ve Owen - Don't Let The Ink Dry
37d03d - 2020

Recensione: Eve Owen – Don’t Let The Ink Dry

Eve Owen e l’esordio discografico di una ‘predestinata’

ve Owen - Don't Let The Ink Dry

37d03d – 2020

Una volta i giovani erano impulsivi. Ora, forse, le cose sono cambiate. Eve Owen ha vent’anni e per incidere il suo album d’esordio ne ha impiegati tre. O meglio tre estati successive durante le quali ha sfruttato le vacanze scolastiche per traversare l’Atlantico e recarsi  nello studio di Aaron Dressner dei National a incidere le canzoni che sarebbero apparse in Don’t Let The Ink Dry. Negli stessi periodi ha anche cantato in qualche pezzo del gruppo e in qualche data dei loro tour. Considerando che molti suoi coetanei occupano le loro vacanze sballandosi a Ibiza, la ragazza risulta subito ammirevole anche a chi, come l’autore di questa recensione, non apprezza troppo i National.

L’ispirazione di Eve Owen

Si potrebbe dire che è tutto facile per una che arriva da un contesto tutta spettacolo, savoir faire e e cultura: attori la madre e il padre (il noto Clive Owen), regista la sorella Hannah. Inoltre, da una rapida scorsa ai siti inglesi frivoli, pare trattarsi di famiglia unita e felice. Insomma, rispetto al cliché dell’arte che nasce da travaglio e disfunzionalità (Soccer Mommy, ad esempio) siamo proprio altrove. Semmai si può parlare di naturale disposizione per l’arte sempre e comunque, come dimostra, ad esempio, il video di Mother.

 

Inevitabile dunque che qui si ascoltino canzoni delicate, meditative in alcuni casi molto attraenti, tra chitarra acustica, piano e abili tocchi di archi o elettronica (complimenti a denti stretti ad Aaron Dressner). Qualche turbamento emerge qua e là e un paio di curiosi soprassalti d’irrequietezza si ascoltano in chiusura di Blue Moon e She Says. Per abusare del solito William Blake le si potrebbe definire canzoni di innocenza che diventa esperienza e che, in Tudor e After The Love,  si avventurano in un mondo dai contorni misteriosi affine a certo folk inglese ’60-’70. Vuoi vedere che mamma e papà Owen da giovani sentivano Forest e Ian Dukes De Grey…

 

Don’t Let The Ink Dry fra prime certezze e belle promesse

Don’t Let The Ink Dry è un’ottima opera prima che mostra una tendenza all’esplorazione sonica destinata a dare, si spera, ulteriori proficui risultati. Inoltre, insieme alle recenti uscite di Fiona Apple, Laura Marling e Phoebe Bridgers, spinge a dire che, forse, la canzone d’autore al femminile è diventata la canzone d’autore tout court. Se si tratti di fenomeno momentaneo o di trend duraturo  solo il tempo potrà dirlo.

ve Owen - Don't Let The Ink Dry
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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