Polyvynil - 2020

Recensione: Jeff Rosenstock – No Dream

Jeff Rosenstock: l’apocalisse c’è, ma la si può cantare in allegria

Polyinyl – 2020

No Dream è un disco necessario, dato il periodo, e Jeff Rosenstock si conferma come uno dei pochi autentici e onesti punk-singer del momento. Classe 1982, dopo aver bazzicato la scena punk contemporanea newyorkese, facendo parte di un paio di band e   collettivi,   inizia   la   sua   carriera   in   proprio   nel   2015   con   l’album   We   Cool? seguito da  Worry e POST-.
Quest’anno giunge alla sua quarta prova nel mezzo di una pandemia mondiale e in un’America che non sta decisamente sfoggiando il suo lato migliore. Rosenstock si distingue per la capacità di sbraitare testi angoscianti sulle follie collettive di cui siamo protagonisti utilizzando melodie che trasudano entusiasmo ed energia. Le sue canzoni musicalmente sono una sintesi di quanto di meglio hanno prodotto il punk, l’hard core e il power-pop dalle origini ai giorni nostri. Il messaggio è chiaro: l’apocalisse è in corso, ma possiamo esorcizzarla urlando allegramente in una sorta di catarsi collettiva.

No Dream e le nuove canzoni

No Dream continua il percorso intrapreso con i lavori precedenti migliorando il risultato complessivo a tutti i livelli. Rosenstock dimostra di aver ormai acquisito tutte le competenze per maneggiare con estrema versatilità un genere in cui facile cadere nel già sentito. Senza puntare su un discorso innovativo i nuovi   tredici   brani   sono   pervasi   da   una   freschezza   compositiva   in   grado   di riattualizzare i ricordi stimolati in automatico.  Che siano gli Expoloited o i Green Day a tornarvi in mente, l’attualità   distopica di Rosenstock  rende  No Dream un disco più che al passo coi tempi.
Si parte a rotta di collo con due brani tiratissimi che lasciano ben intendere le intenzioni: No Time e  Nikes (Alt).  Da citare anche la title track, che in meno di quattro minuti riesce a riassumere le varie sfumature del punk dalla ballata all’hard core, e Scram: immediata e orecchiabile. Il resto del disco scorre senza fare una piega lasciandoci alla fine stremati e con la voglia di riprendere da capo tra riflessioni e divertimento.

Jeff Rosenstock – No Dream
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Mauro Carosio

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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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