David Bowie e il Record Store Day
Parlophone – 2020

Articolo: David Bowie e il Record Store Day

I’m Only Dancing – The Soul Tour ’74 / Changesnowbowie, ovvero David Bowie e il Record Store Day.

C’è stato un tempo in cui il sottoscritto partecipò ad una trasmissione televisiva locale dove era chiamato a disquisire su arti varie, principalmente musica, cinema e l’allora nascente febbre per le serie Tv. In una delle prime occasioni, parlando dell’ennesimo parto postumo dei Beatles, coniò il termine “necrofonofilia” a rappresentare quegli acquirenti che, trascurato l’artista da vivo, non ne perdono un’emissione da defunto…

David Bowie e il Record Store Day

Parlophone – 2020

C’è stato anche un tempo in cui il Record Store Day era tutto l’anno, prima dell’avvento del CD, e quindi non era l’evento di oggi, non uscivano dischi fatti apposta per essere acquistati quel giorno e mai più. Molte emissioni per il Record Store Day, infatti, spariscono il giorno stesso dell’uscita salvo cicciare fuori dopo poche ore su Discogs a prezzi ancora più folli di quelli imposti ai negozianti dalle case discografiche in occasione dell’evento.

Considerazioni preliminari

Dal 2016, anno della dipartita di David Bowie, ho assistito, io che fui fan devoto e critico al tempo stesso, ad una serie di uscite pari solo a quelle proposte dalla famiglia Zappa: cofanetti ultradeluxe, sempre con almeno un dischetto di robe che trovavi solo lì, ristampe autorizzate di live noti nel mercato clandestino, nastri che mai avrebbero visto la luce con l’artista in vita e che invece sono finiti, pure quelli, in edizioni da vendita degli organi… Insomma, il trionfo della necrofonofilia per molti che, anagraficamente, lo avevano orecchiato tardi e una continua trasfusione di buona parte della pensione per i completisti, astenuto il sottoscritto perché tengo famiglia.

David Bowie e le uscite del Record Store Day

Ecco, la questione si fa invece sinistra adesso che mi sono ritrovato ad acquistare queste due uscite. Un live, I‘m Only Dancing – The Soul Tour ’74, periodo che amai molto ai tempi dell’uscita di David Live e fase ponte tra il fallimentare progetto 1984 e la fase maldestramente definita Plastic Soul. E ChangesnowBowie che invece raccoglie, per la prima volta (?) incisioni di vecchi brani in versione semi o perlopiù acustica registrati per un programma radiofonico nel 1997, in prossimità del 50esimo compleanno di Bowie.

 

Dunque anche il sottoscritto è caduto vittima della sindrome Record Store Day ? In parte… sarà perché attirato dalla grafica molto disco pirata o dalla presenza della mai incisa ufficialmente Footstompin (che sarebbe poi diventata Fame e di cui esiste un divertente video sul Tubo). O perché le sessions acustiche toccavano un repertorio che mi era molto congeniale. Insomma, ce so’ cascato mani e piedi e il risultato mi servirà di lezione per il futuro.

La qualità dell’offerta

Il live ha un’incisione molto mediocre, capisco si tratti di un bootleg ma da una uscita clandestina lo accetto, da una uscita con l’egida Parlophone no. Il dischetto di sessions ha indubbiamente una resa sonora sopraffina ma mi domando se fosse il caso di titolarlo così, soprattutto perchè quel Now si riferisce al 1997 e , invecchiando, divento pignolo in tutto (poveri i miei conviventi, diranno i miei lettori grandi e piccini). Preciso: io non ho mai amato né acquistato i cosiddetti dischi pirata, li ho sempre trovati di pessima qualità e spesso costavano già una fucilata… Ma non sapevo, allora, che erano i prodromi del Record Store Day! Poche emissioni, copertine di carta riciclata, vinili di pessima qualità, ma se non li avevi non potevi dirti vero appassionato, motivo per cui io che la passione ce l’ho ma solo per la qualità e le uscite che portano la grana a chi le produce, ovvero ai musicisti, li ho sempre schifati.

Un’occasione da ripensare

Come si può notare, rispetto ai due dischi, non mi soffermo sul recensirli come mio solito costume, nessuna disamina qui avrebbe un senso. Duole constatare come invece si senta forte odore di strafondo del barile e si venga così a mancare profondamente di rispetto all’Uomo e all’Artista che, come auralmente percebile, in quel periodo ben noto agli appassionati, quello dei peperoni e del latte, non era proprio al top delle proprie possibilità vocali (e si sente, al limite dello strazio) e che mai si sarebbe sognato di registrare uno show radiofonico in buona compagnia e molto confidenziale per poi andarselo a veder pubblicato…. E finisce qui la mia esperienza necrofonofiliaca.

 

Unica nota che vedo positiva invece nel Record Store Day  è quella di aiutare i pochissimi negozi di dischi rimasti aperti ad avere almeno un giorno da leoni dove, in occasione della giornata, qualcuno si affezioni e torni rendendosi conto che i dischi, sia in vinile che su supporto metalizzato, si vendono e si devono continuare a vendere, tutto l’anno.

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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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