Mark Lanegan - Somebody’s Knocking
Heavenly – 2019

Recensione: Mark Lanegan – Somebody’s Knocking

Mark Lanegan cambia rotta su Somebody’s Knocking.

Mark Lanegan - Somebody’s Knocking

Heavenly – 2019

È un album strano Somebody’s Knocking, ultima fatica di Mark Lanegan. Non da buttare. Vago, se vogliamo. I brani ci sono, la voce di Lanegan pure (anche se a me è sembrata molto più pulita, meno d’asfalto e catrame), ma gli arrangiamenti pare stiano lì, pronti a schiaffeggiarti, a te soprattutto, te che hai amato il lato scuro di Lanegan, quello molto americano, quello chitarra e voce o quello nervosamente elettrico.

Un Mark Lanegan new wave?

Ed è quasi subdolo il gioco. L’apertura ti inganna: pezzo bello dritto, tosto, che corre via veloce. «Going downtown in the wrong direction», canta Mark su un bel giro di chitarre. Ma con Letter Never Sent, che pure si fa apprezzare, qualcosa di ‘diverso’ già si ascolta. Forse il coro con «Oh oh oh oh, you could of sent me a letter a letter never sent». Ma davvero è Lanegan? Con Dark Disco Jag capisco tutto: groove elettronico che strizza l’occhio alla new wave. Chiariamo subito. Non ho nulla contro la new wave e gli anni ’80. Penso allora che magari è un divertimento di Lanegan, sta giocando con noi vecchi fans, mi dico.

 

No. Gazing From The Shore e, ancora di più, Stitch It Up confermano tutto. E poi ci sono i synth di Playing Nero e di Penthouse High, dove addirittura vengono in mente i Simple Minds. Sono brani lontanissimi anni luce dall’intera poetica musicale e stilistica di Lanegan. Name and Number si fa ascoltare soltanto perché si sentono molto i Cure. Ora, io non so perché Lanegan ha scritto un album così. So soltanto che tutto potevamo aspettarci da lui, tranne questa virata pazzesca.

Somebody’s Knocking una delusione per quanti hanno amato Mark Lanegan

Tutto ciò rende difficile l’apprezzamento. Non perché l’artista non possa guardare altrove rispetto al proprio immaginario musicale, quanto per il fatto che i brani mancano in qualcosa che non so ben definire. Se li si guarda a tavolino, come dire ‘accademicamente’, funzionano quasi tutti. E allora cos’è che non va? Forse al Lanegan di Somebody’s Knocking manca proprio l’approccio e l’attitudine new wave. Suona falso, ecco. Mentre verissimo era il Lanegan di Whiskey for the Holy Ghost o ancora di Field Songs. Un’occasione sprecata per un altro grande album.

Mark Lanegan - Somebody’s Knocking
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Tore Sansone

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Sono nato quando uscivano Darkness on the Edge of Town, Outlandos D'Amour, Some girls e Blue Valentine. Quasi a voler mostrarmi la strada. Ora leggo, scrivo, suono e colleziono vinili.

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