Van Morrison – Latest Record Project Volume 1Exile BMG - 2021

Il ruggito del vecchio leone Van Morrison si intitola Latest Record Project Volume 1.

L’immenso Van Morrison, con l’età sembra aver trovato nuovi entusiasmi e desideri, tanto da regalarci oramai con cadenza quasi annuale, sempre nuovi dischi e prove d’autore. Ovviamente non c’è più il fuoco della gioventù, la ricerca di quel nuovo suono che portò Van The Man dai ruggiti blues dei Them a quella mirabile terra inesplorata fatta di folk, soul, jazz e blues che portò ai capolavori di Astral Weeks e Moondance di inizio anni ’70, ma c’è ovviamente parecchio mestiere. Però Van Morrison il mestiere lo ha sempre usato con gusto e lucidità, senza mai scadere nel trito o nel già sentito, ma riuscendo sempre con il suo inossidabile e profondo animo da vero bluesman a regalarci musica di alto quando non altissimo livello, pur con gli inevitabili alti e bassi che una carriera di oltre quarant’anni comporta.

Van Morrison – Latest Record Project Volume 1
Exile BMG – 2021

A distanza di soli due anni dal precedente, eccellente Three Chords The Truth, il vecchio leone di Belfast torna con questo doppio cd (o triplo vinile); una raccolta di canzoni quindi corposa e impegnativa, ma che sembra figlia di una reale ispirazione più che di un’ansia di fornire un prodotto quale che sia.

Van Morrison – Latest Record Project Volume 1: un disco ispirato e voluto

E infatti il disco è di ottimo livello e prende sempre di più ad ogni ascolto, lasciandosi scoprire piano piano nei suoi piccoli tesori. Un disco ovviamente dove il blues elegante e raffinato, cifra stilistica del Nostro, la fa da padrone; la formula insomma è sempre la stessa, soul e blues dispensati con grande gusto ed eleganza, sonorità limpide, strumentazioni classiche dove si nota una prevalenza di impatto dell’organo Hammond a cui si alternano (benissimo) gli ottimi Richard Dunn e il sodale di vecchia data Paul Moran.

Su tutto ovviamente la voce inossidabile di Van Morrison, sempre calda, potente, capace di farti sanguinare e di farti piangere nello stesso tempo, una voce sui cui gli anni sembrano non aver inciso, regalandogli anche quella pacatezza e rilassatezza da anziano performer che non ha più nulla di chiedere al mondo e può rilassarsi e cantare senza dover per forza fare delle acrobazie per rubare degli ohh estasiati al pubblico.

Van il cospirazionista, chi se ne importa

Una curiosa caratteristica del disco è che è nato ovviamente durante il lungo e doloroso periodo del lockdown pandemico, un periodo che pareva fatto apposta per il carattere riservato, ombroso e scostante dell’artista irlandese, che invece si è trovato molto poco a suo agio con le diverse restrizioni imposte e che, nonostante la nomea di scorbutico misantropo, ha invece vissuto come una dolorosa privazione al rarefarsi dei rapporti e dei contatti con il resto dell’umanità.

 

L’esito di questo misterioso atteggiamento, è stato l’abbracciare alcune discutibili posizioni che mischiano rabbiosamente cospirazionismo e scetticismo nei confronti della scienza, oltre a spruzzate di velato antisemitismo, che molto hanno fatto infuriare diversi critici. Personalmente sposo come altre volte la posizione del “who cares?”; gli artisti non devono essere i nostri fratelli maggiori o i nostri migliori amici, gli artisti devono poterci fare emozionare anche quando pensano e dicono cose diverse da noi e dire che un disco è brutto perché l’autore sposa ridicole posizioni che vedono una strategia antilibertaria nella gestione dei governi della pandemia è, per quanto mi riguarda, una colossale sciocchezza.

28 canzoni, belle, bellissime

Perche invece il disco è bello, altroché e a tratti bellissimo, considerato che si tratta di una raccolta di ben 28 canzoni.

Impossibile passarle in rassegna tutte e allora cogliamo il ritmo dondolante di Where Have All The Rebels Gone?, il blues assolato di The Long Con e quello strascicato di Thank You God For The Blues (titolo da incidere nella roccia), la classicissima e sinuosa Only A Song, con Van al suo amato sax alto, la bellissima Love Should Come With A Warning, scritta a quattro mani con il grande paroliere Don Black (nella quale Van rispolvera il classico one more time! per prolungare la coda nel finale), il country di Western Man, con tanto di banjo, per un pezzo da suonare con il vento nei capelli, il rompete le righe della finale Jealousy, uno splendido omaggio di Morrison all’adorato Sam Cooke.

Ma tutti i pezzi sono di un livello veramente alto, in un disco che non si dimentica in fretta ma che rimane a ribadirci per l’ennesima volta che il tempo passa ma Van the Man è sempre qui, antipatico, insopportabile, con i sui spigoli ed i suoi cambi di umore, però anche con il suo talento e la sua voce, capace di scuoterti e di cullarti.

Canta ancora Van, canta ancora più che puoi per tutti noi.

Van Morrison – Latest Record Project Volume 1
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Classe 1965, bolzanino di nascita, vive a Firenze dal 1985; è convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Miles Davis, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

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