Malia - The Garden Of Eve
MPS - 2020

Recensione: Malia – The Garden Of Eve

Malia dal pop al blues di The Garden Of Eve.

Malia - The Garden Of Eve

MPS – 2020

Nata in Malawi da padre inglese, Malia raggiunge giovanissima Londra. A ventiquattro anni, nel 2002, inizia a collaborare col musicista francese, di origine armena, André Manoukian, con il quale incide i suoi primi tre album, piuttosto orientati verso il pop. Nel 2012 arriva Black Orchid, un originale omaggio a Nina Simone, di cui non nasconde l’influenza nella sua voce soave e brunita. A riprova del suo eclettismo (o è solo incertezza?) il disco seguente è frutto di una collaborazione con Boris Blank, la metà del duo svizzero elettro-new wave degli Yello. Nel 2016 Malawi Blues/Njira è un ritorno alle origini e due anni dopo ecco Ripples, scarna e riuscitissima reinterpretazione dei brani di Echoes of Dreams, il suo secondo album del 2004. Ora con The Garden Of Eve Malia compie un altro scarto, questa volta verso il blues.

Un disco alterno

“Il blues è sempre stato caro al mio cuore: è un’esperienza catartica, preziosa e profonda, che sia suonarla o ascoltarla alla radio … E finalmente mi sento abbastanza matura per capire questa meravigliosa tradizione musicale, perché il blues significa vita.” Nonostante le buone intenzioni, le cose migliori  sono quelle in realtà più distanti dalla tradizione blues: c’è una velatura compiacente di troppo in The Thrill Is Gone così come il tono di Love in Vain di Robert Johnson risulta distante dal dramma narrato dal testo (e anche dalla versione dei Rolling Stones di Let It Bleed).

 

Più riuscita Hope, dove la rilettura in chiave ‘americana’ della musica del diavolo, offre nuova linfa all’interpretazione. Ancora più centrate Restoration e Freedom at Last in cui  finalmente la voce di Malia sembra liberarsi dall’obbligo e dal  rispetto e si distende serena e dolente. Un buon disco, ma forse la strada giusta era quella di Ripples (che vi consigliamo di recuperare).

Malia - The Garden Of Eve
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Danilo Di Termini

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Da ragazzo ho passato buona parte del mio tempo leggendo libri e ascoltando dischi. Da grande sono quasi riuscito a farne un mestiere, scrivendo in giro, raccontando a Radio3 e scegliendo musica a Radio2.

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