The Afghan Whigs - Black Love 20 recensione

Recensione: The Afghan Whigs – Black Love 20th Anniversary Edition

The Afghan Whigs - Black Love 20 recensione

Vent’anni fa. Black Love degli Afghan Whigs. Dalla custodia del cd originale scivola via un ritaglio di giornale dell’epoca, una recensione per il Melody Maker (gloriosa testata chiusa ormai da anni) firmata da Sharon O’Connell. “Non vorrei essere nei suoi panni. Non vorrei essere il tipo che si è comportato male con Greg Dulli [il leader del gruppo, nda], il tipo che gli ha fregato la ragazza/ è sparito dalla città senza restituirgli quei soldi/ gli ha servito la ketchup quando lui aveva chiesto la senape. Perché Greg Dulli assimila le ingiustizie, se le tiene strette al cuore e non le molla. Non fino a quando non ci sia stata rivalsa, non ci sia stato l’occhio per occhio e l’equilibrio dei torti dell’universo sia stato infine ripristinato.”

Black Love: il vero capolavoro degli Afghan Whigs?

Brillante, ineccepibile e non ci sarebbe altro da dire. Però qualcosa si può aggiungere. Intanto si può dire che Black Love, vent’anni dopo, mantiene tutto il peso specifico della sua minacciosità. Anzi, sotto questo punto di vista, il tempo gli ha forse fatto fare il sorpasso sul precedente, e più accreditato, Gentlemen (anch’esso ripubblicato di recente). Black Love è un disco che non potrebbe intitolarsi in altro modo. E’ romantico e aggressivo, sentimentale in modo sovraccarico e oscuro, si ispira alla musica nera e la rielabora in chiave, ovviamente, noir. E anche paranoica (non a caso una delle fonti d’ispirazione è il truce scrittore James Ellroy). Infine, riprendendo ancora la recensione di  O’Connell  è un disco “quintessenzialmente maschile”, cosa che oggi potrebbe suonare persino proto-criminale.

In realtà Dulli è uno che catalizza, e forse depotenzia, le proprie forze oscure nella musica. Dopo Black Love, il successivo e più debole 1965 e il primo scioglimento degli AW, ha continuato a farlo con i Twilight Singers e nel progetto Gutter Twins insieme all’altro allegrone Mark Lanegan. Il suo influsso si sente anche in Ballate Per Piccole Iene degli Afterhours, da lui co-prodotto. E quando lo si immaginava vagamente depotenziato, c’era stato l’eccellente (e solo un po’ introverso) ritorno del gruppo-madre con Do To The Beast.

Greg Dulli genio tempestoso

Ma è in Black Love che troviamo Dulli sulla cima tempestosa della sua espressività, grazie anche alla chitarra granitica (Rick McCollum) e alla ritmica serrata dei Liberali Afgani. Uno stato di (dis)grazia che le versioni demo inserite nel secondo cd della ristampa del ventennale evidenziano ancor di più. Se My Enemy, Double Day e Honky’s Ladder inquietano l’ascoltatore e al tempo stesso lo attraggono nella loro fusione di soul e grunge (e se Night By Candlelight è ballata struggente/straziante), il disco nella sua interezza si propone come un ispirato concept, più o meno intenzionale, sulla sofferenza. Egoriferito eppure universale, come capita spesso alle grandi opere.

A proposito di sofferenza, è doveroso concludere su una nota triste. Gli Afghan Whigs hanno da poco suonato alcune date dal vivo, tutte sold-out, i cui proventi sono stati interamente devoluti al chitarrista del gruppo Dave Rosser, affetto da malattia incurabile.

The Afghan Whigs - Black Love 20th Anniversary Edition | Recensione
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