Paul McCartney - 2018

Paul McCartney molto dopo i Beatles e, soprattutto, dopo i Wings.

Paul McCartney - 2018

L’uscita di III, ovvero il nuovo disco di Paul McCartney, offre lo spunto per un’analisi veloce dell’ultimo trentennio del più melodioso fra gli ex Beatles. Un periodo che ha dato lustro ad una produzione discografica in precedenza non esente da tonfi ed eccessi commerciali (soprattutto la lunga parentesi come Wings).

La risalita artistica di Paul McCartney inizia nel 1989

I trent’anni di cui parleremo cominciano artisticamente un po’ prima, con  Flowers In The Dirt,  che esce nel 1989. Caratterizzato dalla collaborazione fruttuosa ma incompleta con un campione come Elvis Costello, il disco convince a tre quarti, ma  migliora molto con la  successiva Deluxe Edition contenente bei demos insieme al signor MacManus.

 

Da lì in poi si può parlare di vera e propria rinascita, anche se i primi anni ’90 risultano  occupati da un live ipertrofico come Tripping The Live Fantastic; tuttavia il  suo contraltare acustico, il coevo e molto fine Unplugged/The Official Bootleg pareggia i conti. Nel ‘93 invece  arriva il discutibile (molto zucchero) ma premiatissimo Off The Ground, di cui faceva parte un singolo ben  riuscito e socialmente coscienzioso come Hope Of Deliverance.

Dopo un’attesa di ben quattro anni esce finalmente  uno dei veri capolavori di questo lungo periodo, ovvero Flaming Pie, nato dopo la preparazione dell’ Anthology beatlesiana. In questo disco dai toni pacati e rilassati ci sono Jeff Lynne, Ringo Starr, Steve Miller e le manopole sapienti di George Martin. Per gli anni 90 è tutto,  anche se nel ’99 esce un album di buon rock’n’roll,  Run Devil Run, gemello diverso del disco “sovietico” del 1988, Choba B Cccp.

Il ‘Macca’ del nuovo secolo

Il decennio successivo parte un po’ in sordina, per quanto a un discreto livello,  con Driving Rain, ma fa centro con il maestoso Chaos And Creation In The Backyard, disco denso di ricordi e ottimi brani prodotto da Nigel Godrich. Buono anche il  successore Memory Almost Full che racchiude però molti  brani precedenti a Chaos… Non certo  indispensabili sono  i quattro (!) live del periodo, giustificati dal fatto che McCartney aveva all’epoca  buoni musicisti e un’ottima energia.

Ai dischi degli anni ’00 va aggiunto il terzo episodio a nome The Fireman, ovvero Paul in combutta con il produttore Martin Glover/Youth. I primi due,  Strawberries, Oceans, Ships, Forests (1993) e Rushes (1998) erano molto sperimentali (e senza canzoni), ma questo Electric Arguments  è tra le migliori cose prodotte da McCartney in assoluto: 13 canzoni, ognuna lavorata in una sola giornata, per un risultato davvero spontaneo.

 

Veniamo ora al decennio appena concluso: pochi titoli anche qui e chiusura col botto: registrato in pieno lockdown, McCartney III è un gran disco,  che completa, con molta calma, un trittico di opere suonate e concepite in totale autonomia; lo hanno preceduto  McCartney (1970) e McCartney II (1980). Dischi più che buoni  buoni sono stati sia New (2013)  che Egypt Station  (2018), nonostante gli anni ’10 si fossero aperti con le cover di Kisses On The Bottom, poco più di un nostalgico giro di giostra.

Cosa consigliare in questi 30 anni di McCartney?

Sperando di aver suscitato un po’ di curiosità su di un musicista straordinario (ma dispersivo, autoindulgente e un po’ refioso*)  ecco un piccola selezione dal trentennio in esame: gli  indispensabili: l’Unplugged, Flaming Pie, Chaos And Creation In The Backyard, Electric Arguments e McCartney III. Per approfondire, se necessario, i consigliati sono: Flowers In The Dirt, Driving Rain, Memory Almost Full e New. Come qualcuno giustamente noterà, non abbiamo parlato dei ‘dischi ‘orchestrali’, ma forse è meglio così proprio per amor di Macca.

 

(*) Termine dialettale genovese traducibile con antipatico, scostante.

 

 

 

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

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