Field Music - Making A New World
Memphis Industries - 2020

Recensione: Field Music – Making A New World

Il disco ‘sbagliato’ dei Field Music.

Field Music - Making A New World

Memphis Industries – 2020

Ci sono i dischi brutti tout court e ci sono i dischi benintenzionati e malriusciti (colpa della produzione, del suono, della scelta dei pezzi…).  Making A New World dei Field Music è l’esempio perfetto di un’altra categoria ancora: il disco SBAGLIATO.

Ma perché Making A New World è un disco sbagliato?

I Field Music dei fratelli Peter e David Brewis hanno sempre prodotto musica molto inglese e molto ‘intelligente’. Il loro è un art-pop dai toni abbastanza distaccati ma non privo di accenni politici di stampo radical (v. Open Here). Oggi all’arte e al pop aggiungono la cultura sotto forma di una collaborazione con l’Imperial War Museum di Londra.

Making A New World dovrebbe raccontare quel che è successo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e come quel conflitto ha influenzato le nostre vite occidentali. L’idea è stimolante e impegnativa, l’esito è malfunzionante fin dall’inizio. Il disco si apre con Sound Ranging che fa ascoltare il suono degli ultimi colpi di cannone sparati nel corso di quell’orrida guerra. Il problema è che i cannoni si sentono appena, subito  coperti da suoni che dovrebbe essere importanti ma non lo sono. Poi c’è uno strumentalino per piano che si chiama Silence – e sarebbe stato più adeguato il silenzio vero – dopodiché arriva la prima canzone, Coffe Or Wine, che è carina e anodina.

I Field Music: intelligenti sì, intensi no

Ma tutto l’album è carino e anodino. Perfettino e algido. Ovvero ciò che non si dovrebbe fare quando un tema richiede una certa pregnanza e una qualche partecipazione emotiva. Per fare un esempio potremmo pensare ai due ultimi album di PJ Harvey, dove l’intensità della musica va di pari passo con la drammaticità degli argomenti trattati.

 

Si potrebbe ribattere che i Field Music scelgono con intelligenza (dote che non fa loro difetto) di raccontare gli ultimi cent’anni prendendo spunto non dai grandi fatti ma dai cambiamenti tecnico-social-sanitari (ad esempio Only In A Man’s World parla della nascita degli assorbenti per signora). Il  tutto è però avvolto in una nebbiolina intellettuale che in breve fa perdere interesse al discorso complessivo. E se l’album dovrebbe farci capire perché il mondo del 2020 va a rotoli, non ci siamo già persi verso il 1950.

La musica di Making A New World

Anche la musica perde presto  interesse  fra strumentali irrilevanti e canzoni scialbe oppure interrotte quando stanno per diventare interessanti. Verso la fine arrivano un paio di sussulti ritmici sin troppo da Talking Heads al telecomando. Non sono spiacevoli, ma anziché risvegliare il sopito interesse confermano l’impressione generale. Sì, questo non è un disco brutto ma, come si diceva, sbagliato. Forse è anche peggio.

Field Music - Making A New World
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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