Recensione: Maximo Park – Nature Always Win
Prolifica Inc. - 2021

Recensione: Maximo Park – Nature Always Win

Una band persa per strada: i Maximo Park.

Ecco ad una nuova prova una delle innumerevoli belle promesse del rock d’Inghilterra; da quelle parti, si sa, sono sempre affamati di trovare se non i nuovi Beatles (a questo punto, anche loro credo ci abbiano rinunciato), almeno i nuovi Oasis. E quindi molti esordi di giovani band sono puntualmente salutati come l’ennesima new big thing, salvo in moltissimi casi fare i conti un lustro dopo, con l’amara costatazione che i ragazzotti no, non hanno mantenuto le promesse e si sono accomodati su una musica più ordinaria, con pochi guizzi e molta più noia.

Recensione: Maximo Park – Nature Always Win

Prolifica Inc. – 2021

Di questa cerchia fanno parte anche i Maximo Park, da Newcastle, che esordirono 16 anni fa con il botto di A Certain Trigger, mirabile miscela di pop britannico e rock indie; poi gli anni sono passati e dopo il comunque notevole Our Earthly Pleasures del 2007, si sono susseguiti un altro pugno di dischi, sempre di buon livello ma inesorabilmente sempre meno freschi e meno ispirati.

Maximo Park – Nature Always Win

Ritornano ora con il nuovo Nature Always Win, con il quale confermano l’ultimo trend sonoro, che li vede privilegiare un rock con influenze più elettroniche e con meno schitarrate. E anche questa ultima prova conferma la lenta discesa in una certa monotonia e in un conformismo compositivo che non rende giustizia all’indubbio talento mostrato nelle prime prove. Si partirebbe anche bene con Party of My Making, pezzo tirato ed incessante, con un tappeto di tastiere elettroniche cupe e tese su cui si lanciano lampi chitarristici notevoli, con la sempre splendida voce del leader Paul Smith a dare parecchio pathos al tutto.

 

Però il seguito del disco purtroppo non è, se non a tratti, all’altezza del pezzo di apertura, scadendo subito sul banale e sullo scolastico, da compitino della classica ex giovane band brit, che potrà anche piacere agli odierni quarantenni inglesi (quelli che erano giovani, beati loro, quando i Maximo Park esordivano), ma per vecchie pellacce come noi o per gente che non è mai stata fan della band inglese, alla fine scivola via, semplice ed innocuo, destinato a sparire dalla memoria nel giro di un paio di mesi.

Che senso ha un disco così?

Può darsi che il problema sia legato al drammatico e ahimè inesorabile tramonto della “forma disco” come modo principale e al passo con i tempi per ascoltare la musica (discorso questo lunghissimo, che ci porterebbe parecchio lontano), che nel caso di prove mediocri come questa dimostra tutta la sua sanguinaria inesorabilità; per cui alla fine più che chiedersi se è un disco bello o brutto, la vera domanda dovrebbe essere: ma ha ancora senso fare un disco del genere?

Forse no, perché oramai lo sforzo di fare e offrire un disco potrebbe avere un senso solo se si è in grado di offrire qualcosa di notevole, di nuovo e di particolarmente ispirato. Tutte cose che purtroppo non ci sono in questo Nature Always Win dei Maximo Park.

Maximo Park – Nature Always Win
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Classe 1965, bolzanino di nascita, vive a Firenze dal 1985; è convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Miles Davis, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

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