Iggy Pop - The Bowie Years
UMC -2020

Recensione: Iggy Pop – The Bowie Years

Necessaria riedizione di due classici di Iggy Pop: ma The Bowie Years è il titolo giusto?

Iggy Pop - The Bowie Years

UMC -2020

Premessa necessaria: comprendo la buona intenzione omaggiante, ma il titolo di questo cofanetto monstre proprio non mi piace. Dalla scomparsa di David Bowie il mercato è stato inflazionato, come era prevedibile, da uscite dai costi spropositati, limited edition finite su discogs prima ancora di essere reperibili, recupero di materiali adolescenziali, remix ultralimitati di interi album però disponibili solo se acquisti il megacofanone… Insomma, credo che il Pop, nel senso di Iggy, potesse anche trovare (sempre che il titolo sia suo, cosa della quale dubito) un altro modo di rendere reperibili le versioni remastered dei suoi due lavori seminali e berlinesi con il sodale scomparso.

Cosa c’è nel cofanetto

Il contenuto è composto da 7 cd e libro annesso. Per la parte musicale troviamo The Idiot, Lust for Life, il live da tempo introvabile (che fu mossa astuta della RCA per mungere a discapito della qualità) T.V. Eye Live, un cd compendio di versioni editate o con altro mixaggio e una intervista all’Iguana. Ancora, tre live con la medesima scaletta, brano più brano meno, registrati al Rainbow Theatre di Londra, all’Agora Ballroom di Cleveland e ai Mantra Studio di Chicago. La peculiarità nota a tutti è che mentre per gli album in studio Bowie si prestò a produrre il capolavoro The Idiot e il più divertito Lust for Life, opere fondamentali per genere e periodo, le tournées che accompagnarono la promozione videro Iggy riproporre in buona parte opere stoogesiane e Bowie, in piena fase di ritiro dal proprio mito, fornire la parte pianistica confinato in un angolo degli stage…

The Idiot e Lust For Life

Per chi legge e ancora non avesse avuto il piacere di imbattersi nei due succitati lavori… In breve The Idiot contiene 8 canzoni registrate con una cupezza produttiva anticipatrice dei Joy Division & Co. Tra queste China Girl e Fun Time:  la cover di Bowie della prima permise a Pop, di campare per un bel po’ di diritti d’autore, mentre la seconda venne coverizzata da molte dark star, tra cui il protovampiro Peter Murphy. I restanti brani spiccano però per una gelida capacità di anticipare tutta l’ondata nuova che stava arrivando.

 

Ben più maramaldo il lavoro fatto con Lust For Life, dove con la base ritmica dei fratelli Sales che sarebbero più avanti divenuti il 50% dei Tin Machine, Iggy ci dà dentro con la sua consueta attitudine sboccata in una versione degli Stooges proiettata verso il futuro ma anche uno sguardo di riguardo verso le radici del rock’n’roll. E anche qui, almeno con la cover di Tonight nel terribile album omonimo di Bowie (1984), diritti d’autore a pioggia. Lo stesso vale per The Passenger, con uno degli hook più accattivanti della storia della musica popolare, ben resa dai Siouxsie and The Banshees. Non dimentichiamo la title track che vide nuova popolarità con Trainspotting tanto da meritarsi un video promozionale ex novo che consiglio di andarsi a vedere…

Iggy Pop – The Bowie Years: vale l’acquisto?

Le versioni che occupano il terzo cd sono “for fans only”. Per il sottoscritto poco aggiungono (come sempre penso per queste operazioni) agli originali che escono anche in versione doppio cd. Ovvero The Idiot e il live al Rainbow  e Lust For Life e il T.V. Eye live a Cleveland. Il libro, a parte simpatiche foto inedite, è di quelli che leggi, se va bene, mentre ascolti. Aneddoti e memorie dei musicisti che suonarono all’epoca e di fans influenzati dai lavori del duo, che poco aggiungono alla leggenda mitteleuropea che vide addirittura i due citati dagli algidi Kraftwerk nelle rime di Trans Europe Express.

Recensione: Iggy Pop - The Bowie Years

Non è dunque così bizzarro che il cofanetto “sfrutti” il nome di Bowie. Però, per rigor di logica, allora dovrebbe essere stato incluso anche Blah Blah Blah, lavoro non eccelso che ha visto nuovamente la collaborazione del duo in fase di produzione e scrittura ma invecchiato malissimo. Tuttavia ritengo che la scelta fosse invece proprio dovuta al periodo storico dei due succitati lavori. È quello che si definisce il periodo berlinese di entrambi e spendere ulteriori parole sulla storia direi che in questa sede è pleonastico. Dispiace solo non avere una macchina del tempo e un biglietto per Berlino…

Il voto riguarda la qualità della musica, non quella del cofanetto

Iggy Pop - The Bowie Years
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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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