Recensione: The Apartments – In and Out of the Light
Talitres / Audioglobe – 2020

Recensione: The Apartments – In and Out of the Light

Settimo disco per The Apartments: In and Out of the Light.

Ricordo la sorpresa nel trovare in un negozio di dischi, ormai cinque anni fa, un nuovo, inatteso disco dei The Apartments di Peter Milton Walsh. Seguirono intervista e un formidabile live, ma ciò che non era chiaro all’epoca è se ci sarebbe stato un seguito a No Song No Spell No Madrigal. Poi, negli scorsi mesi, è arrivato l’annuncio di questo In and Out of the Light.

Recensione: The Apartments – In and Out of the Light

Talitres / Audioglobe – 2020

La registrazione del settimo album in studio dei The Apartments, inizia a metà del 2019 a Sydney, dove risiedono Peter Milton Walsh ed Eliot Fish (che suona il basso), e si conclude al principio di quest’anno, pochi giorni prima dell’inizio del lockdown. Nel frattempo Natasha Penot e Antoine Chaperon in Francia e il batterista Nick Allum a Londra registravano varie parti strumentali. Ci sono nessi con il passato più o meno vicino: We Talked Through Till Dawn è stata registrati dal vivo in una sola ripresa con Peter Milton Walsh che cantava mentre Chris Abrahams (dei The Necks) suonava il pianoforte. She Sings to Forget You, una delle più belle canzoni dei The Apartmens, è stata registrata in questo modo. Miro Bukovsky, già presente in No Song No Spell No Madrigal, suona di nuovo il flicorno e la tromba. Risultato finale: otto composizioni dotate di un suono organico e cristallino; a dispetto di questa registrazione logisticamente complessa, a volte pare di stare nella stessa stanza con i musicisti.

La vena compositiva di Peter Milton Walsh

In and Out of the Light parte con la delicata Pocketful of Sunshine che dà il via a una sequenza magica. Write Your Way Out of Town e Where You Used to Be hanno il piglio malinconico del Peter Milton Walsh d’annata. Whatever it was that went wrong, she poured it into sang (Qualunque cosa fosse andata male, lei la riversava nel canto) si apre significativamente la prima.

 

What’s Beauty to Do è la grande sorpresa di In and Out of the Light, perché rinvia ai The Apartments sbarazzini del primo album, lo splendido The Evening Visits….And Stays For Years. Per chi ha amato la grande stagione del pop-rock australiano è un vero colpo al cuore. Il fatto che i testi siano all’altezza della musica capita, ma è raro: That was your special gift to take something good and make a mess of it (…) What’s beauty to do in the face of it all? What’s beauty to you? lt’s a light in the dark (Quello era il tuo regalo speciale, prendere qualcosa di buono e farne un disastro (…) Cos’è la bellezza di fronte a tutto questo? Cos’è la bellezza per te? È una luce nel buio).

Otto canzoni pressoché perfette

I Don’t Give a Fuck About You Anymore scopre una vena nuova, è una di quelle put down songs nelle quali Bob Dylan è particolarmente versato. It’s a mystery to me now, what I ever saw in you / I believed in your talent, I believed in your luck / But it’s such a long time since I gave a fuck about you / Don’t give a fuck about you anymore (È un mistero per me ora, quello che ho visto in te / Ho creduto nel tuo talento, ho creduto nella tua fortuna / Ma è passato così tanto tempo da quando me ne fregava qualcosa / Non me ne frega più un cazzo di te). Poco importa se uscita da un’esperienza personale o meno, vede un Walsh ispirato e comunica un senso di liberazione. C’è poco da dire di negativo su In and Out of the Light: otto canzoni nuove non sono molte, ma il disco non sembra incompleto. Anche i momenti più quieti come Butterfly Kiss  non annoiano mai perché melodicamenti solidi, a parte forse la coda di The Fading Light, ma sono quisquilie. La verità è che Peter Milton Walsh sembra incapace di scrivere un brutto disco anche se volesse. In and Out of the Light si inserisce perfettamente nella saga dei The Apartments: quanti li hanno amati e li amano non ne resteranno delusi.

The Apartments – In and Out of the Light
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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