Recensione: The Comet Is Coming - Afterlife
Impulse! - 2019

Recensione: The Comet Is Coming – Afterlife

Tra jazz e contaminazioni: The Comet Is Coming.

Pochi dubbi che uno dei nomi di punta della scena jazz mondiale sia quello del sassofonista e clarinettista londinese, ma di origine caraibica, Shabaka Hutchings, leader dei fenomenali e irruenti Sons of Kemet e di Shabaka and the Anchestor. Membro col moniker King Shabaka di questi The Comet Is Coming, ha anche collaborato con monumenti della storia del jazz come Sun Ra Orchestra e Mulatu Astatke, ma soprattutto con band quali Polar Bear e Melt Yourself Down che stanno reinventando il linguaggio del jazz in questo scorcio di inizio millennio con originali contaminazioni con altri generi musicali.

Recensione: The Comet Is Coming - Afterlife

Impulse! – 2019

The Comet Is Coming è un trio composto, oltre che da Shabaka, da Danalogue the Conqueror, nome d’arte del tastierista Dan Leavers, e da Betamax, il batterista Max Hallet. Non è certo un caso che i tre si siano scelti nomi che sembrano più adatti a personaggi di film di fantascienza di serie B, tanto la loro musica appare una geniale commistione fra cultura alta e bassa. Ma la proposta è, dal punto di vista artistico, tremendamente seria. Tanto che, dopo il debutto su Leaf Label, adesso i dischi di Shabaka escono su una delle etichette jazz più prestigiose e leggendarie, la Impulse!

Con Afterlife The Comet Is Coming arrivano a due (ottimi) dischi in un anno

La musica dei Comet Is Coming è, come per fortuna accade sempre più spesso, di difficile catalogazione. Supera i generi creando un linguaggio nuovo e personale che se parte da una base jazz, con certi fraseggi spirituali del sax di King Shabaka, li trascende viaggiando libera in un territorio dove elettronica, psichedelia, funky, prog, aperture space alla Sun Ra si incontrano dando vita a una musica estremamente eccitante e coinvolgente, atta a ballare, ma soprattutto a viaggiare dentro l’anima del nostro tempo. Perché quella di Shabaka e compagni è musica politica, musica battagliera, rabbiosa, potente. Ce lo dicono i titoli dei brani e  ce lo dice soprattutto la radicalità profonda della proposta musicale.

Trust in the Lifeforce of the Deep Mistery

Nel disco uscito a inizio anno, Trust in the Lifeforce of the Deep Mistery, c’è un brano in cui Kate Tempest recita un testo furiosamente anticapitalista. Ebbene questo Afterlife rappresenta il necessario complemento a quel disco. Ben due tracce sono intitolate Lifeforce Part I e Lifeforce Part II. E la traccia iniziale, con il testo recitato con giusta enfasi da Joshua Idehen, riprende alcuni dei temi del brano della Tempest, ma in una dimensione universale. Una riflessione sulla infinita piccolezza dell’essere umano, sulla sua fragilità, ma nel contempo sulla ricerca della felicità, o coltivando le vecchie amicizie o perdendosi nel cosmo.

La ricerca spirituale dei The Comet Is Coming si approfondisce in Afterlife

Rispetto al disco gemello, e ancor più rispetto a quello dei Sons of Kemet, Afterlife accentua il lato spirituale, la ricerca interiore, sia pure in una dimensione cosmica e spaziale che musicalmente lo colloca dalle parti di Sun Ra e di Alice Coltrane. Al contempo ci offre il lato più oscuro e malinconico del trio. Infatti se il sax di Shabaka si libra rabbioso sulla funambolica batteria di Betamax nella citata traccia iniziale, in The Softness of the Present i synth analogici di Danalogue creano morbidi tappeti irreali e fuori dal tempo per i riff meditabondi e malinconici del sax.

 

È una dimensione psichedelica che si manifesta anche nella title track dove a un drumming ossessivo, industrial si accompagnano le variazioni spaziali dei synth e le suggestive ed evocative linee melodiche del sax che lentamente si inerpicano verso territori sempre più aspri. Ma il climax il disco lo raggiunge nelle due tracce che fanno riferimento all’album precedente. Dapprima la meditazione spirituale della prima parte, poi l’elettricità funky della seconda che fa decollare il suono verso mondi sconosciuti e inediti territori psichici. Viaggio che peraltro prosegue nella traccia finale fra i clangori metallici della batteria, la solennità cupa delle tastiere e un ipnotico sax che sembra provenire da oscuri mondi lontani. Un gran disco per una band che nei recenti tour italiani ha dimostrato tutto il suo valore e la sua potenza espressiva.

The Comet Is Coming - Afterlife
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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