Magic Oneohtrix Point Never
Warp - 2020

Recensione: Oneohtrix Point Never – Magic Oneohtrix Point Never

Magic Oneohtrix Point Never, fra pop e sperimentazioni.

Pare proprio che la vapor wave sia un fenomeno passato inosservato almeno in questi lidi. Il signor Lopatin che si è scelto uno dei nomi d’arte meno esportabili al mondo del genere fu promotore e innovatore e, fermo nelle sue convinzioni, eccolo ritrovarcelo qui con un nuovo lavoro di non facile accesso ai non addetti agli ascolti.

Magic Oneohtrix Point Never

Warp – 2020

Magic Oneohtrix Point Never esce per Warp che, non a caso, è l’etichetta che da anni promuove sonorità “altre” (c’è passato anche Brian Eno…) e che ben si presta all’emissione di opere di questa caratura. E proprio l’Eno dei primordi, quello Roxy e dei primi lavori solisti, viene in mente quando ascolti quello smanettare e distorcere suoni consueti con la differenza che Eno utilizzava le sue incursioni per inserire nel formato canzone elementi alieni mentre Oneohtrix Point Never ribalta la situazione sonora inserendo elementi pop in un contesto completamente avulso da ogni facilità di accesso.

Un disco personale quanto ricco di rimandi

Magic Oneohtrix Point Never è permeato di una estetica sintetica e aliena, viene da immaginare che l’autore abbia avuto contatti da forze sconosciute per effettuare i cut up vintage che si introducono e si inseriscono nel disco e che mi hanno ricordato un approccio alla Negativeland ma di tutt’altra estetica. Lo smodato utilizzo di vocoder, marchio di fabbrica del Lopatin, su tappeti spesso intangibili dal punto di vista aurale e la manipolazione costante di velocità e tonalità non sono certo elementi che si possano considerare propri della musica popolare, i glitch che appaiono sono contrappunti di un decor tutto da scoprire e qua e là affiorano addirittura elementi di musica concreta.

 

La sensazione che prende piede man mano che si procede all’ascolto è quella di ascoltare un bizzarro palinsesto dove gli umori sonori si adeguamento all’andamento cronologico, da vagiti primordiali elettronici alla ricerca della perfetta sintonia radiofonica a incursioni trap al termine di supposte previsioni del tempo a featuring eccellenti (The Weeknd in No Nightmares) , qualcosa di Edgar Varese e, talvolta, l’impressione che le manopole girino a vuoto , il tutto concentrato in 47 minuti che, a seconda dell’ascoltatore, saranno iperveloci o infiniti.

Lontano dalla perfezione, ma di Magic Oneohtrix Point Never si riparlerà

L’overlapping degli inserti brevi, molto radio-fonici, è un chiaro richiamo alla attuale confusione sotto le stelle e questo non può che far riflettere anche sulla contemporaneità del lavoro che si concede pochi momenti di ascoltabilità canonica e che traccia nuove coordinate persino sul concetto di pop song. La domanda è: chi non lo conosce lo scoprirà e lo seguirà iniziando da questo disco? Faccio fatica ad individuare il target ma lo riconosco come mio limite. Comunque la si voglia mettere siamo di fronte ad un lavoro di natura strettamente sperimentale, ancora non so definire bene per quali palati ma, probabilmente, seminale per gli anni a venire quindi se ne riparlerà.

Oneohtrix Point Never - Magic Oneohtrix Point Never
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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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