IDLES - Ultra Mono
Partisan Records - 2020

Recensione: IDLES – Ultra Mono

Gli IDLES  e il sempre difficile terzo album.

IDLES - Ultra Mono

Nel 2017 gli IDLES dell’opera prima Brutalism ricordavano, a chi li incontrava per la prima volta, la furia socio-sonora dei più conosciuti Protomartyr. Oggi la notorietà della band di Detroit resta sigillata in ambito indie, mentre gli IDLES (inglesi di Bristol) possono contare su legioni di fan, incluso uno zoccolo duro (con scarponcino adattato alla bisogna) di adoratori autodenominatosi AF Gang. Il salto di categoria è arrivato nel 2018 con il secondo album, Joy As An Act Of Resistance: punk tirato, conciso, rabbioso, ideologico  ma con un paio di liberatori momenti pop o quasi.

Le grandi attese per Ultra Mono

C’era da immaginare che l’attesissimo terzo album del quintetto elaborasse questa tendenza più ‘commerciale’ anche per maggiormente diffondere il messaggio anti-capitalista dei testi. Ultra Mono suona invece, quantomeno nella prima parte, feroce e nevrotico, se non nevrastenico. Un’intervista per il New Musical Express fornisce qualche indizio a proposito di una scelta così drastica. Intanto si scopre che la serratissima sequenza di concerti del 2018-2019 ha picchiato duro sulla psiche dei musicisti quanto loro picchiano duro su strumenti e corde vocali. Inoltre con il successo sono arrivate le prime critiche, le prime accuse di populismo furbo: “A un sacco di gente facciamo schifo al cazzo”. Addirittura Jason Williamson degli Sleaford Mods, duo dalle caratteristiche affini agli IDLES, ha accusato il cantante e autore dei testi Joe Talbot di “essersi indebitamento appropriato della voce della classe operaia”.

Cosa si ascolta in Ultra Mono

Ultra Mono s’impegna perciò a ribadire un’attitudine senza compromessi (e a rispondere alle critiche) con un logo spudoratamente rubato ai Metallica e una prima canzone che suona come una fusione fra System Of A Down e Pere Ubu e che s’intitola War. Anche il testo dà l’idea dell’approccio belligerante: “Wa-Ching!/  Questo il suono della spada che entra dentro/ Clack-clack clack-a-clang clang / Questo il suono del fucile che fa bang bang!”. Il guaio è che tutta la prima parte del disco è così carica da sfiorare la caricatura e anche il duetto vocale di Talbot con Jehnny Beth dei Savages sembra fatto con l’autopilota punk.  Questo è soprattutto l’effetto del primo ascolto, poi per fortuna ci si convince che le gocce di sudore dei nostri sono sincere, anche quando le parole ricordano un Don Gallo in chiave hardcore: “Sollevo il mio pugno rosa e dico ‘nero è bello’. E come per Don Gallo, anche per gli IDLES massimo rispetto e avercene di più di gente così.

Gli IDLES e la strutturazione della rabbia

 

La rabbia va strutturata, è questa una lezione sia politica sia musicale, che gli IDLES sembrano recepire nella seconda metà del disco, dove le canzoni hanno un respiro più ampio. Ad esempio Reigns possiede un epos naturale in perfetta sintonia con la sua natura di atto d’accusa ai potenti della Gran Bretagna e del mondo: “Come ci si sente dopo aver frantumato i poveri nella polvere? / Come ci si sente dopo aver vinto la guerra che nessuno vuole?”. Lo stesso vale per la sardonica Model Village e per The Lover, oscura,  malmostosa (un po’ The Idiot di Iggy) e con bel crescendo. Il ritmo rallenta sul serio solo al decimo pezzo, A Hymn, dimostrazione di come gli IDLES potrebbero giocare bene a fare gli U2 cattivi. La conclusiva Danke dà l’idea di potersi conquistare grandi spazi strumentali ma finisce troppo presto, ribadendo l’idea complessiva di un lavoro comunque notevole, comunque importante eppure un po’ troppo auto-importante. D’altronde si sa che il terzo album è da sempre quello difficile.

IDLES - Ultra Mono
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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