Riz Ahmed – The Long Goodbye
Mongrel Records - 2020

Recensione: Riz Ahmed – The Long Goodbye

Dall’Inghilterra l’eccellente e versatile Riz Ahmed presenta The Long Goodbye.

Riz Ahmed – The Long Goodbye

Mongrel Records – 2020

Riz Ahmed potrebbe essere il Childish Gambino (Donald Glover se preferite) inglese, e The Long Goodbye il suo Awaken, My Love!. Al pari del più celebre collega americano, Riz Ahmed è infatti sia un attore di successo, sia un rapper. Potreste averlo visto recitare da protagonista insieme a John Turturro nella miniserie The Night Of (gli è valsa un Emmy), e in film come Nightcrawler e Venom. Produzioni di cassetta, accanto alle quali però ne ha girate diverse a sfondo politico, come The Road To Guantanamo, Four Lions e Ill Manors. Nato a Wembley, Londra, in una famiglia di origini pakistane come il sindaco attuale della capitale, non ha dimenticato il suo background e lo rivendica in questo The Long Goodbye.

Non un attore prestato alla musica

Tuttavia, Riz Ahmed non è un attore che suona per hobby alla Johnny Depp, ma ha sviluppato la sua carriera musicale parallelamente nel corso di questi due decenni, da solo e con la crew Swet Shop Boys: The Long Goodbye è il suo progetto più riuscito e maturo.

 

Il tema centrale del disco è la condizione dei musulmani nel clima di islamofobia corrente, in particolare (ma non soltanto) nella sua Inghilterra: “Fuck buddies turned toxic” (“amici con benefits andati a male” potremmo tradurre), come dice nel parlato dell’introduzione, The Breakup. Il brano successivo, Toba Tek Singh, riprende il titolo di un racconto scritto da Sadat Hassan che ha al centro gli orrori della separazione fra India e Pakistan, nella quale l’Inghilterra giocò un ruolo importante. Mogambo, uno dei momenti centrali del disco, parla della fierezza delle proprie origini.

I temi del disco

Un tema che ritorna spesso con spirito giustamente polemico, ma anche con costruzioni testuali di spessore, come nello slam di Where You From: “They ever ask you, “Where you from?” Like, “Where you really from?” The question seems simple, but the answer’s kinda long. I could tell ‘em Wembley, but I don’t think that’s what they want. But I don’t wanna tell ’em more, ’cause anything I say is wrong. Britain’s where I’m born, and I love a cup of tea and that. But tea ain’t from Britain it’s from where my DNA is at. And where my genes are from, that’s where they make my jeans and that. Then send them over to NYC, that’s where they stack the P’s and that. Skinheads meant I never really liked the British flag. And I just got the shits when I went back to Pak. And my ancestors Indian, but India was not for us. My people built the West, we even gave the skinheads swastikas”.

 

(Ti chiedono mai: “Da dove vieni?”. Tipo: “Da dove vieni veramente?”. La domanda sembra semplice, ma la risposta è piuttosto lunga. Potrei dire loro Wembley, ma non credo che sia quello che vogliono. Ma non voglio dire di più, perché tutto quello che dico è sbagliato. La Gran Bretagna è il posto in cui sono nato, e adoro una tazza di tè ecc. Ma il tè non viene dalla Gran Bretagna, viene da dove si trova il mio DNA. E da dove vengono i miei geni, ecco dove fanno i jeans  che poi mandano a New York, e lì ci mettono il logo sopra. Gli skinheads dicono che non mi è mai piaciuta molto la bandiera britannica. E mi sono preso la merda quando sono tornato in Pakistan. I miei antenati sono indiani, ma l’India non era per noi. La mia gente ha costruito l’Occidente, abbiamo anche dato agli skinheads le svastiche”).

Riz Ahmed firma un piccolo classico con The Long Goodbye

Non si pensi però a The Long Goodbye come a un disco troppo impegnato per divertire. Condito di suoni che rinviano al subcontinente indopakistano, allinea invece alcuni bangers potenti sui quali Riz Ahmed si dimostra un rapper di classe (sentitelo in Fast Lava) nonché un interprete eccellente; e come potrebbe essere altrimenti? Can I Live, Deal With It, That’s Karma sono tra I pezzi migliori ascoltati quest’anno e sono destinati a restare a lungo in mente. Forse qualche intermezzo parlato di troppo interrompe il ritmo del disco, ma è davvero l’unico, piccolo difetto. E se fosse meglio di Childish Gambino?

Riz Ahmed – The Long Goodbye
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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