Pop Smoke

Un’operazione che genera molti dubbi: Pop Smoke – Faith.

Secondo disco postumo per Pop Smoke, Faith segue di un anno Shoot for the Stars, Aim for the Moon. Meglio battere il ferro finché è caldo, avrà pensato bene il manager Steven Victor, l’etichetta e la pletora di produttori e rapper che si sono prestati a metter mano a questo disco indicente. Pop Smoke è morto il 19 febbraio del 2020, dunque davvero è ancora caldo. Diciassette canzoni per quasi un’ora di musica, alcune brevissime perché sostanzialmente dei parlati, altre perché più di tanto non si è riusciti a mettere insieme.

Recensione: Pop Smoke – Faith
Republic Records / Victor Victor – 2021

Certo, in questi casi c’è sempre la scusa di tenere in vita la memoria. Ucciso a vent’anni, Pop Smoke si è lasciato alle spalle una manciata di successi che l’avevano reso celebre prima ancora di far uscire un disco. Il che nell’era del digitale è peraltro la norma. Certamente non gli è stato dato il tempo di provare la sua consistenza nel tempo e in un formato più completo qual è quello del LP.

Un assemblaggio sconsiderato

Già il precedente pareva in larga parte assemblato sulla base di un disco che Pop Smoke stava registrando. Adesso evidentemente si raschia il fondo del barile alla ricerca di strofe e hooks lasciati incompiuti, accompagnati da una infinità di produttori e featurings, se avesse un senso chiamarli così in un disco nel quale hanno un peso maggiore rispetto a quello del musicista che dà il nome al disco. Per la cronaca, ci sono tra gli altri  Kanye West, Pusha T, Rick Ross, The-Dream, 42 Dugg, 21 Savage, Takeoff, Lil Tjay, Swae Lee, Future, Chris Brown, Dua Lipa, Pharrell, Kid Cudi, Quavo e Kodak Black.

Il singolo Demeanor con Dua Lipa

Naturale che i difetti di Shoot for the Stars, Aim for the Moon risultino amplificati a dismisura su Faith, in particolare per un fatto: Pop Smoke interpretava un suono, la drill di New York e in particolare di Brooklyn, che qui è totalmente evitato a vantaggio di produzioni pop privo di senso e di appeal. Si salva il singolo apripista, Demeanor con Dua Lipa, che è almeno orecchiabile, ma che non ha alcun senso se confrontato con la produzione in vita di Pop Smoke.

 

A questo si aggiunge che alcuni passaggi sono pessimi: per esempio Tell A Vision, che dispiega pesi massimi come Pusha-T e Kanye West per un risultato nullo, senza una base che tenga insieme in modo decente barre che avrebbero meritato di meglio. Pare che Kanye l’avesse pensata per il suo Donda, che dovrebbe uscire in settimana: e non so se lascia ben sperare, cioè che è rinsavito e l’ha scaricato, oppure che sarà un’altra prova del suo declino attuale.

Il giudizio

Tornando a Pop Smoke e a Faith, l’unica cosa che alla fine si salva sono alcuni momenti in cui il suo flow peculiare riesce a emergere nella produzione sciropposa. Per esempio, in Merci Beaucoup, dove la base dei Neptunes è comunque carente, ma la presenza di Pop Smoke un po’ risolleva. Certo inserire il refrain  “Catch a op and I’m takin’ his jewelry” un po’ fa accapponare la pelle, visto che a quanto pare la rapina in casa conclusa con morte di Pop Smoke aveva la sua gioielleria come obiettivo. Ma evidentemente, alla luce di tutto, il buon gusto non fa parte dell’operazione Faith.

Pop Smoke – Faith
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Di Marina Montesano

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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