Nadine Shah – Filthy Underneath

Nadine Shah torna e convince ancorancon Filthy Underneath.

Filthy Underneath (EMI) è il quinto album in studio per Nadine Shah. Come altri l’artista britannica, amica di Amy Winehouse, ha utilizzato l’esperienza vissuta come rampa di lancio per le sue imprese musicali: Love Your Dum and Mad, il debutto nel 2013, nasce dall’elaborazione del lutto per due amici suicidi. Kitchen Sink, del 2020, ha messo alla berlina gli stereotipi della femminilità contemporanea. Tra un disco e l’altro, si è espressa apertamente sul razzismo e sui redditi, eccessivamente bassi, di una fetta di artisti.

I temi del disco

Filthy Underneath è la dichiarazione più personale, un album potente e coinvolgente che esplora altri temi complessi quali il suo matrimonio concluso male, le cure alla madre malata terminale, il tentato suicidio e l’entrata in riabilitazione. Il tutto trattato con sincerità e onestà mescolando abilmente stili e generi diversi, creando atmosfere uniche quanto appassionanti. La cifra stilistica di Nadine Shah è sempre ricca di sfumature che passano dal pop all’elettronica, dalla new wave delle origini all’art-rock con qualche spruzzata di jazz. Alla produzione troviamo, anche stavolta, Ben Hillier che non ha bisogno di presentazioni. Il fatto che il “pop-rock producer” britannico abbia lavorato con nomi quali Depeche Mode, Gang Of Four e Blur si sente ed è un valore aggiunto.

Nadine Shah e le nuove canzoni di Filthy Underneath

La prima parte di Filthy Underneath si snoda in un percorso di quattro brani che concentrano synth e groove accattivanti a tratti vagamente vintage per arrivare a metà con la prima grande sorpresa. Keeping Score è un pezzo lento dall’atmosfera epica, perfetto nella combinazione strofa e ritornello; cupo e contagioso (“the world is on fire, you are a life line, there’s nothing that painless, look how am I trying”).

Al centro il momento migliore del disco: Greatest Dancer è la canzone più azzeccata, dance, alla maniera di Nadine Shah, e orecchiabile. Altri due momenti degni di nota sono senz’altro Twenty Things e la conclusiva Franch Exit che sviluppano degnamente il discorso iniziale. Filthy Underneath è un’ottima prova, un colpo da maestro profondamente sentito e un passo avanti nell’evoluzione di un’artista con una personalità forte e consolidata. Ultima nota di merito per la voce importante che emerge come una fenice che si rialza dalle ceneri, un vero atto di catarsi.

Nadine Shah – Filthy Underneath
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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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