CHANTAL ACDA interview

Intervista: Una chiacchierata con Chantal Acda

Con Saturday Moon la musicista belga di adozione Chantal Acda, nata nella vicina Olanda, ci ha dato uno degli album più intensi ed emozionanti di questo primo scorcio d’anno. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistarla tramite mail e la ringraziamo per la sua disponibilità.

Recensione: Chantal Acda – Saturday Moon

Glitterhouse Records – 2021

Ciao, avrei dovuto rivederti dal vivo a Livorno nel marzo scorso, il tuo è stato il primo di una lunga serie di concerti saltati, per me è stato orribile, ma immagino che per chi vive di musica sia stato molto peggio. Quindi ti chiedo come hai vissuto questo ultimo anno, come pensi che ne uscirà la musica?

Sono stato molto fortunato a non essere una grande artista, quindi durante l’estate ho potuto fare dei concerti più intimi! Inoltre sono stato fortunato ad aver già programmato  un nuovo disco durante questo periodo, quindi sono molto consapevole che alcuni musicisti si trovano in una condzione molto diverso in questo momento. Mi mancavano davvero i concerti (ne ho fatti solo alcuni) e le tournée. Dio, Livorno. Vorrei essere lì adesso!

Hai detto che  Saturday Moon era stato pensato inizialmente come un album per chitarra e voce, poi invece ti sei avvalsa di diversi altri musicisti, come mai questo cambio di rotta?

A causa del lockdown mi sono sentita sola e allo stesso tempo ho capito che ho difficoltà a trovare una connessione profonda quando non suono con le persone che amo. Così il mio cuore ha deciso di invitare tutte queste meravigliose anime a unirsi a me. Mi hanno dato vicinanza e calore.

Uno dei temi di The Letter è quello della difficoltà di comunicare, eppure dai dischi sembra che tu abbia la capacità di entrare in sintonia con musicisti molto diversi, ebbene come si realizza questa sintonia?

Come ho già detto. Trovo difficile comunicare e sentirmi a mio agio tra le persone quando non sto facendo musica. Ho un po’ di’paura di farlo. Mi sento a casa quando sono con i miei cavalli, con il cane o quando suono. A parte questo, il più delle volte mi sento un alieno.

In Saturday Moon sono presenti musicisti africani, i congolesi Vangana e due Zap Mama, queso significa un tuo interessamento per una musica come quella africana che sembrerebbe molto lontana dalle tue abituali sonorità?

Sì sicuramente! Mi sento molto legata all’approccio che hanno nei paesi non occidentali. Dove esiste ancora un senso del rito. E quel rituale non è collegato a un genere o uno stile. È più un approccio. Adoro anche Amenra, ad esempio, una band metal belga. Per la stessa ragione. Nella musica occidentale a volte ci dimentichiamo di suonare e cantare davvero perché colleghiamo tutto con il risultato.

Vorrei chiederti qualcosa sull’importanza che ha nel tuo lavoro  Eric Thielemans, trovo il suo drumming davvero straordinario, dà un tocco speciale alle tue canzoni, gli dà anche un tocco ironico, distaccato che soprattutto dal vivo è efficacissimo.

Amo suonare con lui. È molto in sintonia con questo approccio alla musica. Andiamo istantaneamente nello stesso posto, un luogo più spirituale, e possiamo essere entrambi liberi in quel luogo. Non ascolta mai quello che voglio io, quindi non ho il controllo su di lui, ma questo rende anche il suonare dal vivo molto divertente perché tutte le canzoni suonano diverse ogni sera!

Ami l’Islanda, i paesaggi in cui la natura mostra contemporaneamente la sua mestosa bellezza e la sua forza misteriosa, quanto questa terra si riflette nella tua musica? E al contrario qual è il tuo rapporto col mondo mediterraneo?

CHANTAL ACDA interview

Amo entrambi i paesaggi. Adoro suonare nei paesi del Mediterraneo perché è come se le persone capissero davvero e si unissero a ciò che sto cercando di fare. Provo molta emozione e passione. Anche l’Islanda fa parte di me. Verissimo, ma meno per le persone e la cultura, più per la natura desolata dove posso sempre recuperare le forze quando le perdo. Mi dà pace.

A questo punto devo chiederti dei cavalli islandesi, evidente che per te sono qualcosa di speciale, gli hai dedicato la copertina di Bounce Back, spesso ti fai fotografare con loro.

Ah! I fotografi adorano scattare foto in un posto diverso rispetto a un muro. Spesso dimenticano che i cavalli sono molto curiosi, quindi non vogliono rimanere in una posizione molto a lungo. È molto divertente fare un servizio fotografico del genere! I cavalli… beh, sono collegati alla mia musica. Mi mettono sempre nello stato d’animo giusto per scrivere. Mi mettono di fronte a come mi sento veramente. Mi commuovono in ogni singolo modo. Comprensione e fiducia. L’ho sentito da quando avevo due anni e mezzo e non è mai cambiato. Animali spirituali sensibili.

 Il tema del ricordo, del passato è spesso presente nelle tue canzoni, affrontato spesso con struggente malinconia e con un profondo senso di perdita. Quanto è forte in te il sentimento della nostalgia?

Molto molto forte. Anche se a volte non voglio, perché può sembrare anche pesante. Ma a me interessano i cicli di vita. Nel trasmettere la nostra vita agli altri e l’effetto che i nostri antenati hanno nelle nostre vite. Nel dolore e nel lasciarsi andare.

La tua voce è stata paragonata a quella di Beth Gibbons, a ma tu con quali artisti senti di avere un rapporto di affinità, non solo per il timbro vocale, ma soprattutto per una ricerca e un’affinità in comune?

Amen Ra. Ma guardandoli, potresti essere abbastanza sorpreso … Direi che mi sento molto vicina a Chris Eckman.

Ho molto amato i tuoi progetti True Bypass e Distance, Light & Sky, pensi che siano capitoli ormai conclusi o possiamo aspettarci delle novità? E quali differenze trovi nel tuo modo di lavorare fra gli album a tuo nome e questi?

True Bypass è un capitolo chiuso credo. Ma non si sa mai. Distance, Light & Sky, vabbè, amo quella band. È così naturale il rapporto tra di noi. Sono sicura che succederà qualcosa in futuro!

Ti ricordo che sei in debito col pubblico italiano e con quello livornese, quindi chiudo chiedendoti quali possibilità ci sono di rivederti in Italia?

La più grande possibilità di sempre!

Ringrazio Chantal Acda e la attendo impaziente per il suo prossimo tour italiano.

 

 La versione inglese dell’intervista

Hi, I should have met you in Livorno last March, yours was the first of a long series of missed concerts, for me it was horrible, but I guess that for those who live on music it was much worse. So my questions is: how have you lived this last year, how much will the music be changed by the lockdown?

I have been very lucky that I am actually not the biggest artist so during the summer I could play some concerts that were more intimate! Also I have been lucky that I already planned to make a new record during this period so I am very much aware that some musician are in a very different place right now. I did really miss playing concerts (I just did some) and touring. God, Livorno. I wish I would be there right now!

You stated that Saturday Moon was initially conceived as a solo album for guitar and vocals, but then you availed yourself of several other musicians: why this change of direction?

Because of the lockdown I felt lonely and in the same time I realized that I have a very hard time to find deep connection when I am not playing music with the people I love. So my heart decided to invite all these wonderful souls to join me. It gave me closeness and warmth.

One of the themes of The Letter is the difficulty of communicating, yet from the records it seems that you have the ability to connect with very different musicians: How could this harmony be achieved?

As I mentioned above. I find it hard to communicate and feel at ease between people when I am not making music. I am a bit scared to. I feel at home when I am with my horses, dog or when I am playing music. Besides that I most of the time feel like an alien.

In Saturday Moon there are African musicians, the Congolese Vangana and two Zap Mama: does this confirm an interest in African music that would seem very far from your usual sounds?

Yes, for sure! I feel very connected to the approach in non-western countries. Where a sense of ritual still exists. And that ritual is not connected to a genre or style. It’s more an approach. I also love Amen Ra, for example, a Belgian metalband. For the same reason. In Western music we sometimes forget to really play and sing because we connect everyting with result.

Una chiacchierata con Chantal Acda

I would like to ask you about the importance that Eric Thielemans has in your profession. I find his drumming truly extraordinary as it gives a special touch to your songs and also an ironic, detached touch that is especially effective in live performances.

I love playing with him. He is very expiring in this approach to music. We instantly go to the same place, a more spiritual place, and we can both be in that place freely. He never listens to what I want J so I have no control over him but that makes playing live so much fun too because all the songs sound different every night!

You love Iceland and its landscapes where nature simultaneously shows its awe-inspiring beauty and its mysterious strength; how much is this land reflected in your music? And on the contrary, what is your relationship with the Mediterranean world?

I love both. I love playing in Mediterranean countries because it feels as if people really understand and join what I am trying to do. I feel a lot of emotion and passion. Iceland is a part of me too. Very true, but less for the people and culture, more for the desolate nature where I can always regain my strength when I lose it. It gives me my peace.

At this point I have to ask you about Icelandic horses: Obviously they are special for you, you even have dedicated the cover of Bounce Back to them and often let yourself be photographed with them.

Ha! Photographers love to make photo’s in a different place than in front of a wall. They often forget that horses are very nosy so they don’t want to stay in one position very long. It’s a lot of fun to do a photoshoot like that! Horses….well, they are connected with my music. They always put me in the place where I can write. They confront me with how I really feel. They move me in every single way. Understanding and trust. I have felt that since I was 2.5 years old and it never has changed. Sensitive spiritanimals.

The theme of memory, of the past, is often present in your songs, often faced with poignant melancholy and with a deep sense of loss. How strong is the feeling of nostalgia in you?

Very very strong. Even if I don’t want to sometimes because it can feel heavy too. But I am interested in lifecycles. In passing on our lives to others and the effect our forefathers have in our lives. In grief and letting go.

Your voice has been compared to that of Beth Gibbons. Which artists do you feel you have a relationship of affinity with, not only for the vocal tone, but especially for a common research and sensitivity?

Amen ra. But you will look this up, you might be quite surprised J Closer to home I would say Chris Eckman.

I really loved your True Bypass and Distance, Light & Sky projects. Do you think they are to be considered closed experience or shall we expect some news? And what differences do you find in the way you work, between the albums in your name and these ones?

True Bypass is a closed chapter I think. But you never know. Distance, Light & Sky, oh well, I love that band. It feels so natural between us. I am sure something will happen in the future!

I remind you that you owe the Italian people and in particular the Livorno ones, so I close this interview by asking what are the chances of seeing you again in Italy?

The biggest chance ever!

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Written by

Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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