Recensione: Serpentwithfeet – Deacon
Secretly Canadian – 2021

Recensione: Serpentwithfeet – Deacon

Josiah Wise ovvero Serpentwithfeet presenta Deacon.

Recensione: Serpentwithfeet – Deacon

Secretly Canadian – 2021

Nel suo secondo album, Deacon, Serpentwithfeet (vero nome Josiah Wise) abbandona le tentazioni sperimentali del passato e approda a un r’n’b vellutato e minimalista. Della sua carriera precedente recupera tuttavia la grande attenzione per le parti vocali, frutto di da un’infanzia passata a cantare gospel in chiesa a Baltimora, Maryland. Ormai di stanza fra New York e Los Angeles, dopo esser passato per Parigi e il soul di Philadelphia, Serpentwithfeet ha ormai superato i trent’anni e con Deacon trova il disco giusto per affermarsi in una scena alt-r’n’b piuttosto affollata.

Una voce splendida per cantare l’amore domestico

La sua cifra stilistica sta nella voce, come detto, e nel minimalismo degli arrangiamenti. Oltre questo vanno citati i temi del disco: non che il binomio uomo di colore + gay sia di per sé qualcosa di cui parlare necessariamente, senonché Serpentwithfeet dedica a questo tema l’intero disco. Lontani sono i tempi in cui questo avrebbe significato un disco all’insegna dell’oltraggio, perché Deacon celebra l’amore domestico, la fedeltà, l’affetto, il romanticismo della vita di coppia.

 

Non è un caso se il pezzo più bello di Deacon si intitola Same Size Shoes e sceglie una cosa tanto banale e quotidiana (la taglia delle scarpe) per farne una metafora dell’anima gemella: “Boy, you got my trust ‘cause I’m like you / Me and my boo wear the same size shoe”. Anche nei momenti in cui Wise si sofferma sui ricordi di amanti del passato (Dereck’s Beard), il tutto appare filtrato dalla consapevolezza del presente.

È lecito attendersi molto da Serpentwithfeet

Diversi artisti accompagnano Serpentwithfeet in questo suo viaggio, ma si tratta di presenze discrete. Ricordiamo almeno Sampha per il coro di Fellowship, il brano che chiude – molto bene – Deacon. Se un difetto si deve trovare al disco è nel suo essere a tratti eccessivamente etereo. Oltre i due brani già citati spicca l’iniziale Hyacinth e verso la metà si apprezza Sailors’ Superstition che alza un po’ il ritmo e ricorda un The Weeknd versione lo-fi. Per il resto tutto scorre comunque bene, piacevole, pacifico. Non è ancora, almeno per chi scrive, il disco definitivo di Serpentwithfeet, dal cui talento, e dalla cui voce straordinaria, è lecito attendersi anche di più: ma è certo una collezione di canzoni alle quali tornare spesso e volentieri.

Serpentwithfeet – Deacon
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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