David Byrne torna in concerto in Italia al Teatro Arcimboldi di Milano.
Il 21 e 22 febbraio al Teatro Arcimboldi di Milano è andato in scena uno degli eventi più attesi della stagione. David Byrne torna in Italia con il nuovo show Who Is The Sky e conquista una platea entusiasta per tutta la durata del concerto senza un attimo di cedimento. Ancora una volta l’ex leader dei Talking Heads dimostra di essere un outsider sempre un passo avanti rispetto ai tempi e ai linguaggi del live contemporaneo. Non un revival o un celebration tour, non un greatest hits, ma un grande spettacolo immersivo, multimediale e profondamente attuale dove musica, corpo e spazio dialogano in perfetto equilibrio.
La scena e le coreografie
La scena è essenziale, geometrica e luminosa. Grandi schermi a 360 gradi si alternano creando paesaggi visivi di grande suggestione, perfettamente integrati con i temi del concerto. Sulla scena domina il movimento. Tredici performer, tra musicisti con strumenti a tracolla e ballerini/coristi, costruiscono coreografie fluide che trasformano ogni brano in un episodio teatrale. Se con American Utopia, Byrne aveva già ridefinito il concetto di “band itinerante” qui ne affina ulteriormente la formula. Meno stupore e più maturità narrativa. Il concerto si sviluppa come una progressione emotiva che acquista intensità e velocità man mano.
La setlist del concerto di David Byrne propone un mix di passato e presente
La scaletta attraversa i momenti più significativi della lunga carriera del genio scozzese-americano, tra repertorio solista e classici dei Talking Heads. Si parte con Heaven, in versione intima, sostenuta dagli archi, per passare a Everybody Laugh, dall’ultimo album, e qui il pubblico comincia a muoversi seguendo il consiglio iniziale di Byrne: “ballate quanto volete, senza disturbare i vicini e con uno sguardo ai sistemi anti incendio”. Le canzoni di Who Is The Sky si inseriscono naturalmente tra gli evergreen costruendo un’atmosfera coerente e coinvolgente.
L’insieme appare oggi più orchestrale e meno spigoloso rispetto agli anni passati, ma sempre attraversato da una grande energia che, a quanto pare, il nostro, giunto al traguardo delle 73 primavere, non intende mollare. Non mancano i riferimenti all’attualità e durante Life During Wartime, di fronte a un pubblico ormai incantato, scorrono immagini di proteste e tensioni sociali. Ma Byrne non è mai didascalico, il suo è un invito alla connessione e non alla polarizzazione, anche se si intuisce chiaramente da che parte sta: “love and kindness are a form of resistance”.
Gli highlights
Tra i momenti più memorabili del concerto spiccano le esecuzioni di brani ormai iconici come This Must Be The Place, Slippery People, (Nothing But) Flowers che si trasformano in una vera e propria catarsi collettiva confermando che pochi artisti al mondo sanno essere straordinariamente creativi e originali come David Byrne. Ma le sorprese non finiscono qui. Dopo 25 anni, torna in versione live Psycho Killer, rinnovata per l’occasione, in una versione intensa e ipnotica che prepara al gran finale.
È la volta di Once In A Lifetime e del bis con Everybody’s Coming To My House (da American Utopia, 2018) e Burning Down The House. Tutti in piedi! La sensazione è che il mondo sia più bello finché David Byrne continua a esibirsi: tra gli ultimi grandi innovatori capaci di trasformare il suono in un linguaggio artistico totale.





