Fontaines D.C. - A Hero's Death

Recensione: Fontaines D.C. – A Hero’s Death

Fontaines D.C.: non solo post-punk

Fontaines D.C. - A Hero's Death

Partisan – 2020

A Hero’s Death segna l’atteso ritorno di una band che, con due dischi in poco più di un anno, pare intenzionata a riscrivere le sorti del rock. I Fontaines D.C. debuttano nell’aprile del 2019 con Dogrel. Il disco conquista pubblico e critica e colloca il quintetto irlandese in una pericolosa posizione: da loro ci si aspetta tanto per il prosieguo di carriera. Quest’anno, con A Hero’s Death ecco la fatidica seconda prova e il risultato non lascia dubbi. Ora che si sono definitivamente accesi i riflettori del successo planetario cerchiamo di capirne il motivo.

Dogrel: tra punk e poesia

L’originalità del primo disco sta nel saper coniugare sonorità punk o post-punk (in questo caso trattasi di definizioni dozzinali) con liriche poetiche magistralmente interpretate dalla voce baritonale del frontman Grian Chatten. L’interesse per la poesia si era già palesato prima della formazione della band quando i cinque compagni di scuola pubblicano un paio di testi ispirati alla beat generation e ad autori irlandesi del calibro di James Joyce e William Butler Yeats. Musica e parole confluiscono con successo in un’opera prima subito acclamata e inserita nell’ambito di quella nuova onda che recupera magistralmente (o pedissequamente, secondo i detrattori) i fasti del punk o della new wave dei tempi che furono. Il legame con Dublino e l’Irlanda è un tema costante, così come le storie urbane e le inquietudini dei personaggi che ne fanno parte.

A Hero’s Death e il veloce sorpasso inaspettato

Quest’anno i giovani artisti irlandesi, a sorpresa, stupiscono più del previsto. Al primo ascolto A Hero’s Death sembra proseguire sulla linea di Dogrel, ma subito ci si accorge che qualcosa è cambiato al punto da rendere i Fontaines D.C. una next big thing con uno stile personale e compiuto. I paragoni si sprecano, ma alla fine non tengono.

 

Certo i rimandi ai Joy Division, ai Sonic Youth e, perché no, ai primi U2 si sentono, ma basta poco per capire che la band di Dublino guarda altrove. Tra gli undici nuovi brani c’è tutto quello che serve per spiazzare l’ascoltatore fingendo di accompagnarlo per sentieri conosciuti. In realtà lo storytelling messo in atto da Grian Chatten e gli schemi ritmici tipici della poesia si sposano alla perfezione con linee melodiche che attraversano un mix di generi che spazia dal punk al rock di più recente generazione con un marchio di fabbrica già riconoscibile.

Le nuove canzoni

Se lo spirito eversivo di Dogrel sembra ora stemperarsi in atmosfere più modulate, la tensione delle origini è sempre presente anche negli episodi più raccolti. Le tematiche assumono un carattere più globale e meno locale e, oltre alla rabbia, A Hero’s Death mostra anche le ferite. Apre le danze I Don’t Belong, chiara dichiarazione d’intenti, che rappresenta uno dei momenti migliori insieme a Televised Mind, semplicemente irresistibile e tirata nella sua finta semplicità e alla title track, perfettamente confezionata in un’atmosfera torbida e sfolgorante allo stesso tempo. Il mondo va a rotoli, ma i Fontaines D.C. ci danno la ricetta per continuare a essere ottimisti: Life ain’t always empty.

Fontaines D.C. – A Hero’s Death
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Mauro Carosio

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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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