The Strokes – The New Abnormal
Cult / RCA – 2020

Recensione: The Strokes – The New Abnormal

The Strokes arrivano al sesto, sospirato LP: The New Abnormal.

The Strokes – The New Abnormal

Cult / RCA – 2020

Non sono una band fra le più prolifiche The Strokes: prima di questo The New Abnormal, a partire dal 2001, hanno realizzato cinque dischi. Hanno anche sviluppato progetti laterali e, notoriamente, negli anni la coesione è venuta meno, così come, evidentemente, la voglia di trascorrere tempo in studio tutti insieme. Altra constatazione di ordine generale: anche se continuano ad avere un bel seguito, The Strokes rischiano di essere associati soprattutto al primo decennio degli anni 00. Is This It?, naturalmente, poi anche Room On Fire nel 2003, e in misura minore First Impressions of Earth (2005) sono i dischi che gli hanno dato fama. Poi c’è stato un lungo iato e i due prodotti del secondo decennio, Angles e The Comedown Machine, possono essere al più definiti carini, ma anche molto alterni. Meglio aveva fatto nel 2016 un EP, Future Present Past, ma insomma un po’ poco per parlare di una rinascita.

In studio con Rick Rubin e lo sguardo agli anni ‘80

Però già l’anno dopo l’EP sembra siano tornati in studio in compagnia di Rick Rubin. La gestazione è stata lunga se dobbiamo arrivare a questo 2020 per avere The Strokes – The New Abnormal. Nel quale evidentemente qualcosa dovevano fare per dare un senso non puramente commerciale a questo ritorno e, a parere di chi scrive, ci sono riusciti, anche se al momento i pareri in merito sono piuttosto vari.

 

Soltanto nove canzoni, tre delle quali ascoltate come singoli, e un paio di curiosità. La composizione è accreditata alla band, non al solo Casablancas come in altre occasioni. E in due brani, Bad Decisions e Eternal Summer, sono accreditati rispettivamente Billy Idol e i fratelli Butler degli Psychedelic Furs. Nel primo caso la canzone riprende esattamente, nel ritornello, la melodia di Dancing With Myself, nel secondo caso troviamo passaggi dell’eccellente The Ghost In You. Difficile capire se, a corto di hooks, abbiano pensato di attingere al già esistente. Più probabile, o forse così preferisco pensare, una citazione voluta della musica pop-rock della prima metà degli anni ’80. Evidentemente siamo in tempi citazionisti per i generi musicali tradizionali che, non sapendo bene dove andare, guardano al passato. Tuttavia, The Strokes – The New Abnormal “non lavora con il favore delle tenebre”, come qualcuno ha detto di recente, e preferisce illuminare chiaramente da dove parte questo disco.

The New Abnormal non dimentica il marchio di fabbrica The Strokes

Tuttavia i cinque non dimenticano di avere un marchio di fabbrica: chitarre e ritmica lineari aprono il disco con The Adults Are Talking. È una bella introduzione prima di passare a Selfless, mid-tempo dove le chitarre riprendono l’insolito falsetto di Julian Casablancas. La successiva Brooklyn Bridge to Chorus già sentita come singolo è fantastica. Diciamo il pezzo che lancia davvero The New Abnormal, veloce, incalzante, con un synth di plastica a punteggiare la melodia. È anche il momento nel quale capisci perché Alex Turner canta “I just want to be one of the Strokes” (nel magistrale Tranquility Base Hotel & Casino). In particolare Casablancas rende giustizia all’ascoltatore stanco di tante vocette insignificanti dell’indie-rock e fa ciò che dovrebbe fare ogni cantante rock: avere registri vocali differenti, energia, una voce riconoscibile in grado di interpretare.

 

Delle due canzoni che contengono le interpolazioni suddette, Bad Decisions è davvero notevole, e il bridge suona decisamente meglio dell’hook. Nella seconda metà abbiamo alcuni fra i momenti migliori. La spoglia e ‘sintetica’ At The Door, Not The Same Anyore e soprattutto Why Are Sunday’s So Depressing, una delle canzoni migliori della band. Sono entrambe malinconiche, sentimento che percorre The New Abnormal senza dimenticare, almeno a tratti, l’energia  che The Strokes al loro meglio sono in grado di produrre.

Il consueto omaggio a New York

Chiude il disco Ode To The Mets, con riferimento alla squadra di baseball di New York, omaggio alla città al pari della copertina che riproduce Bird On Money di Jean-Michel Basquiat. Disco bello pressoché dal principio alla fine, con diversi picchi, che ampia il range di suoni del gruppo. Curioso notare come The Strokes siano partiti con Is This It? proponendo una versione hipster e ripulita del suono garage e del punk primigenio, con la ferrea intenzione di mostrare quali fossero i modelli di riferimento e saltando a piè pari gli ultimi due decenni del secolo scorso. The New Abnormal in un certo senso ci ripensa e nel suono del rock anni ’80 (non ’90: lascio dire a voi se è una fortuna) trova invece l’ispirazione per andare avanti. Se questo servirà a renderli rilevanti nel terzo decennio degli anni ’00 è cosa difficile a dirsi, ma se anche fosse il canto del cigno, è uno splendido canto.

The Strokes – The New Abnormal
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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