comunque un po’ di incertezza. Avrebbero fatto un altro passo in direzione di quei “giorni del vino e delle rose” che tanto scalpore fecero cinquant’anni fa – e che How Did I Find Myself Here riecheggiava non poco – o avrebbero invece proseguito in quel parziale distacco da questa che già These Times lasciava intravedere in alcuni brani? Nessuna delle due: o meglio, la seconda, ma in un modo insospettabilmente drastico!

The Dream Syndicate – The Universe Inside: un disco insolito

Già la copertina parla sufficientemente chiaro. Poi un’altra sorpresa: il disco contiene solo cinque pezzi. Ma il primo dura ben venti minuti; certo nella versione in vinile deve occupare interamente la facciata A, come ai bei tempi della psichedelia californiana. Ed è quella l’aria che si respira per tutti i venti e passa minuti di The Regulator. È fondamentalmente un pezzo strumentale, anche se in certi punti non manca un testo recitato con una voce sommessamente cupa a cui fanno qua e là da contraltare cori di voci squillanti. Il tappeto sonoro è assicurato da una sezione ritmica (basso e batteria) di martellante precisione, su cui si innestano chitarre a volte suadenti, più spesso stridenti, in costante contrappunto.

Tutte le sorprese dei Dream Syndicate in The Universe Inside

Ma soprattutto, ed ecco la sorpresa forse maggiore, la fa spesso da padrone il sassofono: un sassofono marcatamente jazz. Insomma, le coordinate musicali del nuovo progetto di Steve Wynn non sono tracciate solo entro i confini di quella già rammentata psichedelia californiana che era già stata fra gli elementi costitutivi del Paisley Underground.

 

Se in certi punti è d’obbligo il richiamo ai Grateful Dead – specialmente nelle loro versioni live – in altri momenti sono abbastanza chiari i riferimenti ad altri grandi “irregolari” e sperimentatori della scena musicale americana, come Captain Beefheart o lo stesso Frank Zappa. Ma, soprattutto nel primo già citato pezzo e in tutti quelli nei quali il sax si ritaglia una parte importante, è chiaro anche l’influsso del periodo d’oro del cosiddetto jazz-rock: quello del Miles Davis di Bitches Brew, per intendersi. In sostanza, gli ingredienti miscelati da certi gruppi che hanno continuato a sventolare coerentemente negli anni la bandiera della psichedelia, come ad esempio i gallesi Sendelica.

Jazz-rock, blues e psichedelia si intrecciano

Tra gli altri quattro brani, The Longing e Apropos Of Nothing sembrano tornare a sonorità più vicine a quelle dei Dream Syndicate delle origini, con le chitarre che – sempre sulla base di una ritmica solidissima – la fanno da padrone duettando, e talvolta duellando. Con Dusting Off The Rust si torna alle atmosfere del brano di esordio, con le chitarre che si uniscono a basso e batteria per tirar su quel wall of sound spesso perfino “rumoristico” sul quale il sax torna a imperversare, a volte con accenti quasi “free”. Niente di più adatto per spolverare via quella ruggine a cui il titolo fa riferimento. Chiude il disco il “talking blues” psichedelico e jazzato di The Slowest Rendition, nel quale Wynn mostra anche – senza strafare, com’è nel suo stile – le sue qualità di interprete: quasi un “crooner psichedelico”. L’inizio di un percorso completamente nuovo per i rinati Dream Syndicate e per il loro leader. Ci piacerebbe che lo proseguissero perché promette davvero bene: e dovrebbe rendere ancora di più – com’è quasi sempre stato per questo genere di musica – dal vivo.

The Dream Syndicate – The Universe Inside
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Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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