Peter Milton Walsh / The Apartments

Il tour italiano di Peter Milton Walsh / The Apartments parte da Genova.

È dalla fine degli anni ’70 che Peter Milton Walsh ci regala gioiellini di pop chitarristico, malinconici e intensi, poetici e drammatici, dolcissimi e amari. All’inizio della sua lunga carriera (iniziata in Australia per approdare a New York, Londra e Francia, paese dove è più famoso) militò negli amatissimi (a giudicare dai numerosi fans presenti in sala) Go-Betweens, ma ha sempre usato il marchio della band The Apartments (nome ispirato al celebre film di Gene Wilder), band di cui consiglio caldamente l’ultimo disco (prima del ritorno del 2014), A Life Full Of Farewells (Una vita piena di addii, bonjour tristesse). Che musica fa Walsh, da solo o con gli Apartments? Un ispirato blend di Go-Betweens, Triffids, Smiths, Aztec Camera, Nick Drake, Durutti Column, Dylan, Prefab Sprout, Ben Watt, Cocteau Twins (i contrappunti di tromba), Nick Cave, Bacharach (ebbene sì)… Come molti artisti australiani sa mettere insieme diverse influenze senza aderire troppo a nessuna, creando una sua personalità distinta.

La Claque ospita il concerto (29 marzo 2022)

La Claque è gremita di un pubblico attentissimo e rapito dalle atmosfere create da Walsh, anche perché ogni brano è introdotto/spiegato in un inglese molto comprensibile. Il primo pezzo ci stende subito. É la meravigliosa Mr. Somewhere, già ripresa da This Mortal Coil (non dico altro) nell’album Blood del 1991. Canzone eterna. A seguire la smithsiana Black Ribbons (dal disco del ritorno, No Song No Spell No Madrigal), e l’incalzante Things You’ll Keep. Walsh sopperisce egregiamente all’assenza di una band che fornisca i bellissimi arrangiamenti ascoltati nei dischi con  suoni che amplificano e rendono la sua chitarra acustica una specie di orchestra. Grazie a effetti e riverberi il suono è scintillante e bello “pieno”, mai scarno, sembra sempre ci siano tastiere ed archi sotto.

Canzoni del passato e del presente

Si prosegue con Sunset Hotel, uscita per la leggendaria etichetta londinese Rough Trade grazie all’interessamento di un bassista degli Apartments che faceva parte dei deliziosi Field Mice.

I Don’t Give A Fuck About You Anymore (dall’ultimo In and Out of the Light) è una delle più belle canzoni di cuore spezzato che io conosca. Se questa parla di amore di coppia (“Non mi importa più un cazzo di te, eccetto quando cammino, respiro, mangio, bevo, dormo, sogno…”),quasi tutte le altre sono attraversate da una vena nostalgica, un sottile filo nero che porta al 1999, quando Walsh perse un figlio di neanche 4 anni per una malattia rara (un verso dice “Sono bloccato nelle stesse sabbie mobili dal 1999”). A seguito di questa tragedia Walsh smise di esibirsi per una decina d’anni, seppur scrivendo tantissime canzoni struggenti per elaborare il lutto, canzoni che hanno visto la luce, e che luce, col suo ritorno sulle scene.

Peter Milton Walsh

Seguono On Every Corner (saltellante, molto Go-Betweens), What Beauty’s To Do (“A cosa serve la bellezza? È  una luce nel buio, non salva nessuno, non cambia niente, non fa succedere niente, ma la felicità arriva di nuovo”), All You Wanted, The Goodbye Train (“Il treno dell’addio ti ha fatto fare un giro, ma tu non sei ancora perduto né spezzato”).

Un breve, intenso encore chiude la serata

Il concerto si chiude con la struggente Where You Used To Be, dilatata su un arpeggio in loop: “Chiedimi se ho obiettivi, lo sai che non ne ho / Chiedimi se ho desideri, ne avevo tantissimi / Metà di me è con te ora, metà di me è nel passato / Mi senti? / C’è un buco nel mondo dove c’eri tu”.

Un concerto memorabile.

Un grande Grazie alla associazione Incadenza che porta nella notoriamente diffidente Genova artisti di questo calibro.

Peter Milton Walsh tour

Le foto del concerto sono © di Marina Montesano e TomTomRock

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Ha iniziato ad ascoltare musica nel 1977 coi 45 giri di Clash e Sex Pistols. Primo concerto: Ramones, 1980. Nel 1983 inizia a fare musica e da allora ha suonato tutto lo scibile 'alternativo': anarcopunk, rock'n'roll, emo-pop, rock psichedelico. Ogni tanto pubblica album da solista one man band. Non si ritiene un critico musicale ma ha ascoltato e suonato talmente tanta musica che pensa di poter dire la sua, su Tomtomrock e su https://zaio.blogspot.com/.

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