Various Artists - Indaba Is
Brownswood - 2021

Recensione: Various Artists – Indaba Is

Indaba Is – Jazz (e molto altro) dal Sudafrica.

Various Artists - Indaba Is

Brownswood – 2021

C’è una variante a cui ci si può avvicinare, anche di questi tempi, senza timore. È quella sudafricana, ma al jazz, che nel 2020 ci ha regalato due tra i dischi più interessanti dell’annata, quello del pianista Nduduzo Makhathini e quello del batterista Asher Gamedze.

La lunga storia del jazz sudafricano

Ma la storia del jazz sudafricano viene da lontano: negli anni ’60 molti musicisti abbandonarono quel regime segregazionista – Chris McGregor, Dollar Brand (poi Abdullah Ibrahim), Johnny Dyani, Louis Moholo, Hugh Masekela – e cercarono negli Usa e in Europa la libertà. La trovarono soprattutto a Londra che anche oggi si riafferma come una delle città più adatte a ricreare le condizioni per un’esplosione di creatività, vuoi per l’incredibile intreccio di culture e musiche di questa città (basti pensare ai Caraibi di Shabaka Hutchings o di Nubya Garcia), vuoi per la presenza di un’industria musicale da sempre capace di cogliere e sostenere la potenza della novità.

L’etichetta Brownswood e Indaba Is

Uno dei personaggi chiave in questo ambito è sicuramente Gilles Peterson, dj, produttore, divulgatore, insomma tutto ciò di cui si sente la mancanza da noi, tanto per dire. Nel 2018 per la sua etichetta Brownswood produce una raccolta – We Out Here – in cui fotografa la nuova scena jazz londinese: oltre ai nomi citati, gli Ezra Collective, Moses Boyd, Theon Cross, Kokoroko, giusto per citarne alcuni.

Tre anni dopo è la volta di Indaba Is, dedicata al nuovo jazz sudafricano, con la cura del pianista Thandi Nthuli e di Siyabonga Mthembu di The Brother Moves On. Sono otto artisti, molto diversi tra loro: ma non poteva essere diversamente. Nelle township sudafricane non c’è mai stato un solo suono; la musica sacra, la musica classica europea, il jazz americano e il pop inglese delle stazioni radio hanno alimentato il suono di una città in cui la stessa donna poteva cantare Händel in chiesa la domenica, testi tradizionali davanti al caminetto la sera, standard locali e d’oltremare in una sala della comunità e canti di resistenza durante una marcia contro la segregazione.

Cosa si ascolta in Indaba Is

Si inizia con uno dei brani migliori – Ke Nako – di Bokani Dyer in cui il titolo (Ora è il momento) riprende lo slogan utilizzato per portare gli elettori alle urne nelle prime elezioni post-apartheid. Umthandazo Wamagenge (The Brother Moves On) è una lunga meditazione, tra narrazione, radici afro e improvvisazione. Ma tutti i musicisti coinvolti recano il loro contributo ad un mosaico inatteso e affascinante. Il trombettista Lwanda Gogwana, i  Wretched, progetto della vocalist Gabisile Motuba con il batterista Tumi Mogorosi e il sound artist Andrei van Wyk che utilizza anche la voce di Winnie Madikizela-Mandela; Sibusile Xaba con un brano tra roots e groove; Thandi Ntuli che pone la questione cruciale dell’identità; fino alla chiusura di iPhupho L’ka Biko con le note spiazzanti di un sitar che abbatte un altro dei muri costruito dall’apartheid, tra sudafricani di origine africana e sud asiatica.

 

Ma il cuore del progetto è un brano degli Ancestors (il gruppo di uno dei tanti progetti di Shabaka Hutchings), il più lungo del disco con i suoi undici minuti, quasi una suite in cui la voce di Siyabonga Mthembu intreccia il blues, il jazz e la tradizione musicale del Sud Africa. II brano si intitola Prelude to Writing Together, forse un auspicio per una musica che si preannuncia ancora tutta da scrivere.

Various Artists – Indaba Is
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Da ragazzo ho passato buona parte del mio tempo leggendo libri e ascoltando dischi. Da grande sono quasi riuscito a farne un mestiere, scrivendo in giro, raccontando a Radio3 e scegliendo musica a Radio2. Il mio podcast jazz è qui: www.spreaker.com/show/jazz-tracks

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