Gruff Rhys e il suono Welsh-global di Pang!
A giudicare dall’attitudine di personaggi come Cate Le Bon, Euros Childs e Gruff Rhys, il Galles è un posto dove si cresce bizzarri ma geniali. Oppure geniali ma bizzarri. Ciò è vero soprattutto nel caso di Gruff Rhys. Il frontman dei Super Furry Animals è uno che ama i dischi a tema. Nel 2014 American Exterior raccontò del viaggio del musicista lungo il fiume Missouri in compagnia di un pupazzo (!) raffigurante John Evans, esploratore che nel XVIII secolo compì lo stesso percorso in cerca di nativi che parlassero gallese. Nel 2018 Babelsberg affrontò il tema di una torre di Babele destinata a condurre l’uomo all’inferno anziché nell’alto dei cieli insieme a un’orchestra di 72 elementi.
L’idea-base di Pang!
A differenza dei due precedenti, il nuovo album Pang! non vuole raccontare una storia o elaborare un concetto. Tuttavia è caratterizzato da un’idea sonica piuttosto forte. Di recente Rhys è stato coinvolto nel progetto Africa Express, coordinato da Damon Albarn, ed è in tal modo entrato in contatto con il produttore e dj sudafricano Muzi. Il risultato di questa collaborazione è un lavoro che spazia fra elegante scrittura cantautoriale, Africa, tropicalismo (qualche ricordo di Arto Lindsay) e ritmi digitali. La stranezza è quella di essere cantato in gallese, lingua in verità piuttosto duttile visto che sembra ‘sciogliersi’ alla perfezioni in mezzo agli strumenti (o forse il merito è del cantato sottotraccia di Rhys) e che qua e là, specie in Niwl O Anwiredd, potrebbe essere spacciato per una forma arcaica e dimenticata di portoghese.
Pang! è un disco positivo
Per quanto i testi non mostrino grande fiducia nel mondo contemporaneo, Pang! scorre in modo gradevole, rassicurante e ricco di idee, come dimostrano il groove sinuoso e coinvolgente di Digidigol (alla Mac DeMarco ma molto più incisivo) e della title-track, l’evocativo uso del balafon di Bae Bae Bae e Taranau Mai, le voci arcane di Taranau Mai e i fiati scintillanti di Annedd Im Danedd.
Il risultato è quello di un paesaggio mutevole, bello e fugace (la durata è intorno ai 25 minuti), ma che si fatica un po’ a ricordare sotto forma di singoli pezzi. Però l’idea d’insieme è davvero meritoria e ben realizzata. C’è del metodo nella bizzarria di Gruff Rhys.
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