Slowthai – TYRON
AWGE Label - 2020

Recensione: Slowthai – TYRON

Il ‘difficile secondo disco’ di Slowthai, TYRON, è un trionfo.

Slowthai – TYRON

AWGE Label – 2020

TYRON comincia con 45 SMOKE, neppure due minuti di basi atmosferiche, piene di rumori e fruscii, sulle quali uno slowthai indemoniato rappa come se non ci fosse un domani. Davvero un bel biglietto di presentazione per il rapper che già aveva fatto sensazione due anni fa con Nothing Great About Britain. Il secondo disco dopo un primo molto buono è da sempre considerato un passo difficile, ma non per Tyron Kaymone Frampton che lo intitola con il suo nome a caratteri capitali e che sembra molto sicuro del fatto suo.

I due volti di TYRON / Slowthai

TYRON si divide in due parti: la prima porta i titoli dei brani egualmente a lettere capitali, la seconda usa il minuscolo anche per l’iniziale, così come a volte viene reso slowthai. Al di là del lato estetico, ci sono differenze anche nei contenuti, perché la prima è esplosiva, la seconda meditativa. Il tutto, è bene dirlo, in un disco che dura 35 minuti complessivi. Slowthai ha parlato della sua ammirazione per David Bowie e la sua capacità di creare dischi perfettamente compiuti, e ha così deciso di andare controcorrente soprattutto nel mercato del rap che sempre più spesso vede apparire dischi ‘mostro’ di 20 brani e 70 minuti.

 

Slowthai predilige la qualità e riesce a far meglio del suo pur eccellente esordio. Dopo l’introduzione della quale si è detto ecco due ganci assoluti, CANCELLED con Skepta (dove pare di cogliere un riferimento a una fin troppo chiacchierata – nell’atmosfera neo-puritana che ci avvolge – disavventura del nostro durante gli NME Awards) e MAZZA con Asap Rocky, ottimi featurings, ma Slowthai ha uno stile inconfondibile e in due anni lo troviamo anche migliorato. La prima parte non dà tregua: VEX, WOT, DEAD, PLAY WITH FIRE. Era da tempo che non mi capitava una sequenza intoccabile come questa.

 

Con i tried comincia effettivamente un capitolo diverso. I brani sono più rilassati, con maggiore influenze soul, ma Slowthai non molla niente, sentirlo su terms dice quanto lontano è arrivato come rapper. Qui comunque il gioiello è nhs, dedicato al servizio sanitario nazionale pubblico inglese, dove i riferimenti sociali si alternato a quelli personali in un mix fra domande esistenziali  e quadretti di vita.

Same old shit, just another day / I was in my head, feelin’ dead, feelin’ microwaved / I was on the strip with the kids playin’ Simon Says / Tyron jumped the bridge, would you do the same?

Da segnalare anche la collaborazione con James Blake e Mount Kimbie perfettamente calibrata in feel away, dedicata al fratello morto quando thai aveva otto anni.

Una produzione all’altezza

Alla produzione troviamo lo stesso slowthai, più Kwes Darko, SAMO, Dom Maker, Kelvin Krash, Kenny Beats, JD Reid, KIKO, Daniel Duke: molti nomi che però hanno lavorato a un progetto comune, riuscendo a dare a TYRON uno stile ben definito. Come detto la seconda parte ha passaggi soul, note di piano, un suono generalmente più dolce. Nella prima abbondano invece i riferimenti alle produzioni dei Suicideboys e alla psichedelia dell’Asap Rocky meno pop, ma non c’è nulla di puramente derivativo qui. Con i suoi testi e il suo stile così particolare Slowthai emerge come una realtà enorme nel rap contemporaneo, e TYRON ne sigilla lo status.

Slowthai – TYRON
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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