Danzig Sings Elvis

Recensione: Danzig – Danzig Sings Elvis

Danzig Sings Elvis è una buona idea?

Danzig Sings Elvis

Cleopatra – 2020

Ci vuole un gran coraggio a coverizzare Elvis Presley, a meno di stravolgerlo e impossessarsi delle sue canzoni come fecero Nick Cave con In The Ghetto, i folli Residents del disco del 1989 The King & Eye, gli schizzati Dead Kennedys con Viva Las Vegas, i velenosi Cramps con Fever. E quanto ci si rende ridicoli a emularlo, come fanno le migliaia di fans-imitatori sparsi per il mondo che, non a caso, per la maggior parte citano l’Elvis degli anni 70. Quello “prima del militare” è inimitabile, irraggiungibile e insuperabile (e qui faccio outing del mio essere fan di quell’Elvis).

Quindi confesso che quando ho saputo dell’uscita di questo disco ero piuttosto preoccupato sul risultato. Temevo che Danzig (per chi non lo conoscesse: figura di culto del punk con i Misfits e del metal con i Danzig) facesse troppo “sue” le canzoni di Elvis, senza avere la personalità e il gusto  magnificamente sfoggiato da Johnny Cash alla fine della sua carriera. Le canzoni di Elvis (soprattutto quelle degli anni 60-70) e Elvis stesso (alla fine della sua carriera) tendono ad essere kitsch, e temevo che il “Danzig touch” da oscuro principe delle tenebre (o “babau”, a seconda dei gusti) avrebbe reso il tutto ulteriormente grottesco.

Danzig: massimo rispetto per Elvis

E invece no: le canzoni sono state affrontate con molto rispetto, trattate coi guanti dell’amore e l’ammirazione per Elvis che palesemente Danzig dimostra (e ha sempre dichiarato). I musicisti suonano in punta di dita, evidentemente sforzandosi di non essere troppo grezzi, anche se a volte qualche orrenda e fuori posto svisa metallara gli scappa (come succede in Like A Baby e Always On My Mind), o “la buttano in vacca” etilica come in When It Rains. Le rendition migliori sono quelle in cui le canzoni vengono spogliate di orpelli come i coretti dei Jordanaires, i violini, le ritmiche frivole delle colonne sonore, e Danzig può cantare come un “Evil Elvis” (così lo hanno spesso chiamato i suoi fans), oppure come un licantropo sfinito da una notte di scorribande da dimenticare il giorno dopo.

Il repertorio di Danzig Sings Elvis

Notevoli sono Young And Beautiful (che da sdolcinata diventa sinistra), Girl of my best friend (che da canzoncina leggera e frivola diventa rock), Pocket Full Of Rainbows, Love me (al rallentatore), Loving Arms asciugata allo scheletro. In quasi tutte le canzoni è percepibile l’emozione e la passione che Danzig ci mette, a volte al limite della commozione. E’ risaputo che questo è un disco a cui Danzig lavorava dal 2014, senza alcuna fretta, e spesso sembra un regalo che ha fatto a se stesso e ai suoi fans, affinché anche loro si rendano conto della grandezza di Presley. Il titolo corretto avrebbe dovuto essere “Danzig sings Elvis for his fans”! Sconsiglio invece l’ascolto ai cultori integralisti di Elvis: il confronto con gli originali è davvero impietoso per quanto riguarda sia la voce sia i musicisti impiegati.

In conclusione: un disco-tributo fatto con un amore e un rispetto che gli fanno meritare la sufficienza, o forse sarebbe più corretto dire la autosufficienza.

Danzig - Danzig Sings Elvis
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Franco Zaio

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Ha iniziato ad ascoltare musica nel 1977 coi 45 giri di Clash e Sex Pistols. Primo concerto: Ramones, 1980. Nel 1983 inizia a fare musica e da allora ha suonato tutto lo scibile 'alternativo': anarcopunk, rock'n'roll, emo-pop, rock psichedelico. Ogni tanto pubblica album da solista one man band. Non si ritiene un critico musicale ma ha ascoltato e suonato talmente tanta musica che pensa di poter dire la sua, su Tomtomrock e su https://zaio.blogspot.com/.

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