X - Alphabetland
Fat Possum Records - 2020

Recensione: X – Alphabetland

Dopo 35 anni Alphabetland segna il ritorno degli X e del loro punk’n’roll

X - Alphabetland

Fat Possum Records – 2020

Nessuno come gli X ha saputo fondere punk, rock’n’roll, blues, country e rockabilly creando un suono unico, energico e poetico allo stesso tempo, e diventando un gruppo fondamentale della musica rock americana. I primi quattro dischi (Los Angeles, Wild Gift, Under the Big Black Sun e More Fun in the New World) non possono mancare nella casa di ogni vero amante del rock più sanguigno ed emozionante.

Gli X si ripresentano con la loro formazione “storica”

Dopo 35 anni gli X tornano con Alphabetland e con la formazione “storica” sfornando in piena pandemia un disco di una freschezza stupefacente. Ancor di più se si pensa che i nostri eroi hanno tutti vissuto più di 60 primavere e autunni (Billy Zoom e Exene combattono da anni con gravi malattie). La leggendaria Gretsch del sorridente Billy Zoom torna a sfornare riff irresistibili, DJ Bonebrake lancia la sua locomotiva ritmica a tutta velocità, le voci di Exene e John Doe, per quanto meno “arrabbiate” e più mature, si fondono e si alternano a meraviglia come 40 anni fa, raccontando con cruda poesia un’America sempre più violenta e disperata (20 milioni di cittadini statunitensi hanno perso il lavoro nel mese di aprile 2020).

Alphabetland riporta al punk’n’roll dei primi X

Da non credere alle proprie orecchie: tutti i pezzi sembrano uscire da quei mitici primi quattro dischi di punk’n’roll! “There is a heaven and there’s a never, there’s no tomorrow, only forever” (dice il ritornello di Water & Wine): ecco, potrebbe essere una bella definizione della musica degli X.

I primi tre pezzi ci spettinano, ci lasciano a bocca aperta e ci fanno ritornare alla confusa e disperata energia che avevamo 40 anni fa, energia e poesia che gli X hanno ancora nelle loro corde e nelle loro parole. Si differenziano dalle febbrili cavalcate  tipiche del quartetto alcuni pezzi: Strange Day (rockaccione midtempo a cui i Pearl Jam, noti fans, si inchineranno), la frenetica Delta 88 Nightmare (Bo Diddley a 78 giri), il funky-rock di Cyrano DeBerger’s Back (pezzo già interpretato dai Flesheaters e dagli stessi X 35 anni fa), e la conclusiva All the Time in the World, spoken word della poetessa che è sempre stata Exene, elegantemente jazzato col contributo di Robbie Krieger dei Doors in cui suonava quel genio chiamato Ray Manzarek, produttore dei primi quattro dischi degli X.

A chi piacerà Alphabetland?

Alphabetland è un disco consigliato ai vecchi fans ma anche a chi non conosce per nulla gli X: si prenderà una bella lezione di come si suona e direi anche di come si vive/sopravvive col rock’n’roll nel cuore.

X - Alphabetland
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Franco Zaio

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Ha iniziato ad ascoltare musica nel 1977 coi 45 giri di Clash e Sex Pistols. Primo concerto: Ramones, 1980. Nel 1983 inizia a fare musica e da allora ha suonato tutto lo scibile 'alternativo': anarcopunk, rock'n'roll, emo-pop, rock psichedelico. Ogni tanto pubblica album da solista one man band. Non si ritiene un critico musicale ma ha ascoltato e suonato talmente tanta musica che pensa di poter dire la sua, su Tomtomrock e su https://zaio.blogspot.com/.

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