Prima intervista italiana  a Patrick Haggerty/Lavender Country: gay country, diritti civili, amori interraziali…

Una storia che doveva assolutamente essere raccontata. Patrick Haggerty è un signore di 77 anni che fa musica country con il nome Lavender Country e talora suona a Nashville indossando camicie vistose. Fin qui tutto normale. Le stranezze cominciano quando si scopre che Haggerty è dichiaratamente gay e dichiaratamente marxista. Ovvero un ossimoro vivente, cosiderando la musica che suona. Ha inciso nel 1973 il primo album di gay country della storia (l’omonimo Lavender Country, reperibile nella ristampa Paradise of Bachelors del 2014), poi si è dedicato all’attivismo sociale (diritti degli omosessuali, degli afroamericani, dei lavoratori sfruttati)  e solo a metà anni ’10 è tornato alla musica.

Nel 2019- dunque 43 anni (!) dopo il primo –  ha pubblicato privatamente il secondo album, Blackberry Rose, che a inizio 2022 è stato ristampato dalla Don Giovanni Records ed è arrivato anche in Europa. Un disco ancora più country del primo dove, oltre ai temi LGBTQ, hanno spazio testi dedicati alle relazioni interrazziali e ai drammi che queste scatenano. Insomma, tutto ciò di cui il country di norma non si occupa (e sovente non ama). Dopo anni di silenzio, Lavender Country ha suscitato l’interesse di tutta la stampa specializzata, il trendyssimo Pitchfork in testa.

Tomtomrock ha fatto la sua parte recensendo Blackberry Rose e poi scegliendo Stand On Your Man  come testo del mese di febbraio. Quella che segue è, quasi certamente, la prima intervista italiana a Patrick Haggerty/Lavender Country con il nostro che non si lascia pregare a raccontarci la sua vita e la sua musica da Awes, Iowa. La potete leggere anche in inglese alla fine del testo italiano.

Lavender Country - Blackberry Rose

Pare tu sia parecchio impegnato in questo periodo. Sei in tournée come Lavender Country?

Esatto, sono in tournée come  Lavender Country con altri gruppi e artisti country gay: Paisley Fields, Austin Lucas, Lizzie No, Mali Obamsawin, Jett Holden. È coinvolta un sacco di gente e questo mi rincuora molto. Il tour dura un mese con musicisti che se ne vanno e altri che arrivano. Tutti suonano pezzi anche di altri e c’è un unico gruppo d’accompagnamento. Si tratta di una cosa molto collettivista, molto comunista. Stiamo suonando in posti come Chicago, Saint Louis, Tulsa, Austin (durante il festival South By Southwest), Tucson, Nashville, Philadelphia. L’ultima data sarà alla Knitting Factory a New York.

Hai menzionato Nashville. Come viene accolta la tua musica in una città così conservatrice musicalmente e politicamente?

Non credo che la Nashville della grande industria musicale sia ancora pronta per una troia marxista urlante come me, ma esiste una grande impulso a far sì che Nashville diventi più inclusiva. Quello del gay country sta diventando un tema caldo. Il problema è la mentalità dei funzionari discografici, non dei musicisti. A Nashville ho persino un gruppo che mi accompagna.

Blackberry Rose è stato pubblicato in edizione limitata nel 2019 e poi rieditato per il mercato internazionale alcuni mesi fa e sta andando molto bene, con ottime recensioni un po’ dappertutto. Ti chiedono interviste persino dall’Italia… Possiamo dire che si tratta di un riconoscimento atteso e strameritato?

Una parte di me ha sempre voluto essere cantante e performer. Ce l’ho nel sangue. Da ragazzo volevo fare l’attore oppure il cantante. Nel 1966 fui prescelto per andare in India con i Peace Corps. Dopo un po’ venni rispedito a casa per la mia omosessualità. Quell’esperienza mi portò a una radicalizzazione politica e mi fece diventare a tutti gli effetti un attivista marxista e un attivista gay. Al tempo stesso come attore e come cantante non avevo speranze di carriera. Come Lavender Country sarei stato un reietto e pur di avere una vita stabile ho scelto di abbandonare l’arte. Lavender Country è uscito di scena verso il 1976. L’idea di un marxista finocchio poteva suonare assurda, eppure occupandomi di temi sociali ho avuto una vita coinvolgente. Poi è arrivata la famiglia a tenermi occupato. Mi sono sposato e ho avuto due figli in un’epoca in cui non era previsto che i gay avessero figli. Ora ho anche un nipote.

Il materialismo dialettico non è un concetto troppo diffuso, specie negli Stati Uniti. Forse in Italia lo è di più. Seguendo il materialismo dialettico possiamo dire che Lavender Country si è trasformato nel suo opposto. Lo stesso vale anche per Cryin’ These Cocksucking Tears, forse il mio pezzo più conosciuto. Nel 1973 veniva schifata, oppure derisa, ora è entrata nel lessico musicale americano. Lavender Country è stato riscoperto nel 2013 e anche la mia vita è diventata materialismo storico. Una cosa incredibile.

I rapporti fra industria musicale e omosessualità sono decisamente cambiati negli ultimi decenni 

Nei quasi 50 anni dal primo album a nome Lavender Country, i controllori bianchi dell’industria musicale hanno cambiato idea a proposito dei gay, L’omosessualità è stata accettata e, in generale, la cultura si è avvicinata ai diritti dei gay. Anche Lavender Country è diventato qualcosa di accettabile e persino attraente e i motivi di ciò sono politici. Ma io non sono cambiato, Lavender Country non è cambiato. È stata la cultura a cambiare.  Non siamo più ridicoli, siamo necessari, siamo resistenza al fascismo.

I motivi per cui Lavender Country è scomparso nel nulla sono oggi i motivi della sua resurrezione. Anche nel 1973 la gente capiva l’autenticità e la forza dei miei testi, eppure siamo sprofondati nell’oblio. Blackberry Rose è valido quanto il primo album. Come autore di testi non sono cambiato. Non ho mai smesso di scrivere, ma ho smesso di incidere. Gay Bar Blues doveva essere nel primo disco, ma alla fine non ha trovato posto. Clara Fraser è stata scritta a inizio anni ‘70. Ho lavorato con Clara (che è morta nel 1998) in ambito sociale, le ho fatto sentire la canzone e le è piaciuta.

Il suprematismo bianco è un altro tema forte dei tuoi testi: la canzone Blackberry Rose (storia di un amore interrazziale che finisce in tragedia) ne è un esempio

I bianchi non vogliono sentir parlare di suprematismo bianco. La cosa li disturba, faticano a digerirla. Blackberry Rose è una ballata molto lunga. La gente non è abituata alla forma della ballata o alle ballate che parlano di omicidi. È roba spessa. Scrivere quella canzone è stato difficilissimo, Ogni parola mi è costata un fiume di lacrime. Ma alla fine ce l’ho fatta.

La gente di colore è la spina dorsale della musica americana. Nell’album Blackberry Rose ci sono due musicisti afroamericani con cui lavoro da molto tempo. Sono anche miei grandi amici. Amano quella canzone, vogliono ascoltarla, mi hanno convinto a terminarla e ora vogliono che la canti dal vivo.  Sono  persone così che mi hanno fatto comprendere la violenza del suprematismo bianco. Avevo un grande amico di colore che si chiamava Blackberri con cui avevo iniziato a scrivere canzoni già nel 1975. L’album Blackberry Rose aveva preso il nome da lui. È morto lo scorso dicembre ed è una sfida immaginare di andare avanti senza di lui. Ma penso che, in qualche modo, avrò sempre il suo aiuto.

Cosa mi dici di Stand On Your Man?

Nel 1968 Stand By Your Man fu un pezzo molto popolare. L’industria musicale di Nashville la spinse al successo in un momento in cui il femminismo era in ascesa. È un pezzo ridicolo nel suo antifemminismo, nel suo illustrare quale sia il ruolo della donna secondo i poteri consolidati. Le femministe deridevano Tammy Wynette. A me Tammy piace, apprezzo la sua voce e immagino che capisse le contraddizioni di Stand By Your Man. Quanto a Stand On Your Man è un altro esempio di materialismo dialettico. Alla gente piace perché è divertente e rovescia il concetto del pezzo che viene parodiato: qui è l’uomo a doversi sottomettere.

La classica domanda finale. Progetti per un nuovo disco?

Sono pieno di foglietti con frammenti di canzoni in diverse fasi di elaborazione. Sto pensando a un nuovo disco. Il fascismo è in ascesa e io mi sento molto utile al mondo. Le canzone sono veicoli di cambiamento della società e lo stesso vale per gli artisti. C’è un grande bisogno di canzoni in questo momento.

Ho avuto una carriera musicale interessante e ancora in evoluzione. Voglio che Lavender Contry resti puro è e incontaminato. Ora e per il resto della mia vita. Non voglio avere successo nella Nashville delle grandi case discografiche, la gente mi vuole per quello che sono. Un sogno è diventato realtà.

The interview in English

You seem to be very busy at the moment. Are you on tour with Lavender Country?

Yes, I’m on tour with Lavender Country and some other country gay bands and artists: Paisley Fields, Austin Lucas, Lizzie No, Mali Obamsawin, Jett Holden. There’s a lot of people involved and it’s uplifting for me.  It’s a month long tour with some people dropping out, some people dropping in. We’re all doing everybody’s material one with just backing band. It’s very collective, very communist. We will play in places like Chicago, Saint Louis, Tulsa, Tucson, Nashville, Philadelphia. The last date will be at The Knitting Factory in New York.

Since you have mentioned Nashville, what about the reception of your music in a place which is so conservative musically and politically speaking?

I don’t think corporate Nashville is ready for a screaming Marxist bitch like me, but theres’ a big push for Nashville to be more inclusive. The whole gay country issue is kind of exploding right now. The corporate structure is the problem, not the musicians.  I even have a band in Nashville who play for me.

Blackberry Rose was privately released in 2019, then it was reissued a few months ago and is doing pretty well with great reviews everywhere. Even a guy from Italy who asks for an interview… Can we say it is a long awaited and well deserved reward?

Part of me has always been a singer and performer. It’s in my blood. In my youth I aspired to be an actor/singer in my youth. In 1966 i was selected to go to India with the Peace Corps. I was sent home because I was guy. That experience was politically radicalising and I decided to be a real Marxist activist and a gay activist. But I had no hope of having a career acting and singing. Lavender Country would make me a pariah of me and I was willing to pay the price in order to have a life. Lavender Country died around 1976. Queer Marxist sounded absurd and, anyway,  I had an engaging life dealing with social issues. Then I was very busy in my family life. I got married and I had children at a time when it  was supposed that gay people don’t have children. I have two children and one grandson.

Dialectical materialism is not a common concept, at least in the United States. Maybe in Italy things are different.  According to dialectical materialism Lavender Country has turned into his opposite. Cryin’ These Cocksucking Tears, probably my best known song has turned into his opposite, too. In 1973 people despised it or laughed at it,  but now is into the lexicon of American music.  Lavender Country was rediscovered in 2013 and my life turned into a dialectical materialism thing. That’s incredible.

Music industry and homosexuality: things have changed in the last decades

In the almost 50 years since the first Lavender Country album the white men who control music industry changed their minds about gayness. Gayness became acceptable. The culture in general warmed up to gay rights. Lavender Country has become acceptable, attractive and the reasons are political.  But I haven’t changed. Lavender Country has not changed.  The culture has changed. We are no more something to laugh at but something that is needed. Lavender Country is something that helps to resist fascism. The reason why Lavender Country sank in the first place is the reason why it has now risen again.

People understood the authenticity and the power of my lyrics way back then,  but we sank into oblivion anyway. Blackberry Rose is as good as Lavender Country: I am still the same lyricist. Blackberry Rose is a photograph of my life. I never stopped writing but I stopped recording. Gay Bar Blues was supposed to be in the first album but it had to go. Clara Fraser was written in the early Seventies. I used to work with Clara (who died in 1998) and she heard the song and loved it.

White supremacism is another big issue in your lyrics: the song Blackberry Rose is a good example of this

White people don’t want to hear about white supremacy, it’s disturbing. It’s hard to take. Blackberry Rose is a long ballad. People are not used to ballad form and ballads about murder. It’s bad shit. That song was fucking hard to write. Every word cost me a hundred tears. It’s an achievement.

Black people are the backbone of American music. There are two black people in the Blackberry Rose album, I’ve been working with them for a long time. They are intimate friends. They love that song, they want to hear it, they pushed me into finishing it, and now they push me to do it live.  Black people have pushed me into realising the violence of white supremacy. I had a black friend whose name is Blackberri, I have been doing songs with him since 1975. I named the album after him and he died last December. It’s been challenging imagining going on without him. I’ll go on with his help.

What about Stand On Your Man?

Stand By Your Man was very popular in 1968 and it was pushed by corporate Nashville at a time when feminism was rising. The song is absurdly antifeminist and ridiculous and defines the place for a woman according to the establishment. Feminists laughed at Tammy Wynette. I like Tammy, I like her voice and she probably understood the contradictions of Stand by Your Man. Stand on Your Man is another example of dialectical materialism. People love it because it’s funny and the original statement has been reversed.

The classic last question. Any plan for a new album?

I have scraps of paper with songs half written and in various stages of development. I’m planning to make a new record. Since creeping fascism is such a issue I can say that the world needs me really bad. The songs are vehicles for social change, the artists are vehicles too. Songs are badly needed now.

I’m having an interesting and developing country music career. I want to use Lavender Country pure and unadulterated. Now and for the rest of my life. I don’t want to be a success in corporate Nashville. Everybody wants me to be as I am. A dream has come true.

 

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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