Blondie pollinator recensione

Blondie – Pollinator.

Blondie pollinator recensione

Torna la band della storica biondina del rock. Pollinator è l’album migliore degli ultimi anni di una lunga storia.

Storia di un’icona

Il primo disco omonimo della band statunitense risale al 1976. Debbie Harry e compagni inventano un genere musicale, miscelando punk, pop e rock, che li rende in qualche modo unici. Ripercorrere le tappe di una carriera così lunga è un’ardua impresa. I successi planetari si sprecano. Dischi come Plastic Letters, Parallel Lines, e Eat To The Beat, tutti degli anni ’70, consacrano Blondie come una band di culto. Deborah Harry passa immediatamente da ex coniglietta di Playboy a icona non solo musicale. Sono tanti gli artisti che si interessano alla sua immagine, uno fra tutti Andy Wahrol.

La macchina da guerra che sembrava non conoscere tregua si ferma nel 1982. Dopo un disco di scarso successo, The Hunter, il gruppo si prende una lunga pausa di riflessione. Pausa in cui entrano in scena i progetti solisti. Degno di nota è il disco di Debbie Harry, del 1986, in cui il singolo French Kissin’ In The U.S.A. torna a far parlare di un’artista che pare sul viale del tramonto.

Blondie sul viale del tramonto?

Viale che alla fine la band non ha imboccato in quanto si può tranquillamente parlare di una seconda fase che ha inizio a fine anni ’90 Proprio nel nel 1999 infatti il gruppo, a sorpresa,  si riunisce. Con l’album No Exit la critica parla di rinascita e il singolo Maria scala le classifiche ovunque.

Seguono altri tre album che, anche se non raggiungono i fasti degli esordi, si fanno comunque notare. Sarà la grande devozione dei fan, o qualche pezzo particolarmente riuscito, i Blondie continuano comunque a mantenere una posizione di tutto rispetto nell’universo del pop-rock. La sorpresa arriva quest’anno.

Pollinator: un riciclo degno di un’ape regina

Chiamando a raccolta i più grandi artisti del mainstream musicale, i Blondie aggiungono un capitolo interessante alla loro discografia. L’album  in questione è Pollinator. I nomi che hanno collaborato alla produzione, agli arrangiamenti  e alla stesura  sono una garanzia. Johnny Marr, Sia, XCX  per citarne alcuni. La produzione è affidata a John Congleton, un grande professionista molto apprezzato, che ha affiancato niente meno che St. Vincent,  Franz Ferdinand e John Grant. Il risultato è decisamente gradevole. Pollinator si presenta come un compendio di quanto di meglio prodotto da un gruppo storico che volge un astuto sguardo alla contemporaneità.

I migliori brani di Pollinator

Il biglietto da visita, rappresentato dal primo singolo Fun, non è il momento migliore del disco. Troppo light e abboccato per gente che ha anche un pizzico di punk nel proprio DNA. Doom Or Destiny e Long Time al contrario sembrano guardare al passato  e riattualizzare addirittura brani storici. Long Time ricorda vagamente Heart Of Glass e Doom Or Destiny somiglia a un qualunque brano dei Blondie anni ’70. In ogni caso le undici tracce sono più che godibili. Debbie Harry in gran forma, sebbene la voce sia spesso sovraprodotta, rimane un’icona che, nonostante l’età, (classe 1945) non ha ancora trovato eredi.

Blondie - Pollinator
7.5 Voto Redattore
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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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