I Black Country, New Road di Forever Howlong tornano dopo il grande cambiamento.
Nella recensione apparsa nel febbraio 2022 di Ants From Up There, opera seconda dei Black Country, New Road, Tomtomrock dava conto della clamorosa uscita di scena del cantante e chitarrista Isaac Wood pochi giorni prima della pubblicazione del disco. La motivazione era l’incapacità di reggere la pressione causata dal grande interesse, ancorché di ambito indie, che si stava creando intorno a lui e ai compagni/e. Come molti, anche noi avevamo avanzato qualche dubbio sul futuro del gruppo inglese, considerando la grande carica espressiva di Wood. La recensione si chiudeva così: “E se provassero con una voce femminile?” Ebbene, siamo stati ascoltati. Anzi in Forever Howlong le voci femminili sono addirittura tre.
Cosa è successo ai Black Country, New Road in questi tre anni
Torniamo un momento al 2022. I sei BCNR rimasti cancellano quello che sarebbe stato il loro primo tour americano, dicono ad Isaac che quando vuole può riprendere il suo posto e poi decidono di non sostituirlo. In dicembre incidono addirittura un disco dal vivo, Live At Bush Hall, fatto solo di pezzi inediti. Una scelta tanto insolita quanto indicativa di uno spirito combattivo. Ed ecco arrivare adesso Forever Howlong, dove a cantare sono Georgia Ellery, Tyler Hyde e May Kershaw.
I nuovi Black Country, New Road
Molti commentatori hanno già parlato di un gruppo irriconoscibile rispetto al passato suggerendo addirittura un cambio di ragione sociale. Si può dar loro ragione soltanto in parte. Certo, oltre al cambio ‘di genere’ (evento in effetti rarissimo), l’approccio vocale appare più controllato e al tempo stesso caleidoscopico nei suo incroci.
Va comunque ricordato che anche Ants from Up There cambiava parecchie carte in tavola rispetto all’opera d’esordio For The First Time, tutta giocato su un’emotività a cuore aperto (quello di Isaac Wood soprattutto), preferendo lavorare sulla dialettica fra passaggi dai toni quasi pastorali e altri dove la tensione saliva alla ribalta. Questo approccio strumentale viene ripreso in Forever Howlong e messo in relazione con le nuove parti cantate. Dunque da una parte una grandissima novità, dall’altra un’opera di consolidamento con le due parti a formare un insieme di sicuro attraente.
Il flusso sonoro di Forever Howlong
A venire fuori in ogni momento è la preparazione da studi classici del sestetto, un’evidente sapienza compositiva e strumentale capace di dar vita a piccole, multiformi sinfonie. Dopo l’inizio alla Beatles-con-clavicembalo di Besties, si entra in un flusso dove le tastiere dialogano con i fiati oppure con il banjo o il mandolino, le chitarre elettriche cercano di suonare poco ovvie, spuntano melodie fischiettate e, in generale, si è in presenza di un suono che dal suadente può passare d’un tratto al nevrotico e viceversa. C’è una sensazione di vecchia Inghilterra eccentrica e capricciosa che fa pensare a nomi di nicchia come Slapp Happy o Mike & Lal Waterson o Virginia Astley, mentre i passaggi più insistiti rimandano alle colonne sonore greenawayane.
Se per chi ascolta è interessante stare sul chi va là perché può sempre succedere qualcosa, è altresì vero che forse le situazioni cambiano troppo di sovente e certi sfoggi di virtuosismo vanno a scapito di una linearità che arriva solo alla fine con la coinvolgente e bella Goodbye (Don’t Tell Me). In ogni caso i BCNR hanno detto che, nonostante le turbolenze degli anni recenti, sono qui per restare e non devono dimostrare niente nessuno, neppure a un vecchio amico.
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